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Pane e surf

di Luca Guerrasio

Numero 205 - Dicembre 2019

È uno dei surfisti più conosciuti del mondo, la sua e una passione nata quasi per caso...ecco cosa ci ha raccontato


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Quando si parla di surfisti italiani, fare il suo nome e d’obbligo: Leonardo Fioravanti rappresenta l’Italia in tutto il mondo ed onda su onda è riuscito a diventare uno dei punti di riferimento di questo sport. Basti pensare che Leonardo, non molto tempo fa, ha letteralmente stracciato Kelly Slater, una leggenda per questa disciplina, il surfista americano è infatti quello che ha vinto più titoli in assoluto. Leonardo, che ha da pochissimo compiuto 20 anni, ha davvero un talento naturale… diciamo che l’acqua e la tavola stanno a lui come le ali stanno a gli uccelli. La sua è certamente una vita incredibile, proprio come leggerete in questa intervista esclusiva, una vita fatta di viaggi in lungo e in largo e di esperienze che hanno dell’incredibile; come surfare al tramonto nell’oceano pacifico sulle coste hawaiane. Inoltre, secondo gli esperti del settore, essendo che il surf diventerà uno sport olimpico, il nome di Leonardo risuonerà ancora più forte, anche se lui ha dichiarato di non sentire il peso della cosa anzi, non vede l’ora di portare la bandiera italiana sul podio più alto dei giochi olimpici. Quindi se avete immaginato il surf sempre come un mero passatempo, dopo aver letto questa intervista capirete che la situazione è molto seria ed impegnativa; infatti, il surf è una disciplina di atleti: se non ti alleni abbastanza e con costanza non è possibile reggere i ritmi estenuanti delle gare. Tra un viaggio e l’altro incontriamo Leonardo a Milano...-taglio-

Il surf non è uno sport molto comune in Italia, quando è iniziato il tuo percorso?

“Ho iniziato davvero molto presto, avevo circa sei anni, anche se devo ammettere di non avere dei ricordi molto chiari della prima volta che ho toccato una tavola da surf. Ricordo, però, la sensazione che provavo quando andavo con mio fratello al mare e lo vedevo cavalcare quelle onde, rimanevo lì a guardarlo per ore ed ore. Tutto ha avuto inizio a Cerveteri, le onde erano piccole lì, ma l’emozione che provavo su quella tavola era incredibile, per questo ho scelto poi di continuare.”

Quando hai capito che questo incredibile sport sarebbe potuto diventare il tuo “lavoro”?

“L’ho capito quando ho iniziato a confrontarmi con quelli più bravi di me e riuscivo a tenergli testa. Dopodiché si sono aggiunti i primi viaggi, è stato questo un cambiamento radicale nella mia vita da adolescente, ma devo dire di essere riuscito subito ad adattarmi. Inoltre, per stare al passo con gli studi, frequentavo una scuola online per privatisti. L’unico tasto dolente di questa indipendenza precoce è stato il fatto di essere considerato ‘diverso’ da quelli della mia età; a quindici anni avevo già girato mezzo mondo e avevo argomenti diversi. La cosa bella, invece, è stato il fatto di essere entrato in contatto subito con culture e persone diverse, e questa è stata la scuola migliore che potessi frequentare.”

La tua famiglia che ruolo ha avuto?

“La mia famiglia è stata di fondamentale importanza, mi ha sempre sostenuto a distanza, nel senso che seguivano tutte le mie gare ed i miei spostamenti ma senza mai farmi avvertire nessun tipo di pressione. Sono i miei tifosi numeri uno e so che su di loro posso sempre contare.”

Com’è una tua giornata tipo?

“Beh, credo simile a quella di molti altri sportivi: sveglia presto, colazione bilanciata, allenamenti due volte al giorno e poi riposo. Per il surf, non esiste una stagione sportiva, perché basta spostarsi in giro per il mondo e si trova sempre un posto dove poter gareggiare. Quindi in linea di massima non è consigliato condurre una vita sregolata. Oggi poi il livello e la competitività sono talmente alti che se non ti alleni ogni giorno rimani indietro: devi spingerti sempre al massimo perché se vuoi arrivare al livello degli altri non puoi permetterti di riposarti.”

Prima hai accennato al fatto che hai iniziato giovanissimo a girare il mondo, oltre la tua casa in Italia, esiste un altro -taglio2-posto cui ti senti legato come se fosse una seconda casa?

“Eh, domanda complicata cui rispondere poiché posso definirmi un cittadino del mondo a tutti gli effetti. Detto questo, da maggio fino a ottobre sto con mia mamma in Francia, lei si e trasferita lì da un bel po’ di anni. Il resto dell’anno lo passo tra le Hawaii e l’Australia.”

E l’Italia?

“L’Italia la vivo poco, e non penso potrei mai pensare di stazionarmi qui di nuovo come quando ero bambino. Da premettere che è uno dei posti più belli del mondo, ma ormai è come se non fossi più abituato... non so come spiegarlo, però di sicuro il mio cuore è e resterà per sempre italianissimo!”

Nel surf esistono diversi approcci, tu che tipo di surfista sei?

“Ammetto di essere un tipo abbastanza competitivo in generale, anche quando gioco a beach volley sulla spiaggia con gli amici voglio vincere. Per me la competizione è tutto! Sono cresciuto competitivo, ho sempre seguito mio fratello e i suoi amici più grandi, cercando di fare quello che facevano loro. Sono nato così: o primo o niente. Crescendo, ho imparato anche a perdere, ma se non vinco non riesco a essere felice, per me la vittoria è tutto. Ogni giorno io mi alleno per vincere.”

Secondo te, può esistere un’amicizia sincera nel mondo dello sport?

“Potrebbe, ma è una cosa decisamente molto rara. Ho tantissimi amici nel mondo del surf, ma sono legami particolari. L’amicizia è un sentimento che va coltivato giorno dopo giorno, noi passiamo molte ore sulla tavola ed in alto mare e siamo talmente concentrati sul da farsi che non c’è il tempo di poter parlare di noi stessi in maniera approfondita. Reputo amici veri quelli dell’infanzia, che in tutti questi anni, anche solo con un messaggio, ogni giorno mi hanno fatto sentire la loro presenza ed il loro sostegno.”

Chi è il tuo punto di riferimento nel mondo del surf?

“Sicuramente il brasiliano Gabriel Medina e John John Florence, l’americano. Sono gli avversari più temibili, ma la loro bravura è innegabile, infatti, ogni qual volta ci incontriamo cerco sempre di rubare qualcosina.”

Prossimi impegni?

“Ho fatto una toccata e fuga qui in Italia, ma poi partirò subito per le Hawaii... lì resterò per qualche mese poiché parteciperò a diverse competizioni. Speriamo bene!”


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