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Passionalità e affinità!

di Angelo Luongo

Numero 176 - Aprile 2017

“Il Mondo Tace” è il nuovo EP dei The Panicles: sei pezzi frutto delle esperienze che i componenti della band hanno vissuto e condiviso negli ultimi sei mesi


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Passione, tanta, ed affinità musicale: questi i tratti che uniscono i The Panicles, gruppo di amici (prima) e musicale (poi), nato a Venezia nel 2008. Dopo anni di sacrifici toccano l’apice con l’apertura del concerto dei Deep Purple nel 2013 e la positivissima partecipazione alle Auditions di X-Factor 9. L’ultimo progetto della band si intitola “Il Mondo Tace”, un lavoro quasi totalmente homemade, coerente con le idee e le peculiarità dei componenti del gruppo, come sempre costantemente in simbiosi...

Ad inizio Marzo è uscito il vostro nuovo EP, “Il Mondo Tace”: di cosa tratta e come mai questo titolo?

“Innanzitutto sono sei pezzi, tutti legati fra loro da un filo comune. Abbiamo deciso di fare un EP nonostante avessimo comunque prodotto altri brani perché volevamo essere più coerenti possibile quindi mettere insieme le canzoni che avesse più senso raggruppare. Il motivo del titolo sta proprio nell’omonima canzone che parla fondamentalmente di quel caos in cui siamo immersi ogni giorno, caos fatto informazioni, di notizie che continuano a propinarci e che ci distraggono dalla vita reale. E una delle poche cose che riesce a riportarci alla realtà è appunto l’amore per la propria metà, che riesce a distrarci e allontanarci da tale realtà virtuale.”

A proposito di album: cosa è cambiato personalmente e artisticamente dalla pubblicazione del vostro primo album, nel 2013? -taglio- “Posso dire, nonostante all’epoca non facessi ancora parte del gruppo, che il primo è stato un album registrato con un produttore e con una casa discografica, quindi un’esperienza comunque importante. Quest’ultimo album invece è quasi autoprodotto, perché a parte l’aiuto di un nostro amico produttore – che colgo l’occasione per ringraziare - è molto homemade se vogliamo…”

Facciamo un passo indietro: come nasce il gruppo “The Panicles” e cosa vi unisce musicalmente parlando?

“I Panicles nascono quasi dieci anni fa, nel 2008, come un po’ tutti i gruppi musicali, ovvero da un gruppo di amici con la passione per la musica, dopo si è trasformato in qualcosa di veramente serio. Al giorno d’oggi ci lega molto l’affinità musicale: riusciamo sempre a trovare un’intesa dal punto di vista delle strutture, sensazioni che personalmente non avevo mai provato prima, nonostante i differenti gusti musicali.”

Tanti i progetti e le manifestazioni a cui avete preso parte, ma quale di questi vi ha lasciato il ricordo più bello?

“Personalmente ricordo con maggiore entusiasmo il Bastianich Music Festival, tenutosi l’estate dell’anno scorso a Cividale del Friuli, nelle tenute di Joe Bastianich. È stato bellissimo perché era un Festival che aveva come scopo quello di devolvere tutto il ricavato in beneficenza, la situazione che si era creata era quasi surreale: la gente sotto al palco entusiasta che ballava e si divertiva ascoltandoci suonare, tutto mentre eravamo circondati da artisti di importanza internazionale. Insomma un’esperienza fantastica!”

Che tipo di musica ti (e vi) piace di più ascoltare e quali sono i tuoi (e i vostri) artisti di riferimento? -taglio2- “Personalmente in adolescenza ero più ‘metallaro’. Da un po’ di anni sono orientato più verso il pop-rock, quindi U2, John Mayer ecc., mi piace anche guardare il punto di vista della produzione e gli aspetti più tecnici. Manuel, il batterista, ascolta tantissimi generi musicali diversi tuttavia è un amante del prog. Mik, il cantante chitarrista è un amante folle degli U2 e ascolta anche Radiohead, The Black Keys e un po’ tutto quel genere lì…”

Com’è stata l’esperienza ad X-Factor e quanto ha contato secondo te nel prosieguo del vostro percorso artistico?

“E stata un’esperienza molto dura dal punto di vista psicofisico perché tante volte bisognava spostarsi nelle varie città per fare le prove nei palasport e anche solo per 5 minuti di esibizione si viaggiava per giornate intere, tuttavia è stata un’esperienza importante anche per capire come funzionano alcune situazioni e un certo tipo di dinamiche in Italia e nel mondo televisivo.”

Alla luce del percorso fatto fin’ora, come descriveresti in soldoni il vostro approccio alla musica?

“Il nostro è un approccio senza dubbio passionale perché senza passione non avremmo fatto neanche quest’ultimo disco. Dopo sicuramente lo star bene insieme, che conta tantissimo se si vogliono ottenere dei risultati… se così non fosse sarebbe difficile far venir fuori le idee e metterle insieme.”

Come ti vedi (e vi vedete) artisticamente fra dieci anni? Hai un sogno nel cassetto, per te e per il gruppo?

“Sarebbe il massimo cominciare ad aprire concerti di artisti importanti con continuità, e non solo sporadicamente come è stato in questi anni… Sarà dura ma ce la metteremo tutta per riuscire nell’intento!”





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