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Paestum

di Yvonne Carbonaro

Numero 179 - Luglio-Agosto 2017

Un vasto Parco Archeologico con templi dorici, una città greca per secoli dimenticata, un Museo ricco di pregevoli tesori, ampie spiagge di sabbia sottile e una meravigliosa mozzarella di bufala


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Dal 1998 il complesso è iscritto nel patrimonio Unesco. Dal 2014 è Parco Archeologico. Il Parco comprende la zona dei Templi cinto da mura greche e il Museo Archeologico Nazionale, ampliato, riorganizzato e riaperto da alcuni anni. Dal 2005 è sotto la direzione di Gabriel Zuchtriege. Rientra nel comune di Capaccio Paestum, a circa 30 chilometri a sud di Salerno nella Piana del Sele. Una lussureggiante pineta divide gli scavi dalla costa dove si estendono chilometri di spiaggia con sabbia sottile. Dopo secoli di abbandono dovuti ad un progressivo insabbiamento in epoca romana, nell’XI secolo sul culto pagano di Hera Argiva a cui era sacra la melagrana, in base ad un processo di assimilazione e di sincretismo religioso, fu edificata la Cattedrale della Madonna del Granato. L’antico insediamento greco-romano fu riscoperto al tempo di Carlo di Borbone e da allora divenne meta del Grand Tour, pur trattandosi allora di una zona malarica. I tre grandiosi templi dorici, giunti in ottime condizioni sono esempi unici dell'architettura magno-greca, raffigurati da tantissimi artisti. Maiuri scrisse che il tempio (detto di Nettuno), è il più perfetto e integro di tutta l’architettura greca-mediterranea. Il tempio dedicato ad Athena è stato edificato verso la fine del VI secolo a.C ed è stato erroneamente attribuito a Cerere. -taglio- Il tempio di Hera è il più antico tra i tre templi di Paestum e a lungo è stato considerato una basilica romana. Sono state via via portate alla luce le varie parti della città come l’ekkesiasterion greco del 480-470 a.C., cioè la sede delle assemblee cittadine, costituito da una gradinata a pianta circolare, l’antico impianto urbanistico oltre alle sovrapposizioni romane quali il foro, la curia, l’anfiteatro, gli isolati con le abitazioni. Tra la fine degli anni 60 e l'inizio dei 70 del ‘900, vennero scavate le numerose e ricchissime necropoli di Paestum, tra cui la eccezionale Tomba del Tuffatore, (480-470 a.C.), esempio unico di pittura greca di età classica e della Magna Grecia, con la raffigurazione di un tuffatore, interpretata come la transizione dalla vita al regno dei morti. Nel Museo si possono ammirare anche le numerose tombe affrescate del periodo lucano: le più antiche sono decorate solo con fasce, corone o rami; le successive presentano guerrieri su un cocchio da guerra o a cavallo con elmo e corazza sulle tombe maschili ed elementi decorativi su quelle femminili. Molto interessante è il ciclo delle metope provenienti dall'Heraion alla foce del Sele, dove sbarcarono i coloni greci, realizzate tra il 570 e il 560 a.C. con bassorilievi su divinità della mitologia, episodi e personaggi della guerra di Troia. I ricchi corredi funerari presentano splendidi bronzi finemente lavorati e preziosi vasi di ceramica artisticamente dipinta sia di fattura greca che di produzione locale, tra cui meravigliosi vasi da corredo matrimoniale composti di più parti. -taglio2- La riorganizzazione del Parco e del Museo attira oggi numerosi visitatori italiani e stranieri e tante scuole. Le visite hanno luogo sia di giorno che di sera quando una suggestiva illuminazione crea un’atmosfera magica. Di recente la visita a Paestum ha costituito il Primo Premio per le scuole secondarie della Campania che hanno partecipato al Concorso di Teatro indetto dalla Consulta Regionale Femminile della Campania, rappresentata da Simona Ricciardelli, Laura Capobianco e Anna Maria Scardaccione, sul tema della figura della donna nella cultura classica. Ha partecipato alla visita la Presidente della Giunta Regionale Rosetta D’Amelio, sempre attenta alle tematiche femminili e giovanili. Le classi vincitrici hanno goduto del trasporto in pullman, della eccezionale visita guidata alla zona archeologica e al Museo a cura della dottoressa Laura Del Verme, autrice di una breve ma illuminante guida sul sito che, tra le altre cose, ha parlato delle ricerche in atto per recuperare la rosa di Paestum, da cui gli antichi ricavavano un prezioso e ricercatissimo profumo. I ragazzi sono stati quindi trasferiti nella tenuta Vannullo per la visita ai luoghi di lavorazione della mozzarella di bufala (e alla degustazione) che nel territorio può annoverare un prodotto di altissima qualità. Le bufale in quella zona paludosa erano gli unici animali in grado di resistere alla malaria. Con lo stesso procedimento già seguito per la produzione del latticino di mucca dei Monti Lattari, da tempi remoti si è cominciato a realizzare la “mozza” cioè il latticino di bufala a pasta filata che viene “mozzata” in piccole porzioni: le nostre “mozzarelle”.


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