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Un Festival di emozioni

di Maresa Galli

Numero 213 - Settembre 2020

Tra grandi successi e spettacoli indimenticabili ecco tutto quello che avete visto (o che vi siete persi) del Napoli Teatro Festival Italia


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Tanti spettacoli del NTFI sono stati trasmessi in diretta streaming, per dare modo all’ampio pubblico di assistere agli eventi. Così è stato per “Ho ucciso i Beatles - Atto unico per cantante, attore e quartetto d’archi”, dal vivo in prima assoluta al Duomo di Salerno, prima tappa fuori porta del Napoli Teatro Festival Italia, diretto per il quarto anno da Ruggero Cappuccio.-taglio- Lo spettacolo rientra nel palinsesto di “Estate all’Italiana Festival”, progetto nato dalla collaborazione tra il Ministero degli Affari Esteri e l’Associazione ItaliaFestival, che offre gratuitamente al pubblico di tutto il mondo l’accesso online in streaming e on demand a due mesi di programmazione di spettacoli dei più importanti Festival italiani. Scritto da Stefano Valanzuolo, con la regia e progetto scenico di Pierluigi Iorio, interpretato da Sarah Jane Morris ed i Solis String Quartet, “Ho ucciso i Beatles” presenta le musiche della leggendaria band trascritte e arrangiate da Antonio Di Francia, accompagnate dalla voce recitante dell’attore Paolo Cresta. “Se qualcuno avesse chiesto a Mark David Chapman chi erano i Beatles, avrebbe potuto parlare per ore e forse avrebbe finito col paragonare John al Giovane Holden. Quando fu arrestato, aveva ancora tra le mani il libro di Salinger. Poco distante, il corpo di Lennon – dice il regista - Con cinque colpi di pistola, l’ex bamboccione venuto da Honolulu, aveva spezzato la vita di John, il sogno dei Beatles e quello di milioni di fan. Chapman rivive, in un flashback allucinato e scandito dalla musica, la sua storia con la band più famosa di tutti i tempi”, la propria storia di odio e di amore e odio per i Fab Four. Un piacere dello spirito la voce calda, vibrante, duttile, espressiva di Sarah Jane Morris, che intercala al monologo di Cresta le celeberrime canzoni di Paul, John e compagni, da “Hey Jude” a “The Long and Winding Road”, da “Imagine”, in uno straordinario, nuovo arrangiamento a “Over the Rainbow” (Arlen/Harburg), un evergreen. Il tutto eseguito con il consueto, elegante tocco dei Solis. Colpisce “Settimo Senso”, da un racconto di Ruggero Cappuccio, drammaturgia e regia, progetto luci e scene di Nadia Baldi, con Euridice Axen; adattamento e consulenza musicale Ivo Parlati; costumi di Carlo Poggioli. Al centro della storia un immaginario dialogo tra un giornalista e una donna che sembra identica a Moana Pozzi. Lei si racconta e discetta come un sofista su cosa sia la pornografia: gioco d’azzardo di Stato, poteri deviati, politica di favori e bieco arrivismo. È pornografia la morte dei bambini siriani, lasciare che una donna incinta muoia, la spazzatura che galleggia sugli oceani, la sordità del potere, il capitalismo sodomita. Ci si preoccupa del sesso che forse non esiste più, con solo il vizio cronico di parlarne di continuo. “Io sono la bestemmia sorridente contro il cianuro dell’ipocrisia”, dirà prima di immergersi nelle note di “Casta Diva” e di “Je t’aime moi non plus”. “Io sono il gioco per il gioco”, dirà Moana, sottolineando quanto sia diffuso il “fottere”: l’avversario, l’elettore – attività ad altissimo tasso di pornografia. Il giornalista dovrà decidere se corteggiarla o tradirla con uno scoop. Oppure riflettere, come tutti dovrebbero, su ciò che muove il potere e la violenza dell’uomo. In prima assoluta “La mistica del cosmo”, mezzosoprano e direzione artistica di Raffaella Ambrosino, coreografie di Irma Cardano eseguite dall’ensemble Ivir Danza, con la direzione corale del maestro Alessandro Tino e la recording performance dell’Orchestra vocale Numeri Primi. Live performance sulla preziosa pagina musicale della tradizione napoletana, il “Magnificat” di Cristoforo Caresana, trascrizione del manoscritto originale conservato presso la Bibliothèque nationale de France (BnF) a Parigi. Ci si interroga sul destino dell’uomo, piccolo, fragile di fronte all’universo. -taglio2- “La notte” di Igor Esposito, con Lara Sansone e Vincenzo Nemolato; regia di Francesco Saponaro; costumi di Romeo Gigli, luci di Luigi Della Monica, musica di Tommaso Grieco. La storia è ambientata al “May Way”, un piano-bar di Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano. Roberto, il pianista, attende invano Giusy Maione, la cantante, che, per la prima volta da anni, manca ad una serata. Suo zio Ciro, il proprietario del locale, è appena andato via quando, finalmente, fa il suo ingresso Giusy, divina sul viale del tramonto. Giusy condivide con Roberto la sua vita fatta di sogni infranti e duro lavoro, di anni di amore per Ciro, manager/amante ingrato che la sostituirà con una più giovane ma priva di talento. Con il pianista condivide i fallimenti, la fine delle illusioni. Il testo è volutamente volgare, con dialoghi conditi da parolacce – la vita è spesso volgare, non è un bel film di Hollywood ma un’amara commedia. Molto bravi i protagonisti ben diretti da Saponaro.

“The Red Lion”, di Patrick Marber; traduzione di Marco Casazza; adattamento di Andrej Longo; regia di Marcello Cotugno che firma anche le musiche; con Nello Mascia, Andrea Renzi, Lorenzo Scalzo. Una disamina che non fa sconti al mondo del calcio dilettantistico, ai suoi protagonisti, talent scout cinici e affaristi, manager disillusi, giovani promesse che leggono nella riuscita la rivalsa sociale, la fine di una vita di stenti. Intense le interpretazioni di Nello Mascia, un perdente ma fuoriclasse per la sua devozione alla squadra alla quale ha dedicato tutta la propria vita, e Andrea Renzi, il mister che ha piegato i sogni di gloria alla necessità di soldi che non bastano mai. Un importante classico, “Antichi Maestri” di Thomas Bernhard, nella traduzione di Anna Ruchat, affascina il pubblico nell’adattamento drammaturgico di Fabrizio Sinisi, per la regia di Federico Tiezzi che, con Sandro Lombardi, trasforma il testo in uno studio teatrale sulla funzione dell’arte e la nevrosi della modernità. Il Festival ha presentato non solo Teatro ma tanta Musica, Danza, Cinema, Letteratura, Progetti Speciali e SportOpera. Le mostre a Palazzo Fondi: suggestiva “Fragile”, a cura di Antonella Romano, sulla fragilità umana, fragile come i fili metallici in cui sono realizzate le opere, costruita in un percorso di sei sale in successione, come scene teatrali in un atto unico. “Girls Not Brides”, a cura di Romeo Civilli, è una mostra fotografica sulla tragedia delle spose bambine in Bangladesh. “Ipnodramma”, a cura di Elena Tommasi Ferroni, con le animazioni di Jacopo Bette, è un progetto ideato per il Napoli Teatro Festival Italia, incentrato sulla metafora del teatro come forma d’arte fuori dalle regole spazio-temporali della natura. Tommaso Le Pera, tra i più importanti fotografi di scena contemporanei, presenta “Roberto Herlitzka “Voglio fare l’attore”. Le Pera espone le immagini di una trentina di spettacoli, da lui immortalati. Ne viene fuori la grandezza di Roberto Herlitzka, fine interprete di classici e di testi contemporanei. In un’altra sala, la videoproiezione delle foto di scena dei suoi lavori più famosi. Intanto si lavora alla prossima edizione del NTFI; il prossimo autunno il Festival porterà nei teatri napoletani maestri del calibro di Dimitris Papaioannou, Jan Fabre, Ramzi Choukair e Sulayman Al-Bassam.





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