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Palazzo Zevallos di Stigliano

di Yvonne Carbonaro

Numero 198 - Aprile 2019

La storia di un bellissimo edificio del ‘600 da residenza gentilizia a sede bancaria fino all’attuale destinazione a Museo d’Arte che si raccomanda di visitare


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Agli inizi del ‘600 un oscuro mercante spagnolo enormemente arricchitosi con vari traffici alla corte del viceré volle costruirsi un sontuoso palazzo nella via più elegante: via Toledo, tanto sontuoso da meravigliare i suoi contemporanei. Riuscì ad acquistare nel 1639 anche il titolo di duca di Ostuni, feudo dove si ritirò a vivere. Il figlio dopo aver dilapidato le sostanze paterne vendette nel 1653 il palazzo ad un vecchio socio del padre il fiammingo Vandeneyden, a sua volta arricchitosi svolgendo attività di usura e di arrendatore (cioè di esattore delle tasse per la corona spagnola). Quando, alla sua morte, il fratello Jan eredita le sue fortune, continua le stesse lucrose attività e aumenta le proprie sostanze al punto da comperare il titolo di marchese per il figlio Ferdinando. Grazie al mercante e collezionista d’arte fiammingo Gaspare Roomer si impegna anche nel commercio di importazione a Napoli di quadri fiamminghi ed esportazione in Europa di lavori dei maestri italiani raccogliendo a sua volta una preziosa collezione d’arte che si arricchisce con la ricca eredità di dipinti lasciatagli dallo stesso Roomer. Ferdinando, uomo di raffinata cultura e di enormi ricchezze, entrato nella società aristocratica in quanto neo-marchese, sposa la nobildonna Olimpia Piccolomini da cui ha tre figlie femmine. -taglio-Per le sue condizioni di salute i medici gli consigliano di andare a vivere in un luogo dove possa respirare aria più pura rispetto al centro della città. Acquista un vasto suolo al Vomero e si fa costruire un’ampia villa circondata di verde dove si ritira a vivere dopo averla elegantemente arredata e riempita di opere d’arte. Luca Giordano a cui era stato dato l’incarico di inventariare i dipinti di proprietà della famiglia, oltre a realizzare delle opere per il palazzo in città (oggi perdute), dipingerà due grandi tele per i soffitti della villa lì ancora ben conservati. Una delle figlie muore. Le altre due sposeranno dei principi. Elisabetta va a nozze con il principe di Belvedere e riceve la villa del Vomero che prende così il nome di Villa Belvedere; Giovanna sposa Giuliano, principe Colonna di Stigliano, e riceve in dote il Palazzo Zevallos e la metà dei preziosi quadri di famiglia. Il Palazzo, chiamato quindi “dei principi di Stigliano”, diventa luogo di ricevimenti e di fastosa vita mondana. Con gli eredi subisce divisioni, cambi di proprietari e trasformazioni sia negli interni che nella facciata. Risalgono alla prima metà dell’800 le decorazioni di Giuseppe Cammarano e di Gennaro Aveta. Successivamente viene acquistato dalla Banca Commerciale Italiana. È l’architetto Luigi Platania ad apportare le modifiche per adattarlo a struttura bancaria. Il cortile seicentesco viene trasformato in salone per il pubblico e coperto con un bellissimo lucernario liberty di vetro e vari altri elementi nello stesso stile che gli conferiscono un aspetto più aderente ai gusti dell’epoca. Da alcuni decenni, non essendo più sede bancaria, è rientrato a far parte della rete Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, che in vari edifici storici in tutta Italia raccoglie -taglio2-le collezioni di opere d’arte che sono patrimonio dell’Istituto. Nel Palazzo Zevallos sono esposte in permanenza opere di grande rilievo come il “Martirio di Sant’Orsola” di Caravaggio, “Sansone e Dalila” di Artemisia Gentileschi e quadri di Bernardo Cavallino, Ribera, nature morte della fine del ‘600 e, per il ‘700, sono presenti tra gli altri Gaspare Traversi e Gaspar van Wittel con le sue meravigliose vedute della Napoli del suo tempo. Infine l’800 è rappresentato da una vasta scelta di Morelli, Mancini, Migliaro, Postiglione ecc. Un grande spazio è riservato all’arte di Gemito con terrecotte, bronzi e disegni. A rotazione vi si avvicendano bellissime ed importanti mostre temporanee. La più recente è: “Rubens, Van Dick, Ribera – la collezione di un principe”, così intitolata perché vi sono stati esposti molti dipinti che ai tempi del principe Colonna adornavano le sale del Palazzo Zevallos di Stigliano giunti in eredità dai Vandeneyden, poi disperse in musei e collezioni nel mondo. Tra le opere più importanti, temporaneamente “tornate a casa”, domina “Il banchetto di Erode” di Peter Paul Rubens, e ancora splendidi dipinti di Aniello Falcone, Luca Giordano, Mattia Preti, Ribera, Massimo Stanzione, Salvator Rosa, Van Dick e vari fiamminghi, una trentina di preziosissime tele che ci riportano agli splendori dell’immensa collezione Vandenyden, all’epoca in cui le stesse arricchivano la prestigiosa dimora di via Toledo. Che dire? Con amarezza viene da pensare che mentre città come Firenze hanno avuto la fortuna di conservare le splendide raccolte dei Medici, i grandi patrimoni di arte di Napoli sono andati troppo spesso dispersi.


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