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Orizzonte glocal

di Lucia de Cristofaro

Numero 225 - Novembre 2021

In un mondo sempre più interconnesso, dove ci sentiamo tutti “cittadini del mondo”, uniti dagli stessi problemi e le stesse tragedie, la soggettività individuale e collettiva, a lungo legata al concetto di territorio, non è più rapportabile alla dimensione territoriale


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In un mondo sempre più interconnesso, dove ci sentiamo tutti “cittadini del mondo”, uniti dagli stessi problemi e le stesse tragedie, la soggettività individuale e collettiva, a lungo legata al concetto di territorio, non è più rapportabile alla dimensione territoriale. In tale ottica dovremmo riprendere in considerazione un passaggio fondamentale, -taglio-che già vari anni fa è stato acquisito socialmente ed anche economicamente, ovvero il passaggio dal “globale” al “glocal”, ovvero la fusione tra globalizzazione e localizzazione. È la glocalizzazione, infatti, che ha generato una fortissima mobilità di persone, idee e merci e ha modificato profondamente l’idea di cittadinanza e di appartenenza, dove il valore della relazione è diventato rilevante. Dalle diverse forme di mobilità e dalla caduta del concetto di confine, sono nati nuovi “popoli glocali”, gruppi di persone che si aggregano in rete e che hanno cominciato a immaginare e sentire le cose in comune, avendo per la prima volta l’opportunità di conoscere e di scegliere possibilità esistenziali e modelli di vita differenti e praticati da altri e altrove. Infatti, seguendo il pensiero “glocal”, non ci sono più i popoli nazionali, ma nuovi popoli glocali, i quali incontrandosi in rete, mettono in relazione le proprie esperienze, la propria cultura locale di appartenenza. Tali comunità oggi si definiscono “di sentimento”, la cui identità non è soltanto etnica, linguistica o politico-istituzionale, ma culturale e valoriale, nonché funzionale. Questi “popoli” glocal sono organizzati secondo logiche di civilizzazione, intendendo con questo termine aggregazioni antropologico-culturali che, mantenendo salda la propria identità, sono in grado di diffondere aspetti della propria cultura anche nelle altre. Tale riflessione ci ricollega al pensiero dei grandi della post-modernità glocal, ovvero Bauman, Beck, Castells, Amartya Sen. Il globale ed il locale possono essere visti, quindi, come i due lati della stessa medaglia. -taglio2- La glocalizzazione ritiene, infatti, che il fondamento della società in ogni epoca è stata ed è la comunità locale, dall'interazione degli individui, organizzati in gruppi sempre più allargati, presenti su un territorio. Prendiamo ad esempio gli italiani non solo sul territorio nazionale, ma in varie parti del mondo, che continuando a mantenere e tramandare alcune delle tradizioni identitarie, continuano a promuovere una cultura locale, fusa in una dimensione globale con le altre culture. Se si pensa che sono circa 250 milioni gli italiani nel mondo, si può immaginare la portata di questo processo culturale. “Credo che ciò che diventiamo dipende da quello che i nostri padri ci insegnano in momenti strani, quando in realtà non stanno cercando di insegnarci. Noi siamo formati da questi piccoli frammenti di saggezza." – affermava Umberto Eco, e sono proprio quei piccoli frammenti che rimanendo dentro di noi in qualsiasi dimensione ci troviamo, a favorire la glocalizzazione, che inizia la propria analisi dai sistemi semplici per arrivare ai più complessi, mentre la globalizzazione sembrerebbe privilegiare i sistemi complessi ignorando di fatto le implicazioni dei sottosistemi. La glocalizzazione pone al centro della sua "filosofia", l'individuo, la persona umana, il patrimonio locale materiale e immateriale della persona e del gruppo di appartenenza. Non ignora la dialettica che deriva dall'incontro-scontro dei vari gruppi all'interno della logica sistema-sottosistema, ma non perde mai di vista il micro nella sua relazione con il macro. Siamo profondamente convinti che sarà proprio questo nuovo modo di fondere individui e gruppi etnici, definiti nello spazio e nel tempo ad evitare distorsioni di una visione futura per tutta l’umanità, all’insegna del: "Think global, act local".





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