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Siamo in una fase drammatica

di Paolo Isa

Numero 267 - Febbraio 2026

Felice Iossa fa il punto sul momento storico che stiamo vivendo, pensando all’impegno civile e alla necessità di “un nuovo riformismo"


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Socialista riformista, già deputato del Partito Socialista Italiano per due legislature, sottosegretario di Stato all’Industria e figura di primo piano nelle istituzioni locali e nazionali, Felice Iossa osserva l’attuale fase politica con preoccupazione e spirito critico. Guerre, minaccia nucleare, crisi del diritto internazionale e nuovi equilibri globali impongono – avverte – una riflessione profonda sul ruolo della politica e delle grandi democrazie.-taglio- Onorevole Iossa, come giudica il blitz statunitense in Venezuela? "L’arresto del dittatore Nicolás Maduro è di per sé un fatto positivo. Parliamo di un regime responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. Tuttavia, resto convinto che la democrazia non si possa imporre con la forza. Il metodo utilizzato dall’amministrazione Donald Trump è pericoloso e mina ulteriormente un diritto internazionale già ampiamente calpestato". Qual è il rischio più grande di questo approccio? "Si legittima una logica che può diventare universale. Se vale per il Venezuela, allora potrebbe valere per la Taiwan, oppure per i Paesi dell’ex Unione Sovietica. È un via libera implicito a nuove invasioni. In questo scenario si sta ridefinendo una geopolitica dominata da Stati Uniti, Cina e Russia, mentre le istituzioni multilaterali appaiono paralizzate". Si riferisce anche alle Nazioni Unite? "Certamente. L’ONU e molte sovrastrutture internazionali vanno riformate radicalmente. Così come sono oggi, sembrano semplici notai che ratificano rapporti di forza già decisi altrove. Non riescono più a prevenire né a governare i conflitti". In questo contesto, che ruolo dovrebbe avere l’Europa? "Il grande assente è proprio l’Unione Europea. O diventa un vero soggetto politico, dotato di una politica estera comune e di un sistema di difesa europeo, oppure è destinata alla marginalità storica. Non possiamo continuare a essere spettatori". E l’Italia? Come valuta l’azione del governo guidato da Giorgia Meloni? "Comprendo le difficoltà economiche che attraversano l’Italia e l’Europa, ma la legge di bilancio è priva di visione. È una finanziaria senza anima: non affronta in modo strutturale sanità, trasporti, servizi pubblici e sviluppo. Senza una strategia di lungo periodo, il Paese resta fermo". Il centrosinistra può rappresentare un’alternativa credibile? “Al momento no. Il cosiddetto “campo largo” non esprime una vera cultura di governo. È diviso, soprattutto in politica estera, esattamente come il centrodestra. C’è chi guarda a Putin, chi a Trump, chi addirittura simpatizza per regimi autoritari. Con queste divisioni è difficile costruire credibilità". Qual è allora la strada? "Serve una visione del futuro e un progetto di cambiamento profondo. -taglio2-Occorre un riformismo radicale, quello che Riccardo Lombardi definiva “rivoluzionario”: capace di modificare le condizioni di partenza, non di limitarsi alla gestione dell’esistente". Cosa pensa delle riforme istituzionali proposte dal governo? "Il premierato così come concepito non mi convince. Il progetto di grande riforma istituzionale di Bettino Craxi mirava a rendere l’Italia un vero Paese europeo, intervenendo sull’intero assetto dello Stato. Oggi, invece, convivono contraddizioni enormi: da un lato il Ponte sullo Stretto, dall’altro l’autonomia differenziata, che rischia di dividere il Paese e indebolire ulteriormente il Mezzogiorno". Il referendum sulla riforma della giustizia può essere uno spartiacque? "Sì, è un appuntamento decisivo. La vittoria del Sì segnerebbe un’affermazione liberale e riformista, nell’interesse soprattutto dei cittadini più deboli. Completerebbe la riforma Vassalli e potrebbe aprire una nuova fase anche nel centrosinistra". I socialisti come si schiereranno? "Io credo che tutti i socialisti debbano votare convintamente a favore di questa riforma". Lei ha avuto una rottura con il segretario del PSI, Enzo Maraio. Perché? "È stata una divergenza sulla strategia elettorale, nulla di personale. Ho augurato e continuo ad augurare a Enzo Maraio buon lavoro nel suo ruolo di assessore regionale al Turismo". Quindi nessun rancore? "Assolutamente no. Il mio obiettivo resta l’unità socialista. Un’unità che nel Mezzogiorno avevamo costruito e che va ricostruita a livello nazionale. I fatti internazionali dimostrano che c’è bisogno di politica con la P maiuscola, e i socialisti non possono mancare". Il 20 febbraio ricorre l’anniversario della morte di Craxi. Che significato avrà? "Sarà un momento importante di riflessione e memoria. Ci sarò per rilanciare il tema dell’unità socialista, indispensabile per migliorare la qualità della democrazia e affrontare i problemi del nostro tempo. Un’Italia senza socialisti è un’Italia più debole". Lei è stato accusato di ostilità verso il mondo cattolico. È così? "Assolutamente no. Il cattolicesimo democratico è una componente fondamentale della nostra storia politica. Ho solo espresso la preoccupazione che candidature cattoliche troppo forti potessero penalizzare quelle socialiste. La mia vera opposizione è sempre stata verso chi ha offeso Craxi e la storia del socialismo italiano". Il suo impegno politico continuerà? "Sì. Continuerò a lavorare per ricucire i fili spezzati, rilanciare l’unità del movimento socialista e contribuire alla formazione di una nuova classe dirigente. Senza partecipazione e senza riformismo, non c’è futuro per la democrazia".





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