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Silenzio dissenso

di Adriano Fiore

Numero 177 - Maggio 2017

Uno dei più brillanti comici di satira del nostro Paese, Giorgio Montanini, spesso è solito aprire i suoi spettacoli dicendo: “Mi chiedono spesso, per strada, ‘Giorgio, ma tu cosa ne pensi su quest’argomento?’, ‘Qual è la tua opinione su questo fenomeno?... In realtà non me lo chiede nessuno, ma vi dirò comunque come la penso”.


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La battuta, sicuramente di maggior effetto se pronunciata col suo tipico accento marchigiano, è la classica situazione che vede protagonisti alcuni esemplari (purtroppo non in via d’estinzione) del genere umano: i tuttologi da bar. Questi sono così definibili dato l’habitat dal quale è emerso il primo esemplare moderno, il bar appunto, ma potremmo dire che il loro range d’azione è sicuramente ben più largo, comprendendo le cene in famiglia, le chiacchiere da spiaggia, i commenti sui mezzi pubblici e migliaia di altre situazioni in cui non perdono occasione di praticare la loro ars oratoria. Provare per credere. Andate al bar, prendete un caffè e mettetevi a sfogliare un giornale magari in piedi vicino al bancone stesso. Se la vostra azione supererà i 5 minuti, ovvero il tempo di un normale caffè, i predatori del commento selvaggio di cui sopra inizieranno ad accerchiarvi senza che nemmeno ve ne rendiate conto. -taglio- A quel punto scatterà “l’effetto Medusa”: avrete ancora la possibilità di uscire indenni da tale critica situazione a patto che riusciate a non incrociare lo sguardo con nessuno dei subentrati astanti. Se ciò dovesse malauguratamente succedere, non ci sarà scampo. Argomento politica interna: lettura ad alta voce del titolo su tre colonne con palese tono sarcastico e successivo commento: “Sì vabbé, alla fine so’ tutti ladri, tutti! La rivoluzione ci vorrebbe, ma se ne devono andare tutti, a casa e senza una lira”. Argomento politica estera: lettura ad alta voce del nome più nazional-popolare fra quello nei titoli e nuova perla di saggezza: “Macron… Macron… tanto alla fine decide tutto Trump, che prende e bombarda chi vuole”. Argomento immigrazione: lettura ad alta voce del numero di immigrati sbarcati specificato nel sottotitolo, con l’inevitabile: “Ma qua che vengono a fare? A casa loro devono stare, e noi invece li paghiamo pure con le nostre tasse”. Gli esempi potrebbero protrarsi all’infinito, ma la realtà è che il vero problema non è l’esistenza di tali deplorevoli individui, ma il contagio. Dopo le affermazioni di cui sopra, infatti, avviene l’inesorabile momento del domandone “È così o no?”, rivolta con uno sguardo attento a scrutare ogni singolo movimento facciale mentre la loro testa già suggerisce annuendo la risposta. A quel punto le opzioni sono solo tre:

1) andar via come se niente fosse – soluzione poco -taglio2- educata ma efficace, possibile in presenza di tuttologi sconosciuti

2) rispondere a tono, che il più delle volte corrisponde con un “No, non è così”, entrando all’istante in un vortice in stile Tribuna Politica che potrebbe intrattenervi anche per ore intere – e, purtroppo, magari finire anche male con parole grosse e malumori 3) praticare l’antica arte tibetana del silenzio dissenso. L’ultima pratica è quella che mi vede Maestro Venerabile, capace di un silenzio in interpretabile, e conseguentemente non attaccabile. Se difatti, pur non parlando, si lascia trapelare la propria visione differente, questo equivale alla reazione numero 2, e pertanto procurerà le medesime conseguente. Il silenzio, invece, per evitare il pericolo contagio, dovrà essere neutrale, criptico, indecifrabile al punto da mandare in crisi l’interlocutore e da farlo sentire quasi sbeffeggiato (ovvero ciò che realmente meriterebbe). Mi rendo conto che ci vorranno, per raggiungere un livello accettabile, anni e anni di allenamento e caffè, ma alla fine state pur certi che raggiungerete il Nirvana del dissociato non polemico. Quello che evita di litigare con chi non ha l’umiltà di mettersi in discussione, quello che dialoga solo con chi può produrre un confronto costruttivo. Un vecchio adagio recita che le persone ignoranti parlano mentre quelle intelligenti ascoltano. Nulla è detto riguardo quelli che scrivono e coloro che leggono, quindi sta a voi scegliere, alla fine, da che parte schierarvi.





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