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Una storica produzione

di Maresa Galli

Numero 271 - Giugno 2026

Al Teatro di San Carlo trionfa “Werther”, con la regia di Willy Decker


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Un altro fiore all’occhiello nella Stagione d’Opera 2025/2026 del Teatro di San Carlo: “Werther” di Jules Massenet, del 1893. L’opera, su libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann, tratta da “I dolori del giovane Werther” di Goethe, presentata lo scorso maggio, ha riscosso ampi consensi, -taglio- con dieci minuti di applausi alla prima. La rappresentazione riporta in scena, dal debutto napoletano del 2007, la storica produzione dell’Oper Frankfurt con la regia di Willy Decker. Brillante la direzione di Lorenzo Passerini, alla guida dell’Orchestra del Teatro San Carlo. Il Coro di voci bianche, diretto da Stefania Rinaldi, regala un’atmosfera celestiale, con la tenera prova dei canti di Natale. Wolfgang Gussmann firma le suggestive scene che esaltano i sentimenti dei protagonisti e i bei costumi, Joachim Klein le luci, già presenti nel 2007, ultima ripresa dell’opera al Lirico di Napoli. Grandi voci interpretano il capolavoro di Massenet al Teatro di San Carlo: interminabili, meritatissimi applausi per Jonas Kaufmann, impareggiabile Werther. Come “per Don José in ‘Carmen’ che ha momenti lirici, tratti spinti e drammatici, Werther non fa eccezione e questo colore vocale cangiante rende affascinante il ruolo per cantanti non meno che per il pubblico”, afferma il tenore. Caterina Piva, già apprezzata nel recente “Falstaff”, nel ruolo di Charlotte, Lodovico Filippo Ravizza nel ruolo di Albert. Nel cast anche Sergio Vitale e Roberto Covatta, -taglio2- rispettivamente Le Bailli e Schmidt. Legati all’Accademia del Teatro di San Carlo i bravi Désirée Giove (Sophie) e Maurizio Bove (Johann). Completano il cast i due artisti del Coro Vasco Maria Vagnoli (Brühlmann) e Sabrina Vitolo (Kätchen). La regia di Decker traspone la vicenda in un mondo borghese, ottocentesco, non più quello di Goethe. Centrale è la stanza di Charlotte, con il ritratto della madre sempre presente nella sua vita, oppressa dal senso del dovere. Al contrario, Werther è ad un tempo sognante e passionale, tormentato, consumato dall’amore impossibile per Charlotte: si commuove davanti alle meraviglie della natura, ai bambini, a Charlotte che non può ricambiare il suo amore avendo promesso a sua madre, sul letto di morte, di sposare Albert. Amore appassionato, dolore, disperazione, il fatale “interludio della notte di Natale”, presagiscono il tragico finale. L’opera di Massenet, che brilla per chiarezza vocale e introspezione, con uso serrato dei temi conduttori, risente del cromatismo wagneriano e mostra l’essenza del Romanticismo. La timbrica sottolinea gli stati d’animo e le profonde emozioni dei personaggi, con l’Orchestra protagonista della storia. La raffinata scrittura orchestrale è intrisa di una serie di simbolistiche correspondances, come quella tra le anime dei due protagonisti. Le arie “Clair de lune” e “Mon âme a reconnu votre âme, Charlotte”, “Porquoi me réveiller”, sono pura poesia. L’epilogo drammatico è tragedia interiore, che scoppia nell’animo dei due innamorati. Una fusione di drammaturgia, finezza psicologica, melodia e armonia fanno dell’opera un autentico capolavoro, ancora capace di ispirare intere generazioni di compositori e di interpreti.





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