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Sempre in vasca

di Giuseppe Catapano

Numero 197 - Marzo 2019

Dall'argento alle Olimpiadi di Rio, fino alla nuova avventura in A2, passando per i successi che ha già ottenuto sin da quando a 16 anni partì da Filottrano per entrare nel mondo del professionismo


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Francesca Pomeri, giocatrice di pallanuoto classe 1993, è uno dei nomi di spicco di questa disciplina in Italia e non solo. Inizia ad avvicinarsi alla pallanuoto molto presto, e a soli 16 anni affronta il suo primo campionato professionistico in serie A1. Una ragazza semplice e con la testa sulle spalle, Francesca da qualche anno ha deciso di abbracciare un progetto a lungo termine, in una società giovane e con compagne di squadra altrettanto giovani che cercano di imparare da lei tutti i “trucchi” del mestiere. Noi di Albatros l’abbiamo incontrata per farci raccontare qualcosa in più sulla sua vita e sui suoi progetti futuri.

Quest’anno sei impegnata nel campionato di A2 con la Cosma vela nuoto Ancona, come sta andando?

“Molto bene, quelli che erano gli obiettivi stagionali sono già stati superati quindi ora ci alleniamo per puntare ancora più in alto!”

Come mai hai deciso di passare dalla serie massima all’A2?

“In realtà è nato tutto un po’ per caso, mi sono ritrovata a parlare con il dirigente della Cosma, ma si trattava di una chiacchierata senza pretese; poi però sono rimasta affascinata da questo progetto sportivo e dall’ambiente in generale, così ho deciso di essere parte di questa squadra e devo dire che ne sono più che felice. -taglio- È un gruppo giovane, che in acqua però si trasforma. La scelta di passare dall’A1 all’A2 non è stata difficile, anzi è stato un modo per mettermi alla prova. Io sono sempre stata la piccola del gruppo, ora invece mi ritrovo ad essere il punto di riferimento di queste atlete giovanissime. Inoltre, non sono mai stata un leader, pensa che mi hanno sempre chiamata ‘il soldato perfetto’ perché eseguivo sempre e comunque ciò che mi veniva detto. In questa squadra sono io che devo ‘trainare’ le ragazze anche emotivamente e allo stesso tempo devo concentrarmi e allenarmi su me stessa. È una sfida, ma mi piace!”

A proposito di atlete giovanissime, tu hai esordito a soli 16 anni, nel campionato maggiore. Come ha influito questo debutto “precoce” sulla tua vita?

“Ha avuto un’influenza totalmente positiva, perché ho capito fin da subito il valore delle cose e quanto sia importante nella vita lo spirito di sacrificio. Devo ammettere che sono sempre stata una ragazza molto tranquilla, e anche se andare via di casa così presto non mi è piaciuto specialmente all’inizio, poi ho ingranato la marcia e dato il meglio di me. Inoltre, in quel periodo penso di essere stata molto fortunata perché mi sono trovata benissimo con la squadra e con tutto lo staff della società che aveva acquistato il mio cartellino. Ancora adesso mi sento con alcune delle mie compagne di squadra che mi consideravano come una sorellina minore.”

Da allora la tua carriera è stata caratterizzata da un successo dopo l’altro, tra cui la medaglia di argento alle olimpiadi di Rio de Janeiro...

“Sì, a Rio il mio sogno è diventato realtà! Perché per ogni sportivo le Olimpiadi rappresentano il traguardo massimo cui aspirare nella propria carriera. La medaglia d’argento è un ricordo che porterò con me per sempre. Inoltre sono stata accolta calorosamente dal mio paese, nessuno si -taglio2-aspettava che da una realtà così piccola potessi raggiungere un obiettivo così importante. Così sono diventata il loro orgoglio cittadino, pensa un po’!”

Portare nelle Marche una mediaglia olimpica non è cosa da poco...

“Lo so, anche perché devo ammettere che nella mia regione la pallanuoto in generale non è lo sport che va per la maggiore, come un po’ in tutta Italia. Esistono, però, tante realtà che si impegnano anno dopo anno affinché i giovani possano avvicinarsi a questa fantastica disciplina.”

Quanti sacrifici hai fatto per arrivare ad essere una giocatrice di pallanuoto professionista?

“Come in tutti gli sport: tanti! La passione è alla base di tutto, però sono necessari anche tanti e tanti allenamenti. Quando inizi ad ottenere i primi risultati, però, tutto acquista un senso diverso e così anche i sacrifici, i dolori, i malumori, passano tutti in secondo piano. È dura star lontano da tutti i tuoi familiari, ma quando sei in vasca ti rendi conto che quello è il tuo mondo e non vorresti essere altrove.”

Oltre alle gare che ti vedono protagonista in vasca, hai dei nuovi progetti in cantiere?

“Sì, qualcosa bolle in pentola. Nonostante l’essere una giocatrice professionista rappresenta una scelta di vita che ‘condiziona’ in qualche modo le tue abitudini, mi sono ripromessa di finire l’università: studio economia aziendale. E poi, da quando ho iniziato a giocare in questa società, ho avuto la possibilità di affiancare gli allenatori delle giovanili, e devo dire che questo ruolo non mi dispiace affatto. Non avrei mai immaginato che potesse piacermi insegnare, invece, giorno dopo giorno mi rendo conto che quando torno a casa mi sento appagata. Per questo motivo no escludo la possibilità, un domani, di diventare un’allenatrice a tutti gli effetti.”





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