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“Roma Addio”

di Rosa Damiani

Numero 201 - Luglio-agosto 2019

Nella sua casa di Sabaudia Francesco Totti si gode le vacanze in famiglia e riflette sul futuro insieme a Ilary, dopo l’Addio alla Roma


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Presenti alla Conferenza Stampa di giugno nella sala d’onore del CONI, non abbiamo non potuto cogliere il dispiacere per un addio non desiderato: “Questa decisione non è stata colpa mia, non ho mai avuto la possibilità esprimermi, non sono mai stato coinvolto nel progetto tecnico. Sapevano il mio desiderio di dare tanto a questa società, ma mi hanno sempre tenuto fuori da tutto.” – spiega, infatti, l’ex capitano giallorossi. Ma ripercorriamone la carriera. Considerato uno dei migliori giocatori nella storia del calcio italiano e tra i più forti al mondo, nel corso della sua carriera professionistica ha sempre militato nella Roma, squadra della quale è stato capitano dal 1998 al 2017, per un totale record di 19 stagioni. Vincitore con l'Italia Under-21 dell'Europeo 1996, nel 1998 ha esordito nella nazionale maggiore, con cui ha raggiunto la finale dell'Europeo 2000 e vinto il Mondiale 2006. Sue 250 reti in Serie A, al secondo posto nella classifica dei marcatori della Serie A di tutti i tempi; in totale con la Roma ha segnato 307 reti, record di sempre in Italia per una squadra di club. Attaccante con più presenze in Serie A, è l'unico giocatore, insieme a Paolo Maldini, ad aver preso parte a 25 campionati ed il solo ad essere andato in gol per 23 stagioni. -taglio- In Champions League detiene il record come marcatore più anziano nella storia della competizione, con 38 anni e 59 giorni. Inserito nella FIFA 100, nell'arco della sua carriera ha conseguito numerosi riconoscimenti internazionali tra cui la Scarpa d'oro, come miglior marcatore europeo, il Golden Foot, il UEFA President's Award e, primo tra i calciatori italiani, il premio alla carriera ai Laureus World Sports Awards. In una ricerca della IFFHS del 2012 è stato eletto “calciatore più popolare d'Europa”. A livello nazionale detiene il record di premiazioni come migliore calciatore italiano AIC. Il suo ingresso in campo ha fatto esultare non solo i tifosi della Roma, ma anche gli avversari a conferma che il suo nome Francesco Totti, negli anni è diventato una “bandiera” di calcio di qualità e di rispetto delle regole e dei valori sportivi. Il suo addio alla maglia di capitano lo diede il 28 maggio 2017, proprio all’Olimpico dove 18 anni prima aveva segnato il primo dei tre gol che valsero allora lo scudetto alla Roma. Non sappiamo se è stata una sottile decisione dei vertici della squadra di annoverare il nostro Francesco nazionale tra i dirigenti del Club, solo per continuare ad avere nel suo interno il simbolo indiscusso del calcio, restando fuori, come lui stesso ha dichiarato dalla scelte di Pallotta e di Baldini. Le voci di corridoio. E non solo, hanno puntato l’indice ad un Totti che da dirigente si è dedicato troppo al calcio benefico. Se coì fosse noi non possiamo che fare un plauso al “capitano” per essere vicino a quanti hanno bisogno di aiuto e sostegno, soprattutto i bambini. Così come un plauso lo facciamo nuovamente a lui e alla moglie Ilary, che vivono le loro vacanze a Sabaudia, non da VIP con stuoli di servitori in ville inaccessibili, ma come una famiglia che nella quotidianità prende il caffè al bar della cittadina, o fa la spesa al supermercato, va in spiaggia a godersi il sole insieme agli altri villeggianti. Se essere persone che non hanno mai perso di vista il mondo che li circonda, vivendolo senza atteggiamenti di superiorità, significa far parte del gota dei vertici aziendali -taglio2- solo per facciata, noi siamo dalla parte di Francesco e Ilary e speriamo che tanti seguano il loro esempio, affinché lo show business, il calcio e quant’altro crei celebrità, inizi ad avere un volto umano, un volto amato per la sua capacità di normalità. “Hanno voluto che smettessi di giocare e mi hanno fatto smettere. È stato un pensiero fisso di alcune persone togliere i romani dalla Roma, e alla fine sono riusciti a ottenere quello che volevano, questa è la verità. Non ho potuto fare niente, sono stato escluso fin dall’inizio. In due anni avrò fatto dieci riunioni, mi chiamavano solo quando avevano bisogno, come se mi volessero accantonare da tutto. Io ho cercato in tutti i modi di mettermi a disposizione, ma dall’altra parte non era lo stesso.” – Francesco Totti, continua poi il suo sfogo, riferendosi a Franco Baldini - “Non c’è mai stato un rapporto con lui e mai ci sarà. Se ho preso questa decisione di lasciare la Roma è perché tra me e Baldini ci sono stati equivoci e uno dei due doveva uscire. Mi sono fatto da parte io. Era inutile dicessi quello che pensavo, perché l’ultima parola spettava a lui, era solo tempo perso. È amaro dover dire che per questa società sono stato un peso, sia da calciatore che da dirigente.” Diciamo a Totti, attraverso il nostro articolo, che certe logiche non sono amare solo per lui, ma per tutti i tifosi del calcio giocato, di quello vero, di quello puro e non di quello strategico realizzato dalle dirigente calcistiche, e che se la Roma a considerato un grande come lui un peso, allora si deve purtroppo prendere atto che il calcio italiano, così come purtroppo a volte dobbiamo registrare anche per altri sport, con logiche molto lontane dalla bravura dello sportivo, è arrivato al capolinea di un Tram, che ormai non viaggia più sui binari dei valori sportivi, ma delle strategie politiche interne. Se la parola “normalità”, concetto su viaggia la quotidianità di Francesco e Ilary, incontrati a Sabaudia, è sinonimo di correttezza e di onestà intellettuale, allora siamo contenti di essere anche noi dei Very Normal People, come affermano gli amici di RTL.


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