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Oliver Stone

Il coraggio di restare sé stessi

di Paola Trotta

Numero 216 - Dicembre 2020 Gennaio 2021

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Ha deciso di guardarsi indietro il grande regista statunitense, scrivendo la biografia “Cercando la luce” con cui svela i retroscena di quarant’anni di carriera. Ma passato questo amarcord ci sono presente e futuro a riempire le sue giornate, fatte di idee, politica, film e sport


Il regista, sceneggiatore e produttore, tre volte Premio Oscar, Oliver Stone, (74 anni), è stato una delle pochissime star internazionali presenti alla 77ª mostra del cinema di Venezia. In laguna è sbarcato non per presentare un film, ma il libro “Cercando la luce”, la sua autobiografia in cui mette a nudo i suoi primi 40 anni passando per il traumatico divorzio dei suoi genitori, la guerra del Vietnam, -taglio-la maturità inquieta, la nonna musa ispiratrice, gli anni della scrittura e della frustrazione per l’indifferenza degli Studios, fino al trionfo agli Oscar con Platoon nel 1987, cercando risposte a piccole grandi domande. In un ritratto dell’American Dream dolceamaro, ci sono anche mogli, amanti e vizi, in cui il cinema resta il centro della narrazione. Inseguito e applaudito dai fan, a Venezia ha ritirato il riconoscimento alla Carriera alla 18ª edizione del Premio Kinéo, ideato e diretto da Rosetta Sannelli, dichiarando “In Italia mi chiamate Maestro, mentre in America non sanno riconoscere certi meriti. Il vostro paese è bellissimo: voglio chiedere la cittadinanza italiana!” “Cercando la luce” è un’autobiografia parziale che arriva ai suoi 40 anni, fino alla Notte degli Oscar del 1987, quando con Platoon si portò a casa la statuetta per la migliore regia. Come mai questa scelta? “Avevo quarant’anni e quella fu la notte in cui realizzai il sogno di una vita, in cui le fatiche, i progetti portati avanti tra clamori e dolorosi insuccessi, l’ostinazione a girare film liberi dai condizionamenti dei poteri forti, trovarono soddisfazione. Infatti a finanziarlo non fu Hollywood ma fondi inglesi. Interrompo il racconto a quella notte perché rappresenta la chiusura di un ciclo della mia vita, sicuramente il più complesso.” Il libro parte dall’infanzia. Che rapporto aveva con la sia famiglia? “I miei genitori sono stati cruciali nella mia vita e nella crescita. Lui era americano, lei francese. Erano due figure estremamente contraddittorie che non appartenevano l'uno all'altro. Il loro divorzio è stato traumatico, ha distrutto la nostra famiglia. Mia madre amava il cinema, mio padre la scrittura ed è da lui che ho ereditato questa grande passione. Mio padre era più severo, spesso contrastava mia madre, che era una donna serena e divertente. L’amavo molto. Divorziarono all’improvviso quando avevo 14 anni. Fu un trauma per me, distrusse la nostra famiglia. Per fortuna c’era mia nonna materna Nenè che divenne la mia musa. Ricordo ancora i suoi consigli. Quando lei morì io soffrì molto, tanto che la sua perdita portò un cambiamento radicale nella mia vita. Lei rappresentava la solidità della nostra famiglia e fu proprio il suo ricordo a spingermi a lavorare con più forza.” Fu quindi sua nonna Nené, a indicarle la via? “Si, quando lei morì avevo 30 anni, ero depresso e al verde. La sua perdita mi portò a rimettere tutto in discussione. Iniziò in me un percorso di crescita interiore, ricominciai a ricollegarmi con me stesso, a voler fare del mio meglio e realizzare il sogno di fare questo mestiere: il risultato fu il copione di Platoon che racconta veramente la mia realtà del Vietnam. Ma prima di avere successo sono passati anni di cuore spezzato e fallimenti.” Perché ha voluto scrivere la sua autobiografia? “Per capire di più di me stesso e la mia vita. Più capisco più sono consapevole e mi sento meglio. C’è sempre un momento nella vita in cui devi riflettere e ricordare. Il mio libro parla della realizzazione dei propri sogni e del percorso di un ragazzo che dai 30 ai 40, ha vissuto tra sudore e sangue, dove doveva mettersi in discussione, fino a quando a 40 anni è diventato un uomo. Scrivo libri nello stesso modo in cui faccio i film, dando tutto me stesso.” Continuerà a scrivere la seconda parte della sua storia o del libro ne farà un film? “Forse un giorno scriverò la seconda parte della mia vita. La mia è una vita è troppo complessa per un film di due ore: come faccio a mettere tutta questa roba in una sceneggiatura, non è facile da realizzare.” A cosa sta lavorando ora? “A due documentari. Il primo è sul nucleare e sulla creazione dell’energia nel futuro, un argomento per me fondamentale: il cambiamento climatico è un tema di grande importanza per il futuro del mondo e dobbiamo iniziare a parlarne seriamente. Fa male osservare l’attuale situazione politica, con il presidente degli USA che continua a negare il pericolo incombente del cambiamento climatico. Il secondo lavoro è invece un documentario sulla morte di John Fitzgerald Kennedy.” A proposito di politica, nel libro confessa che nell’elezioni del 1980 votò Ronald Reagan. Oggi, Biden? “Sì, sceglierò il male minore. Il problema è che sia il partito democratico che quello repubblicano sono orientati alla spesa militare: un trilione di dollari l'anno. Ciò riguarda tutti.” Come ha passato il lockdown? “Sono fortunato perché sono uno che è guidato da un giroscopio interno, sono uno scrittore, non ho bisogno di stimoli esterni. In California, dove vivo, è stato più facile perché abbiamo una casa col giardino ed è ben diverso dallo stare chiusi in un appartamento in città. Questo lockdown ha fatto un danno tremendo ma sono ottimista sulla possibilità che venga sviluppato un vaccino. Il problema è che è cambiata la vita di tutti noi e niente sarà più come prima. Lavoreremo sempre più in smart working, ci saranno sempre meno uffici e viaggi di lavoro. Sarà una rivoluzione. I piccoli business sono stati distrutti.” Nella sua quotidianità a cosa si dedica, ha degli hobby? “Conduco una vita piuttosto semplice, ho una famiglia che amo molto, mia moglie e i miei figli. Scrivo e leggo molto, vedo tanti film e mi piace lo sport.” Che direzione pensa che prenderà il cinema dopo questa terribile pandemia mondiale? “Non so che direzione prenderà il cinema ma non credo che tornerà a essere quello di prima e sarà sempre più sui piccoli schermi. È un momento confuso.”

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