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Pensiero libero

di Alfredo Salucci

Numero 196 - Febbraio 2019

Per tolleranza religiosa, e non solo, si intende il desiderio di comunicare in modo non ostile con persone che la pensano diversamente da noi


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Per tolleranza religiosa, e non solo, si intende il desiderio di comunicare in modo non ostile con persone che la pensano diversamente da noi. Questo concetto è preso in seria considerazione solo dal Sedicesimo secolo in poi, quando alcuni pensatori ritennero inammissibile mandare al rogo una persona per il solo fatto di non concordare sull’interpretazione delle Sacre Scritture fatta dalla sua Chiesa di appartenenza. La Riforma e il Calvinismo nonostante avessero apportato profonde modifiche in campo religioso, rispetto al Cattolicesimo, sul tema della tolleranza, dopo le prime prese di posizione a favore di un pluralismo religioso, sia Lutero sia Calvino finirono per attuare la stessa intransigenza che applicava la Chiesa di Roma contro i cosiddetti eretici. -taglio-Per chi la pensava diversamente e non si ravvedeva dopo due ammonizioni, come aveva suggerito l’apostolo Paolo, era considerato un eretico pertinace che andava condannato, anche con la pena di morte. Contro quest’atteggiamento intransigente, cominciarono a levarsi le prime voci nel Sedicesimo secolo. Erano soprattutto umanisti che, attraverso la riscoperta del mondo classino, riaffermavano il ruolo dell’individuo, dei suoi valori e soprattutto dei suoi diritti. Uno degli umanisti più celebri che si schierò a favore della tolleranza religiosa fu Erasmo da Rotterdam. Per Erasmo non si può essere cristiani se non si è pacifici. Inoltre, asseriva che la scienza gonfia, la teologia quindi porta a dividere. Se vogliamo restare in pace, non bisogna esagerare con la teologia, con il dogmatismo e con la smania di conoscere tutto. Questa è una pretesa difficilmente colmabile, per cui è bene lasciare una parte dell’inconoscibile all’inconosciuto. L’eretico per Erasmo è chi sbaglia per malizia, in modo intenzionale. La maggioranza degli eretici però è errante, ossia in errore, ma non è maliziosa, quindi, non deve essere condannata. E ricorda un detto latino: “Ciascuno fa la sua fortuna”. A significare che la scelta di vita, compresa quella religiosa, è un fatto personale non un’imposizione. Altro umanista a favore della tolleranza religiosa è Sébastien Castellion. Castellion era un teologo francese, filologo e conoscitore delle lingue antiche, greco e latino in particolare. Tra le sue opere più importanti si annoverano la traduzione della Bibbia e La persecuzione degli eretici; di religione protestante fu molto vicino all’irenismo erasmiano. Per Castellion l’eretico è chi la -taglio2-pensa diversamente da noi su temi di carattere religioso. Castellion si pose una domanda: chi è veramente l’eretico, considerato che io sono eretico per un’altra religione e chi appartiene a un’altra religione è eretico per la mia? Chi ci assicura che la mia interpretazione della Sacra Scrittura è corretta, mentre l’interpretazione di chi è ritenuto eretico no? Così relativizza l’eresia: siamo tutti eretici. Per Sébastien Castellion le scritture sono oscure, la loro interpretazione non è semplice. Bisogna stare molto attenti a ritenere tutto chiaro, evidente. Non è così. Non tutte le parole del Vangelo, poi, sono di Dio, ma anche degli apostoli, quindi c’è necessità di discernere tra le parole di Dio e quelle degli apostoli. Per questo la ragione è fallibile, teoria del fallibilismo, e non si può avere la pretesa di essere necessariamente nel giusto. Una cosa però è certa: Cristo ha sempre invitato alla tolleranza, non ha mai consentito agli apostoli di intervenire con la spada contro chi li aggrediva verbalmente o fisicamente. A difesa della sua teoria sulla tolleranza religiosa Castellion ricorda la parabola della zizzania dell’apostolo Matteo. In questa parabola è chiaro il messaggio di Cristo. Grano e zizzania (credenti ed eretici) devono crescere insieme e nessuno deve estirpare la zizzania. Solo a Dio spetterà nel momento della mietitura, ossia alla fine dei tempi, di dividerli. È chiara quindi la volontà di Dio: gli eretici non devono essere eliminati, uccisi. E Castellion aggiunge che mandando al rogo gli eretici oltre che andare contro la volontà di Dio, si commetterebbe un altro grave peccato: quello di togliere all’eretico definitivamente la possibilità che col tempo possa ravvedersi.





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