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Sport e diritti civili

di Laura Fiore

Numero 204 - Novembre 2019

Intervista esclusiva al volto mondiale del calcio femminile: Megan Rapinoe è più agguerrita che mai dentro e fuori dal campo


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Megan Anna Rapinoe è una calciatrice statunitense classe ‘85, che la scorsa estate durante i Mondiali di calcio femminile, ha trascinato la sua squadra alla vittoria dell’oro contro i Paesi Bassi; ed in occasione di questo incredibile e meritatissimo risultato, la capitana americana ha ricevuto anche il premio come miglior giocatrice del torneo. È certo, che dopo Francia ’19 qualcosa è cambiato nei confronti del calcio femminile, e la Rapinoe si è fatta portavoce di questo movimento in grande crescita in tutto il mondo. Il razzismo e la parità salariale, sono solo alcuni dei temi a cuore a Megan Rapinoe, che non smette di lottare per i diritti del sue colleghe e continua ad incantare col suo gioco veloce e dinamico. -taglio-

Partiamo dai Mondiali francesi, che esperienza è stata? Cosa ha significato per te questa vittoria?

“I Mondiali di quest’anno sono stati un evento incredibile; è stato bello poter constatare quante realtà calcistiche in crescita ci siano in tutto il mondo e quanto questo sport sia seguito finalmente da un pubblico eterogeneo. L’accoglienza in Europa è stata bellissima e riuscire a vincere quest’anno ha significato davvero tanto per me come donna e come atleta, anche perché ormai ho una certa età quindi non mi rimarranno molti anni ancora con gli scarpini a piedi.”

Qual è stata la nazionale che ti colpita di più?

“Ce ne sono due: la Svezia e l’Italia. So perfettamente che in queste due nazioni il calcio è ancora uno sport principalmente maschile, ma quello che sono riuscite a creare queste ragazze è meraviglioso. Nonostante fossi impegnata e concentrata sulle partite del mio team, si percepiva l’entusiasmo che queste due formazioni trasmettevano al pubblico vittoria dopo vittoria. Questo è quello che lo sport deve fare: unire!”

Sei un’atleta impegnata molto anche a livello sociale, non pensi che questo possa crearti dei problemi in ambito professionale?

“Certo che mi crea problemi, ma non mi interessa! Credo sia naturale trasmettere dei messaggi sia dentro che fuori dal campo, questo fa parte del mio ruolo e delle mie responsabilità, tutti noi abbiamo grande rilievo nel calcio, di gran lunga lo sport più importante e proprio per questo dobbiamo usarlo per portare cambiamenti positivi, -taglio2-dobbiamo rendere il mondo un posto migliore, fare il contrario non avrebbe assolutamente senso. Sono molto attiva dal punto di vista politico e sociale, e questo interesse nasce dal mio modo di vedere le cose e anche se non ho vissuto molta omofobia e non c'erano persone ad insultarmi perché lesbica, essere gay ha dato una forma al mio modo di vedere la vita.”

È spiacevole ammetterlo, ma anche qui in Europa le cose non vanno molto bene quando si parla di omofobia e razzismo. Come pensi si possa estirpare questa mentalità?

“Hai detto bene: bisogna estirpare! E comunque le cose vanno maluccio un po’ ovunque, anche se io sono positiva e piano piano riusciremo a porre fine a tutto questo. Storie come quella di Sterling e Koulibaly mi ispirano e allo stesso tempo mi fanno uscire fuori di testa! Tutti dobbiamo essere arrabbiati contro comportamenti simili, non solo i diretti interessati.”

Un’altra lotta che conduce è quella per la parità salariale tra uomini e donne...

“Sì, anche se il problema sta alla base. Ovvero non esiste al momento parità di investimenti tra il movimento calcio maschile e quello femminile. Senza questo elemento è difficile stabilire quale team sia più di valore, perché non c'è modo di raggiungere le proprie piene potenzialità. La squadra nazionale femminile U.S.A. è popolarissima, porta molto denaro, cresce in continuazione. Quindi perché non si sta investendo in modo massiccio sullo sport femminile in questo momento? Lascio agli altri la risposta (scontata).”





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