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SELVA ALMADA

di Maresa Galli

Numero 229 - Aprile 2022

Selva Almada, una delle voci letterarie più interessanti dell’America Latina. Scrittrice, poetessa e attivista femminista, ha convinto i critici che ne paragonano le opere a quelle di William Faulkner, Carson McCullers, Mary Flannery O’Connor e Juan Carlos Onetti Borges


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Selva Almada è una delle voci letterarie più interessanti dell’America Latina. Nata ad Entre Rìos, in Argentina, nel 1973, scrittrice, poetessa e attivista femminista, ha convinto i critici che ne paragonano le opere a quelle di William Faulkner, Carson McCullers, Mary Flannery O’Connor e Juan Carlos Onetti Borges. -taglio-Ha al suo attivo la pubblicazione di romanzi, racconti, poesie. Il suo primo libro è di racconti, nel 2005, ma è con i primi due romanzi che conquista pubblico e critica: “El viento que arrasa”, del 2012 e “Ladrilleros”, del 2013. “El viento que arrasa”, insignito dell’Edinburgh First Book Award, è costruito su quattro personaggi come un road movie, con un ritmo cinematografico, considerato già alla stregua di un classico da Oliviero Coelho, scrittore e critico argentino. Nel paesaggio descritto nel romanzo vediamo la furia della natura e gli uomini mossi da amore, risentimento, egoismo, misticismo. In una giornata soprannaturale, si avvertono solo i latrati dei cani e la natura che si scatena nel Chaco devastato dalla siccità. Autrice anche di saggi, come “Chicas muertas” (“Dead Girls”), del 2014, nel quale racconta il femminicidio di tre adolescenti, crimini rimasti impuniti, offre un brillante esempio di scrittura sui diritti umani, denunciando la violenza contro le donne. Almada ha da poco pubblicato “Non è un fiume” (Rizzoli), il suo primo romanzo tradotto in italiano, ambientato del nordest argentino, territorio di grandi fiumi e isole che le hanno dato i natali, leit motiv dei suoi libri. Proprio la regione compresa tra le province di Santa Fe, del Chaco ed Entre Rìos ha dato i natali a poeti e scrittori che hanno profondamente innovato stile e canoni letterari. L’autrice vive a Buenos Aires ma è fortemente legata al suo paese natio, alle sue radici. -taglio2-I racconti di Almada pongono al centro una natura selvaggia le atmosfere lente di terre rurali, lo scorrere del Paranà, le vite dure di isolani che finiscono per conquistare il lettore. “Non è un fiume” racconta una battuta di pesca di tre amici su un’isola in mezzo a un grande fiume. Enero King, il Negro e il giovane Tilo, due uomini e un ragazzo, figlio del loro vecchio amico Eusebio, morto annegato tanti anni fa, cercano di pescare una grande razza che li costringe ad una strenua lotta. Almada mostra tutta la durezza della natura minacciosa, la violenza, il sangue della bestia alla fine sconfitta. La sua scrittura minimale, essenziale, costruita su periodi brevi, evoca immagini poetiche e tragiche, realistiche e oniriche. Una bella figura femminile è quella di Siomara, picchiata dal padre, che resiste alla violenza, alla solitudine, alla miseria, che accende falò per esorcizzare il proprio dolore e quello di altre donne innocenti. La scrittrice racconta anche il dramma delle ragazze costrette ad abortire, le conseguenze di una cultura maschilista ma esalta la forza/fragilità delle donne, il loro amore per madri, sorelle e amici, la solidarietà, le illusioni infrante, l’appartenenza ad una cultura antica, ad una sacralità di luoghi violati e indomiti. Come Almada si alzano oggi altre voci della letteratura argentina: Ariana Harwicz, Pola Oloixarac, Maria Sonia Cristoff con le loro storie universali, capaci di cogliere la complessità sociale e di genere che va oltre il genere per parlare a tutti. Brillante narrativa per chi, per dirla con Bergoglio, viene dalla fine del mondo…





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