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Ragione e Pedagogia

di Pasquale Matrone

numero 178 - Giugno 2017

La libertà è una conquista, da realizzare per gradi successivi di consapevolezza e di sviluppo personale...


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Si cresce, naturalmente, non in astratto, né tanto meno con l’acquisizione di un bagaglio di teorie sofisticate e ben argomentate, bensì radicando sé stessi nel presente e nella Storia; si matura, infatti, solo prendendo atto del mutamento e facendosene attori responsabili. Nel flusso di una realtà in perenne divenire, il pensiero è costretto a confrontarsi senza sosta con gli eventi e, all’occorrenza, a rimettere sé stesso in discussione. La ragione che, ieri, era capace di governare l’esistenza con sicurezza quasi arrogante, non può sottrarsi, oggi, a un autoesame mirato a percepire, dentro la propria natura, carenze difetti… Deve farsi, perciò, problematica, meno disinvolta, disposta ad assecondare ritmi di una realtà sempre più mobile. -taglio- Solo così potrà essere in grado di costruire un nuovo percorso esistenziale, un modo originale di pilotare la Storia, una Pedagogia capace di ripensare l’opera educativa e di affrancarsi da ogni mortificante e dannosa subalternità a qualsivoglia ideologia. Se saprà rinnovarsi, liberandosi altresì dalle catene del determinismo che la vorrebbe prigioniera dei suoi stessi meccanismi costitutivi, la ragione troverà vigore, recuperando la sua dimensione d’ intelligenza il cui potenziale risulta prezioso come il più efficace dei farmaci. Perché l’intelligenza: non tollera tiranni; rifiuta ogni sorta di conformismo; è refrattaria a dogmi e a schemi precostituiti; è disposta ad aprirsi al possibile e all’inesplorato; è pronta a progettare, con fantasia e creatività, una vita meno rassegnata alla precarietà e resa più sana da un’ iniezione di coscienza; -taglio2- non si lascia incantare dalla fumosità delle mode; e, soprattutto, sa affrontare criticità ostacoli e problemi, considerandoli, anziché un limite, vera e propria base di partenza per traguardi sempre più ampi e costruttivi. Ragione problematica, dunque, pronta a rimettersi in gioco, ma mai arrendevole, rinunciataria, disorientata. Ragione libera. E, con essa, una nuova e libera Pedagogia, adatta a riappropriarsi del ruolo che le compete e che, a più riprese, specie in questi ultimi decenni, è stato oggetto di astute e programmate aggressioni. Una Pedagogia che, mai dubbiosa in merito alla meta da raggiungere, sappia finalmente trovare il giusto equilibrio tra tecnica e creatività, tra rigore scientifico e bisogni dell’anima.





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