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Robert De Niro

Riprendiamoci gli USA

di Tommaso Martinelli

Numero 266 - Dicembre-Gennaio 2026

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Incontrato a Roma per la riapertura dello storico Cinema Fiamma, l’attore hollywoodiano ha ricordato il suo amore per l’Italia e i momenti iconici con Sergio Leone. Senza risparmiare l’ennesima stoccata a Trump…


A Robert De Niro la tessera n.001 del nuovo Cinema Fiamma. Dopo la cerimonia in Campidoglio in cui il Sindaco Roberto Gualtieri gli ha conferito la Lupa Capitolina, -taglio- l’attore si è recato nello storico Cinema Fiamma di via Bissolati, una delle sale più storiche della Capitale, che riaprirà nel 2026 e tornerà ad essere un punto di riferimento per gli spettatori. La tessera è stata consegnata a Robert De Niro da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli, direttori artistici di Alice nella città. Un gesto simbolico che segna l’avvio del percorso di riapertura. «Accogliere Robert De Niro al Cinema Fiamma è stato per noi un momento di grandissima emozione e un segno importante per la rinascita di questo luogo iconico – dichiarano Fabia Bettini e Gianluca Giannelli – Il Fiamma non è solo una sala cinematografica, bensì un pezzo di storia della nostra città, che è pronto a tornare ad essere uno spazio vissuto e condiviso. La prima tessera a De Niro rappresenta un ponte tra ciò che il Fiamma è stato e ciò che tornerà a essere: uno spazio di cultura, incontro e scoperta. Siamo molto felici di restituirlo ai cittadini». Dopo l’acquisto da parte del gruppo Caroli, la gestione sarà infatti affidata all’Associazione Culturale Playtown Roma, attiva da oltre vent’anni nella promozione del cinema e dell’audiovisivo, con la direzione artistica di Fabia Bettini e Gianluca Giannelli. Il Fiamma sarà non solo un cinema ma un polo multifunzionale che terrà conto sia dell’importanza storica del primo multisala della Capitale – che ospitò le anteprime di capolavori come “La dolce vita” nel 1960 e “8½” il 13 febbraio nel 1963, oltre alla prima edizione dei David di Donatello nel 1956 – sia di un progetto rinnovato, orientato al cinema di qualità, alla scoperta di talenti, alle diverse forme di linguaggio audiovisivo e alla valorizzazione del patrimonio culturale, passato e presente. L’omaggio a Robert De Niro si è concluso venerdì 7 novembre con la proiezione speciale in versione 4K di “C’era una volta in America” al The Space Cinema Moderno, con l’introduzione di De Niro insieme a Walter Veltroni, nell’ambito del format Fuori Sala ideato da Alice nella città, realizzato con il sostegno dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e il I Municipio. Robert, è vero che è sempre stato molto legato all’Italia, in particolare a Roma? “Roma la porto nel cuore, e forse ancora di più porto con me l’affetto dei romani. Tornare qui è sempre stato un piacere immenso. Bisogna ricordare che in questa città sono nate quantità incredibili di film: è una sorta di Hollywood, ma con qualcosa di irripetibile, perché Roma è Roma.” Che effetto le ha fatto ricevere la Lupa Capitolina? “Roma è un’opera d’arte vivente: ogni strada, ogni pietra, perfino ogni piatto racconta una storia. Essere celebrati qui, in un luogo che ha dato così tanto alla cultura, al cinema e alla bellezza, emoziona profondamente. La mia famiglia ha origini italiane, quindi questo riconoscimento ha per me anche un valore personale. Lo accetto con enorme gratitudine, non solo per me, ma per tutti coloro che continuano a essere ispirati dallo spirito unico di questa città.” Roma, nel corso degli anni, è stata il set di tantissimi progetti cinematografici internazionali… “Molti grandi registi americani hanno scelto Roma come set per i loro film: per anni è stata davvero la “Hollywood sul Tevere”, un titolo più che meritato. E poi io stesso ho trascorso tantissimo tempo in questa città e in altri luoghi d’Italia, come Venezia. È impossibile non sviluppare un legame speciale con il vostro Paese dopo averci vissuto e lavorato così tanto.” Ricorda come nacque il suo coinvolgimento nel film “C’era una volta in America”? “L’idea di partecipare a ‘C’era una volta in America’ mi ha accompagnato per anni. Avevo incontrato Sergio Leone molto tempo prima e già allora lui aveva in mente questo progetto. A un certo punto gli dissi: “Va bene, fammi leggere il libro da cui è tratta la storia”. Era il romanzo di Harry Grey, che trovai straordinario. Poi scoprii di averlo letto da ragazzo, quasi senza ricordarlo, e che mi aveva colpito perché scritto da qualcuno che conosceva davvero l’ambiente: la comunità ebraica e il mondo dei gangster. Naturalmente Sergio ha trasformato tutto con il suo stile unico, ha reso la storia qualcosa di profondamente suo. Era fatto così: un uomo che ho sempre ammirato.” Cosa pensa dell’attuale situazione politica negli Stati Uniti? “Credo sia arrivato il momento di riprenderci gli Stati Uniti. Finalmente la gente ha iniziato a capire davvero chi sia Donald Trump. Io dico sempre: speriamo che qualcosa cambi, che si riesca a fermarlo, quest’uomo che per anni è scampato a ogni condanna. Ha creato un caos nel nostro Paese. Fortunatamente l’elezione a sindaco di New York di Mamdami, con la sua energia e il suo coraggio, rappresenta una sfida diretta a Trump. Le persone cominciano ad averne abbastanza. Dobbiamo liberarci di questo presente soffocante e distorto. Sono profondamente imbarazzato dall’idea di essere rappresentato da una figura del genere.”

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