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TIMOTHÉE CHALAMET

Senza etichetta

di Benedetta Mariani

Numero 206 - Gennaio 2020

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Rappresenta la nuova Hollywood, fatta da giovani interessanti ed impegnati nella cultura e nel sociale, l’attore franco-statunitense si racconta in esclusiva


Timothée Chalamet, questo il nome dell’attore più in voga del momento: aspetto degno del Leo Di Caprio ai tempi del Titanic e bravura da vendere, a 23 anni l’attore franco-statunitense, cresciuto tra New York e la Francia, è tra gli interpreti più amati della sua generazione. Dopo alcuni piccoli ruoli, ha ottenuto una fama mondiale grazie a "Lady Bird" e "Chiamami col tuo nome", il film che lo ha reso, 22enne, il più giovane nominato all’Oscar negli ultimi 80 anni. Un inizio niente male, e pensare che da bambino voleva giocare a calcio. Timothéé sta collezionando un successo dopo l’altro sul grande e piccolo schermo, è un attore camaleontico in grado di mettersi nei panni di qualsiasi personaggio, forse è proprio questa la sua fortuna: non essere legato ad un ruolo in particolare. Noi di Albatros l’abbiamo incontrato in esclusiva.

Nell’ultimo anno sei praticamente esploso nella scena cinematografica internazionale, ti aspettavi reazioni così positive da parte della critica e del pubblico?

“Potrà sembrare assurdo, ma la risposta è no. Cioè spesso mi sono ritrovato a pensare ‘Come è possibile tutto questo, è incredibile!’ Faccio quindi ancora fatica a realizzare tutto quello che sta accadendo intorno a me, ma sono estremamente grato a chi mi ha dato la possibilità di diventare un attore e di poter vivere di questo. Riuscire a pagare le bollette da solo, senza l’aiuto dei miei, oppure trascorrere una serata accanto a grandissimi attori e registi, è qualcosa di favoloso, mi sembra di vivere un sogno e proprio per questo cerco di tenere la cresta bassa. Sai, quando più Sali in alto la caduta sarà rovinosa e brusca, quindi anche se al momento leggo che in tanti mi definiscono un astro nascente io cerco di guardare il mio e continuare a lavorare sodo.”

Però per essere un attore giovanissimo, ha già vinto 44 Premi, significa che qualcosa di buone c’è...

“Lo spero, ma per evitare di gongolare ho portato tutti i Premi a casa di mia madre che li tiene accanto ai trofei che ho vinto nelle gare scolastiche quando sognavo di diventare un giocatore di calcio professionista. Lei non lo ammetterà mai, ma so che quando va qualcuno a casa lei li mostra a tutti piena di orgoglio perché ‘il suo piccolino sta crescendo’ – ride ndr.”-taglio-

Che rapporto hai con la tua famiglia e come hanno reagito quando hai deciso di voler recitare?

“Con la mia famiglia ho un rapporto normalissimo, fatto di gioie e dolori, non siamo perfetti viviamo momenti stupendi, ma ci sono stati anche periodi dove sarei voluto andar via, penso capiti a tutti no? In ogni caso, la mia famiglia fa già parte del show business quindi quando ho detto loro di voler provare a fare l’attore mi hanno sostenuto fin dal primo secondo. So di essere molto fortunato e soprattutto so che per qualsiasi problema loro sono lì per me.”

Non so se hai letto, ma è nata la “Chalamania”, come ci si sente ad essere un sex symbol?

“Chi? Io? Oddio e che ne so, per me i sex symbol sono Leonardo di Caprio, Brad Pitt, io sono solo un ragazzetto di bella presenza che vuole fare l’attore. Come dicevo prima, per me è tutto così strano... però sono contento che la gente apprezzi anche le mie doti d’attore oltre a quelle fisiche, significa che sono stato in grado di trasmettere qualcosa.”

Una cosa che piace molto alla critica è la tua grande capacità di passare da un ruolo all’altro e risultare sempre credibile, c’è stato un personaggio col quale hai avuto difficoltà?

“Sì, per interpretare il tossicodipendente Sheff sono dimagrito 10 chili e dopo non riuscivo a mangiare più. Quella di ‘Beautiful Boy’, storia vera di Nic Sheff, ex studente modello che inizia un tortuoso viaggio di disintossicazione dalle metanfetamine, è stata una prova estremamente difficile per me. Il film parla delle difficoltà della crescita e di come si esce da una dipendenza, ma è soprattutto una pellicola sulla famiglia. È anche grazie all’amore di suo padre, se Nic è riuscito a vincere questa battaglia, e pensare che si tratta di una storia vera mi fa venire i brividi. In alcune scene ho dovuto chiedere qualche minuto, perché l’emozione era troppo forte e mi veniva da piangere. Girando questo film ho capito che una cosa del genere può capitare a tutti. Negli Stati Uniti c’è un’epidemia di dipendenza da oppiacei e 50.000 persone muoiono ogni anno, più delle vittime di incidenti d’auto e sparatorie. La cosa triste è che molti miei coetanei glorificano le droghe e si comportano come martiri. Voglio continuare a raccontare storie come questa, per affrontare argomenti importanti e provare a fare la differenza.”

Una considerazione off-topic: il suo italiano è perfetto...

“Grazie – ride ndr, ma devo ancora lavorarci su. Mio padre è nato in Francia, ma io sono nato a New York, quindi parlo naturalmente il francese e l’inglese. Imparare l’italiano, però, è stata un’impresa difficile: la grammatica, la sintassi, i verbi da coniugare! Un mese e mezzo prima di girare ‘Chiamami col tuo nome’, in Italia ho preso lezioni ogni giorno e ho frequentato alcuni ragazzi di Crema, che mi credevano uno studente in vacanza. Certo, il mio ‘è un italiano imparato un po’ da imbroglione’ ma alla fine sono abbastanza fiero del lavoro che ho fatto, quindi mi prendo volentieri questo complimento!”

Prossimi progetti?

“Questo è un periodo lavorativo molto intenso, ma va bene: come si dice? Batti il ferro finchè è caldo! Quindi ora sono su un nuovo set, ma non posso dire altro. Il film cui sto lavorando uscirà su Netflix in primavera e poi tornerò al cinema per il ruolo di un film di un regista molto controverso. Altro non posso aggiungere.”

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“Sono contento che la gente apprezzi anche le mie doti d’attore oltre a quelle fisiche, significa che sono stato in grado di trasmettere qualcosa.”

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