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Vélo d’Or 2025

di Michela Secci

Numero 267 - Febbraio 2026

Pogacar, Ferrand-Prévôt e Léauté illuminano la scena del ciclismo mondiale nel grande evento ciclistico d’oltralpe


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Nato nel 1992 per iniziativa di Vélo Magazine, il Vélo d’Or è diventato negli anni uno dei riconoscimenti più prestigiosi del ciclismo internazionale. -taglio- Un premio che non celebra soltanto risultati e statistiche, ma la capacità dei campioni di lasciare un’impronta sulla stagione, imponendosi con talento, costanza e personalità. L’edizione 2025 non ha fatto eccezione, regalando una serata densa di emozioni e consacrazioni. A dominare la scena sono stati Tadej Pogacar e Pauline Ferrand-Prévôt, protagonisti assoluti di un’annata memorabile. Lo sloveno, infaticabile e vincente su più fronti, ha conquistato il Vélo d’Or maschile e il Trophée Eddy Merckx come miglior corridore di classiche, confermando la sua versatilità e il suo ruolo di riferimento nel panorama mondiale. Tra le donne, Ferrand-Prévôt ha brillato con due riconoscimenti: il Vélo d’Or femminile e il Trophée Jeannie Longo, a coronamento di una stagione che l’ha vista protagonista sia su strada sia nelle discipline che da anni presidia con autorevolezza. A mettere però il sigillo sulle grandi classiche è stata l’olandese Lorena Wiebes: dieci vittorie nelle gare di un giorno, da Milano-Sanremo a Gand-Wevelgem, le sono valse il Trophée Eddy Merckx femminile e una standing ovation che ha scandito il suo ingresso tra le fuoriclasse della specialità. -taglio2- Il ciclismo francese ha festeggiato anche la crescita delle nuove generazioni. Kevin Vauquelin, forte di un Tour de France concluso al settimo posto della generale, si è aggiudicato il Trophée Bernard Hinault, riconoscimento destinato al miglior corridore francese dell’anno. Sui riflettori è salito anche il para-ciclismo, grazie alla conferma di Alexandre Léauté. A 25 anni, con altrettanti titoli mondiali all’attivo, ha ricevuto per il secondo anno consecutivo il trofeo dedicato al para-ciclista francese, ribadendo la sua superiorità sia su strada sia in pista. La serata ha riservato infine un momento di particolare intensità con il conferimento del Prix Gino Mäder, attribuito all’italiano Matteo Trentin per il suo impegno in iniziative solidali e progetti sociali. Un premio che ricorda come il valore di un campione non si misuri solo in watt o secondi, ma anche nella capacità di incidere positivamente al di fuori delle competizioni. L’edizione 2025 del Vélo d’Or conferma ancora una volta la forza evocativa di un premio che non si limita a fotografare la stagione, ma ne coglie l’essenza più profonda: il coraggio, la visione, le storie che trasformano una corsa in un pezzo di memoria collettiva.





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