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Speranza del Mondo

di Franco Salerno

Numero 205 - dicembre 2019

Gli antichi li consideravano simboli di forza e di salvezza


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La potenza dell’immaginazione dei bambini è un elemento meraviglioso, forte, altamente creativo. Proprio per celebrarla, due artisti, Thomas Ollivier e Jørn Tomter, hanno lanciato un Progetto a livello planetario ('Cosmo Kids'), per scoprire e valorizzare i sogni dei bambini. Tra gli esperimenti di comunicazione hanno fatto indossare a ogni bambino una tuta d’astronauta, accanto alla bandiera del proprio Paese. Ottenendo, così, dai protagonisti risposte variegate ma tutte entusiaste, per il fatto che ognuno di loro si è visto proiettato sulla Luna, quella Luna che spesso esiste nei loro sogni e nelle favole che i genitori raccontano ad essi. -taglio-È nata così al tempo stesso una nuova questione: sognano ancora i bambini? Noi pensiamo e speriamo di sì. Intanto è significativo il nome del Progetto, in cui alla parola 'Kids', che significa 'Bambini', è stato premesso il termine di origine greca 'Cosmo', che significa, oltre che 'mondo', soprattutto 'armonia', 'ordine' e 'bellezza'. È chiaro, dunque, che i due creativi assegnano ai bambini di tutto il mondo la capacità di ispirare valori positivi come 'armonia' e 'bellezza'. Per comprendere meglio la questione, riandiamo alla fonte della cultura dell’Occidente, cioè a quella cultura greco-latina che ha scoperto i grandi Valori a cui noi, uomini del Terzo Millennio, ancora ci richiamiamo, per capire quali virtù gli antichi credevano essere prerogativa dei bambini. Sembra paradossale, ma proprio da loro, esseri deboli per natura, essi si aspettavano la forza e la capacità di cambiare il mondo. Per il valore della forza si può partire dal mito greco di Ercole, che, ancora neonato, dimostrò la sua forza terribile, strangolando due serpenti inviati da Giunone nella culla per ucciderlo. La dea, moglie di Giove, voleva con questo gesto sopprimere il frutto del tradimento del Re degli dèi con la regina Alcmena, da cui era nato colui, -taglio2-che poi sarebbe diventato il simbolo della forza e della potenza, invocato dagli antichi come protettore degli uomini minacciati da grandi pericoli e terribili mostri. Drammatica fu la sua morte. Egli, in seguito alla vendetta di un centauro, indossò una tunica avvelenata e, per porre fine al dolore, si lasciò bruciare dalle fiamme di una pira funeraria. Giove, impietositosi, lo prese con sé nell'Olimpo, facendo divenire questo 'enfant prodige' il primo mortale che fu una divinità. Nella cultura latina figura uno splendido esempio di fanciullo, a cui il destino ha assegnato il ruolo di Salvatore del mondo. Si tratta del figlio di Asinio Pollione, che Virgilio, nella IV Bucolica, canta come Fanciullo ('puer'), da cui 'nascerà da capo un grande ordine di secoli. La Vergine ritornerà e il serpente morirà: una nuova stirpe scenderà dal cielo e si alzerà l’età dell’oro.' Grazie a lui la terrà darà spontaneamente i suoi frutti e tutto il mondo sarà pacificato. Una profezia, questa, esaltante e grandiosa. Siamo nel I sec. a. C.; ma molti intellettuali cristiani (compreso Dante Alighieri) poi l’hanno considerata la Profezia per eccellenza: quella della nascita di Cristo Redentore. A testimonianza di come la cultura antica ha anticipato e prefigurato quella moderna.





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