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SAHRAA KARIMI

di Maresa Galli

Numero 225 - Novembre 2021

Il coraggio di portare avanti l’arte, come donna, come scrittrice, regista e filmaker indipendente, come afghana contraddistingue Sahraa Karimi, che di recente ha presentato il suo ultimo film alla 78ma Mostra del Cinema di Venezia


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Il coraggio di portare avanti l’arte, come donna, come scrittrice, regista e filmaker indipendente, come afghana contraddistingue Sahraa Karimi, che di recente ha presentato il suo ultimo film alla 78ma Mostra del Cinema di Venezia. Con un’altra regista documentarista, Sarah Mani, chiede “alla comunità internazionale del cinema di non abbandonare l’Afghanistan”. -taglio- In qualità di prima presidente dell’Afghan Film Organisation, afferma: - “spero che altri film festival seguiranno Venezia. Ero nel mezzo alla produzione del mio secondo film, dal mattino alla sera ho dovuto prendere, come tanti, la decisione più importante della mia vita, partire o restare, davanti a noi il collasso dei nostri sogni e della nostra nazione. Le menti più brillanti sono andate via. Sognavamo di produrre film per mostrare la bellezza della nostra nazione. Abbiamo supportato i nostri politici, ma loro ci hanno traditi e il mondo ci ha traditi”. All’incontro, moderato dal giornalista Giuliano Battiston, sono stati tutti d’accordo sulla necessità di creare corridoi umanitari e di concedere lo status di rifugiati politici agli artisti. Karimi è la prima donna afghana ad aver ottenuto un dottorato in Cinematografia; 38 anni, ha scelto di vivere nel suo Paese di origine dopo aver completato gli studi a Bratislava (Slovacchia). -taglio2-Ha già diretto trenta cortometraggi, tre documentari e il film “Hava, Maryam, Hayesha”, presentato a Venezia. Il suo documentario, “Afghan Women behind the wheel” ha ricevuto venti premi così come degno di nota è il suo “Searching for dream”. In Afghanistan, ha contribuito a fondare la Kapila Multimedia House per promuovere i registi afgani indipendenti. La sua battaglia oggi rappresenta quella di tutte le donne che vedono calpestati i loro diritti, e azzerati i progressi lavorativi e sociali ottenuti con così tanti sacrifici. Ecco perché si è rivolta alle comunità di tutto il mondo, perché la crisi che colpisce i cineasti e gli artisti è in realtà la spia di una profonda crisi umanitaria. “Eppure il mondo resta in silenzio”, afferma. La sua foto in lacrime mentre smantellano il Cinema Park di Kabul ha fatto il giro del mondo. L’Italia ha accolto il suo appello offrendole un posto di Visiting Professor a Roma, al Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema, dove insegnerà in inglese nell’anno accademico 2021-2022. L’espressione artistica è la libertà per eccellenza: di creare, di promuovere la coscienza, di aiutare a sognare un mondo migliore per tutti.





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