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Universo, poeti e nuvole

di Pasquale Matrone

Numero 208 - Marzo 2020

Padroni dell’universo, grazie alla ragione? Dominatori della materia? L’idea ci seduce e ci esalta. E, tuttavia, continua ad assalirci l’angoscia di fronte alla morte


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Un senso d’impotenza ci pervade, quando il dolore ci tocca nel corpo o nell’anima: il dolore di una madre dal seno prosciugato dalla miseria; il dolore di chi dorme sui cartoni, dei vecchi abbandonati in un ospizio, alla mercé di aguzzini impietosi; il dolore di chi è costretto a partire, di chi perde qualcuno; il dolore di chi è deforme, diverso; di chi è incurabile; il dolore di chi non riesce a capire o a farsi capire, della solitudine…-taglio- Siamo, purtroppo, sempre più soli, mentre ci ostiniamo a inseguire fantasmi. La guerra contamina l’intero pianeta; e noi seguitiamo a essere lupi, l’uno nei confronti dell’altro, pronti ad azzannarci per un lembo di terra, per sete di danaro o per insana libido dominandi. Non padroni dell’universo, dunque, ma schiavi siamo, che, per avidità e delirio di onnipotenza, hanno fatto della ragione uno strumento letale, rivelandone, nel contempo, ombre e carenze. Cara agli scienziati e ai filosofi, la ragione è preziosa. Ma non ci fa “padroni” dell’universo; ci spinge, anzi, a fraintendere il termine “padroni”, illuminandone la dimensione dell’avere e oscurandone quella dell’essere; ci vincola, impedendoci di librarci in volo, tra le nuvole e oltre. Per sopravvivere a sé stessa, senza fare danni, la ragione ha bisogno di sostegno.- La sola che può dargliene è la poesia:-taglio2- perché è follia, come l’Amore. Una follia salutare, adatta a varcare ogni sorta di confine, a restituire alla gente dignità e speranza. La poesia non ignora né contesta la ragione, ma la integra; le dà coraggio, forza e voglia di staccarsi dalla terra e dalle sue catene; di cedere all’impulso temerario di sfidare la legge di gravità, di alzarsi in volo tra le nuvole, di credere in un futuro meno segnato da egoismo, prevaricazione, sofferenza e incomunicabilità. C’è bisogno, perciò, di poesia e di poeti, oggi. Il poeta è testimonianza del tempo: nei suoi versi riesce a esprimere le ansie, le aspirazioni, i drammi della storia e a indicare, pur senza proporsi di farlo, i traguardi verso i quali tendere. Le sue parole non danno risposte matematiche né guariscono; e, tuttavia, alleviano il male di vivere, facendosi canto e insegnandoci a cantare.





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