"Winners take it all" si dice negli States, e soprattutto la Storia, diciamo noi, la scrivono i vincitori, col risultato che saranno in molti a credere nella favola del Presidente biondo platino di essere riuscito a risolvere il conflitto una volta per tutte. Effettivamente così sarebbe stato facile, chissà perché nessuno ci aveva pensato prima...
Quello che sta succedendo tra Israele e Palestina è un evento storico terribile, esecrabile e vergognoso, che ci mette inevitabilmente davanti alla necessità di fare i conti con la Storia, ed al ruolo che dinanzi a questa stiamo giocando.-taglio- Come già per Russia e Ucraina, anche se con modalità, motivazioni e caratteristiche molto diverse, ancora una volta troviamo due popoli vicini con tanti elementi in comune, che invece di basare su questo le proprie relazioni, si accaniscono sulle proprie differenze, arrivando ad odiarsi a tal punto da volere la morte, la cancellazione, l'anniemtamento dell'altro. E quindi bombe su bombe, missili su missili, morti su morti. In Europa e nel mondo c'è chi, stavolta come in tante altre precedenti, non ci sta a girarsi dall'altra parte e lotta giorno dopo giorno, coi mezzi che ha, per pace, libertà, democrazia e per il generale diritto di esistere e di vivere come meglio si vuole e si può. Accanto, tuttavia, a questa minoranza, ci sono poi tanti (troppi?) altri, che stanno avidamente seguendo la questione israelo-palestinese sugli autorevoli profili social di influencer nostrani che, manicheamente, hanno finalmente chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi dopo mesi di incertezze, così da potersi finalmente schierare e scendere (per un giorno, sia ben chiaro) in piazza a protestare. L'elemento cruciale di questo diffuso atteggiamento è da rintracciarsi appunto nel tempo trascorso, nei mesi passati a far si che fosse finalmente chiaro per tutti chi stesse agendo contro ogni diritto internazionale, violando libertà ed uccidendo gente indifesa. "Ma come, gli ebrei, che tanto hanno storicamente sofferto, oggi sono in grado di infliggere una simile atrocità ad un altro popolo?": diciamolo, è stato il pensiero di molti, che tra una fetta di anguria ed un cruciverba non riuscivano a capacitarsi di tale cortocircuito, finendo per posticipare l'ardua sentenza al rientro settembrino. E intanto la gente è morta. E intanto sono morti migliaia di bambini. E intanto una popolazione è stata quasi sterminata e depredata del proprio territorio. E intanto facevamo tuffi e spiaggiate, distesi a prendere il sole. Ora però ci siamo, eccoci pronti a scendere per un giorno intero in piazza, ad occupare università almeno fino al primo appello, a scioperare per 24 ore proprio di venerdì così da fare ponte: che tristezza che siamo noi italiani, che tristezza ridurre tutto ad un senso di partecipazione che dura meno di un hangover, -taglio2- felici di metterci a posto con la nostra coscienza per qualche coro urlato, un post sui social, e la bandiera tricolore col triangolo rosso messa come foto profilo WhatsApp. Il conflitto in Medio Oriente è una delle piaghe che ci siamo portati dietro dalla seconda metà del '900 e che non siamo riusciti neanche minimamente a risanare. Non ci sono riusciti Clinton, Obama, Sharon, Arafat, Kofi Annan e tanti che ci hanno provato seriamente, proponendo soluzioni piuttosto che meri slogan e messaggi di cordoglio. Non avevamo alcuna fiducia che potesse riuscirci Trump, se non nella maniera che al momento sembra la più probabile, ovvero con l'eliminazione dei palestinesi e della Palestina per lasciare tutto agli amici israeliani. "Winners take it all" si dice negli States, e soprattutto la Storia, diciamo noi, la scrivono i vincitori, col risultato che saranno in molti a credere nella favola del Presidente biondo platino di essere riuscito a risolvere il conflitto una volta per tutte. Effettivamente così sarebbe stato facile, chissà perché nessuno ci aveva pensato prima... Sono passati quest'estate mesi tosti, terrificanti, difficili e quanto mai irrazionali, ma forse proprio per la loro complessità in troppi abbiamo deciso di sospendere il giudizio, di aspettare, di pensare alle meritate vacanze e alle belle giornate piuttosto che protestare tutti i giorni, occupare tutti gli spazi e bloccare il paese se necessario, pur di portare il Governo e l'Europa a fare qualcosa di realmente impattante. E così, sempre per non sentirci delle merde, non ci rimane che prendere questa "coda" della guerra per impegnarci in qualche modo, quando anche Hamas ha capito che non c'è più nulla da fare, così da dimostrarci sensibili e vicini al popolo palestinese. Qualcuno dirà "meglio tardi che mai", anche se il mai, forse, avrebbe paradossalmente avuto più dignità.