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ROGER FEDERER

di Laura Fiore

Numero 266 - Dicembre-Gennaio 2026

A tre anni dal ritiro ufficiale dal tennis giocato, il campione svizzero ci racconta come ha cambiato la sua vita


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Sotto il sole dell’inverno emiratino Roger Federer si gode una vacanza con la sua famiglia e mi da appuntamento nella sua residenza di Dubai. Sorridente mi accoglie sulla splendida spiaggia di Jumeirah ed inizia a parlarmi come se ci conoscessimo da sempre. Ovviamente non ha bisogno di presentazioni, -taglio- ma ammetto che attendevo di fare questa intervista con molto entusiasmo poichè ero davvero curiosa di capire cosa succede nella vita di una leggenda dello sport una volta terminata l’attività agonistica. Lo so, non è il primo né l’ultimo, ma Roger Federer è stato un campione diverso dagli altri, un gentleman, un uomo di “altri tempi” che ha fatto la storia di uno degli sport più seguiti al mondo. Oltre a dedicarsi maggiormente alla famiglia e alle due coppie di gemelli, il "maestro" è coinvolto in tantissime iniziative legate agli sponsor ma anche alle attività benefiche e in primis alla fondazione che porta il suo nome.

L’anno sta giungendo al termine, tirando le somme di questo 2025, com’e stato essere lontani dal professionismo? "La vita senza il gioco, la vita senza i tifosi e la vita senza il programma che ha dominato la mia vita per 25 anni è stata sicuramente qualcosa che non sapevo come avrei preso. Per molto tempo ho provato a tornare indietro e dare un'altra possibilità e lasciare il gioco da sano (senza infortuni, ndr), ma non era fattibile. Negli ultimi tre anni da professionista ho iniziato a rallentare, quindi non è come se arrivassi dopo aver giocato 100 partite e poi boom, è finita. Ammetto che quest’anno è andato meglio dello scorso anno, e come se avessi raggiunto una certa consapevolezza e scacciato anche quel forte sentimento di nostalgia che mi ha accompagnato da quando ho smesso. Adesso conservo i ricordi, ma mi sento come se avessi iniziato un nuovo capitolo della mia vita.” Quindi non rimpiange di aver smesso “troppo presto”? " Ma guarda alla fine mi sono sentito sollevato, credo, e felice di ritirarmi. È finita nel modo più perfetto alla Laver Cup. Ero circondato dai miei più grandi rivali, e c'erano la mia famiglia e i miei amici. Per me è stato come ‘OK, ora sto bene. Non ho più bisogno di inseguire quel prurito. Ricordo quando sono uscito dal campo centrale per la celebrazione del centenario è stato bello ma doloroso. Non sapevo se sarei stato in grado di giocare di nuovo, quindi è stato un momento molto emozionante. Ma quest'anno è stato totalmente diverso. Mio padre mi ha sussurrato: ‘Non vorresti giocare in campo invece di stare seduto a guardare?' e io ‘No. Mi sento sereno guardando e godendomi il gioco. È stato così divertente sedersi accanto alla principessa Catherine. La conosco abbastanza bene. È un'appassionata fan del tennis. A volte dobbiamo stare attenti a non parlare troppo. Puoi parlare, ma poi è super silenzioso, e devi applaudire." Quindi adesso come impegna le sue giornate?

"Ho iniziato a fare più viaggi divertenti con la famiglia, siamo appunto qui a Dubai per un po’. -taglio2- Ho portato i miei figli in Lesotho per il viaggio della mia fondazione in Africa. Siamo andati al Met Gala. Siamo andati sull'Orient Express con i miei genitori, cose che non erano fattibili quando giocavo perché ci voleva troppo tempo lontano dal gioco. Da me vengono fuori diversi tipi di foto ed è bello rendersi conto che le persone sono ancora felici di vedermi. Cerco di godermi la vita nel modo più autentico, non che io sia mai stato uno da cose folli, pero adesso sento di avere la mente più libera dalle pressioni delle prestazioni, giornalisti, vittorie etc etc.” A proposito della sua Fondazione, ultimamente siete stati protagonisti di un bel progetto... “Sì, anche quest’anno abbiamo fatto uno splendido lavoro e mi sento orgoglioso ogni volta che riusciamo ad aggiungere una cosa in più. La beneficenza è parte integrante della mia vita e sono grato per aver avuto la possibilità di fare le cose “in grande”, anche se non mi stancherò mai di sensibilizzare chiunque circa questo tema, perchè anche nel nostro piccolo possiamo aiutare il prossimo. Non necessariamente bisogna fare donazioni da milioni di dollari, il cambiamento e la beneficenza passano attraverso ognuno di noi, siamo tutti coinvolti nessuno escluso.” Ritornando al tennis, sta seguendo le nuove leve? Come pensa sia cambiato questo sport?

“Certo! Mi diverto tantissimo a guardare Yannik e Alcaraz che sembrano me e Rafa dei tempi d’oro - ride ndr. Trovo che il livello sia altissimo, ci sono davvero tanti ragazzi che esprimono un gioco incredibile. Il bello del tennis adesso è che non ci sono solo due o tre bravi, adesso la competizione è altissima e da un giorno all’altro può cambiare tutto. Non è cambiato lo sport, sono cambiati i giocatori ed il modo di allenarsi.”

Ogni tanto se la concede una partita?

“Come tutti gli sportivi in pensione, sto giocando a padel! In ogni caso si, gioco spesso con gli amici, e impossibile separarmi da una racchetta!”





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