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Un tocco delicato

di Antonino Ianniello

Numero 251 - Giugno 2024

È davvero unico il suo di Marco Detto, abile pianista ora in promozione con il suo “Senza Parole”


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È il ‘soft touch’ probabilmente il segreto di Marco Detto, pianista meneghino che riesce a trasportare l’ascoltatore sino all’ultima nota di ogni singolo brano. Il disco che Marco intende presentare è ‘Senza Parole’ edito dalla label ‘Cerabino’. -taglio- Il jazz a volte diventa strano e si percorrono strade poco esplorate o battute da pochissimi musicisti. Questo vuol dire sperimentazione … mettere dentro un progetto nuovi strumenti anziché perseverare con il solito trio formato da piano, batteria e contrabbasso. Con quasi venti album a suo nome, il pianista milanese ha voluto, in questo viaggio, niente meno che il violoncello: «In questo mio lavoro (registrato in diretta nel settembre 2021 da Matteo Tovaglieri presso ‘The Shelter Studio’ di Meda in provincia di Milano. Marco, nella vita privata - come in quella professionistica - è soprattutto una persona mite e capace di analizzare le armonie presenti in tutte le sue esecuzioni. Marco Detto, figlio della ‘madunina’, iniziò con lo studio iniziale del violoncello, quello stesso strumento che iniziò a studiare da piccolo e che poi ha voluto con forza nel suo disco citato all’inizio. Iniziò a suonare il piano sino al suo esordio tra i professionisti proprio nell’anno in cui la nazionale di calcio di Vicini riuscì a vincere i mondiali del 1982. Il nostro artista collaborò, come sideman, in molte formazioni jazzistiche. Nel 1987 diede vita alla sua prima formazione e privilegiando il trio. Si esibì in Italia ed in diverse città europee. Nel 1989 inizia la collaborazione con il grande armonicista Bruno De Filippi con il quale incide “Jazz In Diretta” per Radio Europa. Incise il suo primo lavoro di composto da standards ‘Falling in jazz whit love’, con lui suonano Marco Ricci (basso) e Giorgio Di Tullio alla batteria per la label ‘Lush Tales’. Nel 1993 realizza, sempre con lo stesso trio, ‘I sogni di Dick’ creato con brani originali (etichetta ‘Musicattiva’.) In seguito collabora con Palle Danielsson, Peter Erskine, Eddie Gomez e nello stesso periodo inizia a collaborare con lo storico chitarrista Franco Cerri con il quale incide ‘Ieri e Oggi’. Nel 2006 incide ‘Blue Stones’. Sei, in ogni caso, un grande improvvisatore e questa è la considerazione che fanno tutti. Le tue composizioni sono caratterizzate da una marcata ed esclusiva sdolcinatezza … tutto questo ti ha dato riconoscimenti come “l’Honorable Mention” nella categoria jazz all’International Songwriting Competition 2006/2010 (ISC). Con quale criterio ti accosti alla tua musica … c’entra l’improvvisazione? «Certamente … sono convinto che l’improvvisazione possa considerarsi ‘la ricerca’ di una successione di belle note … e queste devono essere capaci di far emozionare soprattutto chi suona, l’esecutore deve per forza emozionarsi e sorprendersi e tutto questo deve avvenire praticando una sorta di ricerca continua,-taglio2- individuando strade sempre diverse per nuove melodie. Quando si affronta un brano che si è suonato mille volte e sempre in maniera diversa, bisogna eseguirlo con la freschezza del primo incontro e l’intensità dell’ultimo, facendo tesoro di tutte le esperienze del passato. Personalmente, quando suono standard conosciuti, invento ogni volta nuovi approcci che mi permettano l’invenzione di una melodia naturale e non preparata. Limito l’abuso di modelli proprio per aggirare lo sviluppo meccanico dando priorità al cuore, alla mente e all’energia» Quali sono i tuoi riferimenti musicali? «Mi piace tutta la buona musica, di qualunque genere. Ci sono diversi artisti che ho amato e amo ancora tantissimo e che hanno contribuito alla mia formazione e ad ispirarmi negli anni, come ad esempio Erroll Garner, Thelonius Monk, Lee Konitz, Bill Evans, Keith Jarrett, Joe Zawinul, Herbie Hancock, Chick Corea, McCoy Tyner, Paul Blay e molti altri.» Raccontaci di questi incontri con Peter Erskine, Eddie Gomez, Palle Danielsson, Lenny White e delle tue collaborazioni «Ho incontrato Peter Erskine e Palle Danielsson nel 1994 in occasione della registrazione del mio secondo CD ‘La danza dei ricordi’. Ricordo che gli inviai il mio primo lavoro ‘I sogni di Dick’ e una cassetta con i nuovi brani chiedendo se volessero far parte di questo progetto. Poco tempo dopo mi confermarono la loro partecipazione e mi espressero il loro gradimento per le mie composizioni. Suonare con due grandi artisti come loro fu un’esperienza fantastica ed emozionante. L’intesa fu immediata. Incidemmo in un solo giorno l’intero disco.





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