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Teresa De Sio

Pino, un pezzo di cuore

di Laura Fiore

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La cantante partenopea ci racconta il suo nuovo album che rende omaggio ad un grande della musica come Pino Daniele, svelandoci un forte legame artistico che non è mai finito


Quando si pensa ad un animo libero da ogni tipo di “catena culturale”, ad uno spirito innovatore e dipendente, non si può escludere Teresa De Sio, una delle cantanti più sperimentali del panorama della musica italiana e partenopea. Da sempre è autrice, arrangiatrice e musicista dei suoi brani ed è solita presentarsi come cantante folk: definisce questo stile musicale “il rock del popolo”. La musica rappresenta da sempre per Teresa De Sio un elemento indispensabile della sua vita, ma allo stesso tempo ama anche la scrittura. Pubblica, infatti, due romanzi: “Metti il diavolo a ballare” (2009) e “L’Attentissima” (2015), e adesso sta lavorando al suo prossimo lavoro, come ci racconterà in questa intervista. Da un mese è uscito il suo ultimo progetto discografico dal titolo “Teresa canta Pino”, un album – tributo al suo amico Pino Daniele. Un disco contenente 15 brani, non stravolti, bensì immersi nel mondo di Teresa De Sio, la quale reputa la musica di Pino come un classico della musica italiana.

È uscito da pochi giorni il suo nuovo progetto discografico “Teresa Canta Pino”, com’è nata l’idea di realizzare un progetto simile? “In realtà questa idea ce l’avevo in testa già da parecchio tempo. Subito dopo la scomparsa di Pino avevo cominciato a pensare alla realizzazione di qualcosa che potesse rendere omaggio ad un artista come lui. Tutto si è concretizzato adesso, perché due anni fa mi sembrava ancora troppo presto e pensavo che l’aspetto emotivo avrebbe avuto la meglio. Quindi ho fatto decantare un po’ dentro di me questo progetto e negli ultimi mesi ha preso vita. Considero Pino come un classico della musica italiana e napoletana, per questo mi sono avvicinata alla sua musica con rispetto, ma anche con spregiudicatezza.”

Qual è stato il lavoro svolto per dare un suo tocco personale alle canzoni di Pino Daniele? “La priorità assoluta è stata mantenere intatto il profilo di Pino come autore, quindi rispettare la scrittura musicale, i testi e le melodie. Ho fatto un lavoro molto grosso, invece, sulle sonorità. Spogliare il mondo di Pino, dall’aspetto blues americano che lo ha sempre contraddistinto, portandolo verso il mio linguaggio ed il mio cosmo musicale. Quest’ultimo può definirsi un impasto di folk, rock, elettronica e reggae. Insieme con Sasà Flauto, chitarrista e arrangiatore, abbiamo lavorato intensamente alla realizzazione di questo disco mantenendo il rispetto per la scrittura di Pino ed attualizzando le sue canzoni. Molti di questi brani hanno venti, trent’anni, mi sembrava quindi bello e doveroso riportarli anche in un mondo sonoro più contemporaneo.”

Che rapporto ha avuto con Pino Daniele e cosa ha rappresentato la sua musica per lei?

“Il nostro è stato un rapporto alterno; quando io ho iniziato Pino aveva già fatto ‘Nero a metà’ e ‘Terra mia’ e aveva quindi già creato una sua strada. Ci siamo incontrati, e lui ha scritto per me una canzone che si chiama ‘Nanninella’ presente nel mio primo disco solista “Sulla terra sulla luna”. È stata una bella frequentazione ed una concordanza di intenti. Poi le strade musicali si sono divise: lui è andato verso la musica afroamericana, mentre io ho preso la strada del folk rock e della canzone d’autore. Tre anni fa mi ha chiamata perché faceva dei concerti a Napoli, al Palapartenope, e desiderava avermi come ospite di per fare ‘qualcosa’ insieme. Ovviamente la mia risposta è stata subito affermativa, abbiamo cantato insieme ed è stato emozionante.”

C’è una canzone del disco che ama maggiormente?

“È difficile dirlo, perché sono tutte belle canzoni! Forse ‘Notte ca se ne va’ mi commuove in maniera particolare, e ‘Quann chiove’ che nel disco ha anche la presenza della voce di Pino. Per questo dettaglio devo ringraziare tutta la famiglia Daniele, in particolare Alex, che mi ha dato la possibilità di recuperare il file audio della registrazione di Pino che ha ricreato la bellezza e la magia di quando ci siamo esibiti insieme. Con Pino avevamo dei progetti che purtroppo non si sono potuti realizzare, resta il suo splendido ricordo.”

Ha aderito inoltre al progetto CMC – Campania Music Commission – in che modo crede che la musica possa valorizzare il territorio campano?

“Semplicemente continuando ad esistere!La Campania ha una tradizione musicale secolare; Napoli è una città che ha subito molte dominazioni e da ognuna di esse ha preso le cose migliori. Come dice La Capria ‘Napoli è una città porosa’ che ha assorbito questi linguaggi e li ha metabolizzati. Così il popolo ha plasmato una cultura musicale ricchissima, che va dalle villanelle del ‘500 fino ai grani classici con Murolo, per poi trasformarsi nella musica cui anche Pino ha contribuito. È una risorsa importante che può dare tanto alla città ed ai cittadini.”

Parlando più in generale, è cambiato nel corso degli anni il suo modo di far musica? “Si e no. Quando cerco di descrivere la mia musica mi viene sempre in mente una costellazione fatta di pianeti, di stelle e sole; io sono al centro ed intorno a me ruotano queste stelle /stili musicali. Rock, folk, musica d’autore ed anche l’hip hop con molto filtro, sono elementi sempre presenti in quello che creo. A cambiare, però, sono le loro posizioni rispetto a me, un po’ come le stagioni! Io sono un melting!”

Nonostante una carriera ricca di collaborazioni e riconoscimenti, ha ancora un sogno nel cassetto? “Cerco di avere più progetti che sogni nel cassetto, ci sono molte cose che ho voglia di fare. Per esempio mi piacerebbe molto scrivere il testo di un’opera teatrale, oppure le musiche per il cinema, altra mia grande passione. Inoltre vorrei riuscire a completare il mio terzo romanzo, un testo cui tengo moltissimo. ‘Teresa canta Pino’ mi è costato davvero tanto impegno sia emotivo che lavorativo, ho realizzato questo progetto in un momento triste della mia vita e quindi non è stato semplice riuscire a vivere la quotidianità così serenamente. Però penso positivo e per questo spero di riuscire a fare tutto!”

Questo mese la nostra cover è sulla fine delle relazioni, lei come vive la fine di una storia?

“Mah, credo come la maggior parte delle persone. Ci sto male, piango, ci penso fino allo sfinimento, ma poi scatta in me qualcosa che mi fa pensare ‘meglio così, era destino’ e quindi vado totalmente oltre. Come se eliminassi il dolore che è insito in me, ‘arrivederci e grazie’, e riprendo le redini della mia vita.”

Farà un tour con “Teresa canta Pino”? “Certo! Partiamo a Marzo e faremo Napoli, Roma e Milano. Qualche mese dopo inizierà un lungo tour estivo; non ci sono ancora date ufficiali, ma il mio desiderio è partire dalla mia città!”

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“Ci siamo incontrati, e lui ha scritto per me una canzone che si chiama ‘Nanninella’…. È stata una bella frequentazione ed una concordanza di intenti”

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