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RAMI MALEK

A gonfie vele

di Tommaso Martinelli

Numero 198 - Aprile 2019

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Da meno di un anno, il suo nome risuona nelle teste di milioni di persone grazie ad una prova attoriale che è stata in grado di fargli aggiudicare il suo primo (e meritato) Oscar


È senza ombra di dubbio l’attore del momento. Quando ha vinto il suo Primo Oscar, per l’incredibile interpretazione di Freddie Mercury nel film “Bohemian Rhapsody”, la prima persona che Rami Malek ha ringraziato è stata la sua fidanzata Lucy Boynton. All’attrice, conosciuta sul set del film, Rami ha urlato: «Sei un’attrice incredibilmente talentuosa e mi hai rubato il cuore». Una favola con un lieto fine per Malek, che è diventato il primo arabo americano a essere premiato dall’Accademy Awards, che dopo essersi misurato con diversi lavoretti per poter sbarcare il lunario, oggi è uno dei volti di punta di Hollywood.

Quanto è stato difficile portare Freddie Mercury sul grande schermo?

“È stato particolarmente complicato, molto più di quanto credessi in un primo momento. Certo, avevo già messo in conto che non sarebbe stata una passeggiata interpretare un uomo realmente esistito e per di più di fama mondiale come Mercury. Freddie, non era solo un musicista rivoluzionario, era anche un uomo alla ricerca di un senso di appartenenza. Non nascondo che ho vissuto il tutto con un grande senso di responsabilità.”-taglio-

Come mai?

“Freddie Mercury, da molti, era considerato un mito. Ha significato tanto per molte persone, non solo per i suoi fans. In molti, infatti, lo consideravano una divinità della musica. Di conseguenza, nel mio piccolo, il mio obiettivo era quello di rendere giustizia all’eredità di Freddie Mercury. Volevo ottenere il massimo da me stesso per restituirlo a lui. Volevo fare questo film, più di ogni altra cosa, anche quando nessuno ci credeva e non c’erano finanziamenti: per questo motivo oggi mi sto godendo al massimo i risultati che sta ottenendo ovunque.”

Ci racconti qualche aneddoto legato alle riprese?

“Vi confesso che la scena più difficile è stata sicuramente quella della storica performance dei Queen al Live Aid nel 1985, perché ci tenevamo tutti che fosse perfetta, visto che in quel periodo Freddie stava molto male ed era importante restituirlo fedelmente al pubblico. Abbiamo girato una canzone al giorno di quell’esibizione e c’erano macchine da presa ovunque. La cosa curiosa, inoltre, è che i veri fan dei Queen sono poi stati scelti per apparire nel film come comparse e ogni volta che finivamo una canzone, sentivamo di aver dato vita qualcosa che ci univa sempre di più.”

Come sei riuscito a entrare nei suoi panni?

“Mi sono letteralmente immedesimato in lui, sono entrato completamente nella sua vita e ho cercato di dare il meglio. Mi sono trasferito a Londra, dove ho preso lezioni di canto e di piano. Non solo, ho voluto prendere lezioni di ballo e ho avuto due persone a disposizione che mi hanno seguito in tutte le varie fasi della preparazione. Il primo mi ha spiegato come muovermi sul palcoscenico mentre il secondo mi ha insegnato a parlare esattamente come lui. Questo film è stata una continua scoperta per me, così come lo è stato l’intero processo interpretativo.”

Cosa sei riuscito a scoprire di Freddie di cui non eri a conoscenza?

“Partendo dal presupposto che tutti conoscono l’audacia e l’impertinenza che caratterizzavano la sua originale personalità, sono quasi certo che nessuno lo conoscesse nel profondo. Della sua intimità, infatti, non si sa nulla di così certo. C’erano molte cose di lui che non sapevo. Non sapevo che il suo vero nome fosse Farrokh Bulsara ma non sapevo neanche nulla del suo rapporto con la famiglia o di questo suo intenso legame d’amore con la sua Mary Austin. La cosa che più di tutte mi ha colpito, però, è un’altra...”

Quale?

“La sua storia, al di là delle indubbie capacità artistiche e a prescindere dalla sua identità sessuale, la trovo di una bellezza disarmante. La costante ricerca da parte di quest’uomo della sua identità è un elemento affascinante. Insomma, è un elemento in cui mi rispecchio molto. Pochi sanno che io sono americano di prima generazione, ma la mia famiglia d’origine proviene dall’Egitto. Per questo motivo, sono felice di sentirmi un mix di tante culture, ognuna di esse a suo modo di rende speciale.”

Generalmente cosa ti spinge ad accettare una parte?

“Per quanto mi riguarda, da sempre cerco di accettare ruoli che possano permettermi di sentirmi orgoglioso di quello che ho fatto. Ho sempre cercato ruoli che non fossero mai fini a se stessi, ma che in qualche modo potessero scuotere il prossimo. Ovviamente, sono consapevole del fatto che gli attori si trovano a dover accettare dei ruoli contro la loro volontà, magari perché hanno bisogno di soldi. Purtroppo succede. La verità è che mi piacciono le sfide. Mi piace lavorare con persone che a loro volta amano le sfide.”

Quando non lavori come trascorri il tuo tempo libero?

“Con la mia famiglia, sono molto legato alla mia mamma che per me rappresenta un insostituibile punto di riferimento.”

In amore come sei?

“Protettivo ed estremamente fiero della persona che ho accanto.”

Sarai consapevole del fatto che sei uno dei nuovi sex-symbol. Come la vivi?

“Con un grande senso di leggerezza, consapevole del fatto che faccia parte del gioco.”

Come guardi al futuro?

“Oggi con ottimismo. Dopotutto, mi sforzavo di farlo anche anni fa, quando mi misuravo con tantissimi lavoretti pur di mettere qualche soldo da parte per inseguire quel sogno che oggi è diventato realtà.”

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“Ogni volta che finivamo una canzone, sentivamo di aver dato vita qualcosa che ci univa sempre di più”

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