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Razzismo, discriminazioni, disuguaglianze: penose realtà

di Lucia de Cristofaro

Numero 214 - Ottobre 2020

Razzismo, discriminazioni, disuguaglianze: penose realtà


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Pensavamo di esserci lasciati alle spalle, al nostro passato, le discriminazioni di razza, di religione, di appartenenza sociale, ma quando assistiamo a discriminazioni violente, che hanno portato addirittura al decesso della vittima di turno, non possiamo non pensare al fatto che tali azioni sono un abominio, un malessere della mente e del cuore che crea differenza e distanza al posto della comprensione e vicinanza, -taglio-che tanto sono paventate dalle democrazie in tanti proclami, che visti gli eventi drammatici, restano solo proclami, ma non corrispondono alla realtà dei sentimenti razzisti di chi ancora oggi sente dentro di sé il forte sentimento della superiorità della sua razza rispetto agli altri. Riusciranno movimenti come "Black Lives Matter", con proteste e campagne di sensibilizzazione e denuncia a riportare di nuovo l’asse multiculturale e multirazziale al centro delle democrazie? Difficilissimo prevederlo, perché se attraversando i secoli: le stragi , le deportazioni, le segregazioni, non hanno insegnato nulla vuol dire che il cammino verso l’accettazione e soprattutto il rispetto dell’altro è ancora molto, molto lungo. Qualcuno potrebbe affermare che il movimento cui ho accennato è americano, perché è lì che sono avvenuti gli episodi ripetuti delittuosi e violenti di discriminazione razziale, ma non dimentichiamo che anche in Italia, non sono mancate le violenze e il pensiero discriminatorio verso gli immigrati o anche verso chi semplicemente pur essendo italianissimo, solo di etnia diversa o altro, è stato oggetto di aggressioni verbali e fisiche. Come afferma il sociologo Alietti: "il razzismo nelle sue vesti ideologiche e di consenso elettorale crea legame sociale, soprattutto tra i gruppi sociali autoctoni più vulnerabili, -taglio2-colpiti intensamente dalle politiche neoliberali di austerità. Un legame che si nutre, soprattutto, di risentimento, di un “rancore socializzato” nei confronti dello straniero, visto quale usurpatore di diritti e di risorse esclusivi e, di conseguenza, come nemico", cui potremmo aggiungere tutte le altre discriminazioni verso chi non si crede esserci affine, secondo i propri parametri razziali, di genere e di appartenenza sociale. Essere cittadini italiani, nella attuale realtà, implica un impegno costante di osservazione critica dei fenomeni sociali e di difesa dei diritti Costituzionali. Non possiamo distrarci un attimo o ripiegare per pochi giorni "nel privato" che già avanzano orde di razzisti, odiatori virtuali e reali, urlatori sociali di odio. Purtroppo sempre più spesso appare, che ogni conquista sociale e politica, che crediamo certa, debba sempre essere "riconquistata" il giorno successivo, come se ci fosse un annullamento della memoria, senza più l’appartenenza ad una comunità di destino, come se il sentimento comunitario democraticamente attivato verso tutti, indifferentemente dalla razza, dall’appartenenza religiosa e…. come cita l’art.3 della nostra Costituzione, fosse continuamente minacciato non dal Coronavirus, ma da un’altra pandemia pericolosa, ovvero il delirio e la follia più oscura a minaccia di una fragile "salute mentale sociale".





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