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‘Nevrosi noogena’ e filosofia

di Pasquale Matrone

Numero 202 - Settembre 2019

Nell’attuale società, sempre più liquida mutevole e instabile, secondo quanto teorizzato da Zygmunt Bauman, è difficile fare le scelte giuste e dare un senso alla propria vita...


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Nell’attuale società, sempre più liquida mutevole e instabile, secondo quanto teorizzato da Zygmunt Bauman, è difficile fare le scelte giuste e dare un senso alla propria vita. Esposti al rischio di sbagliare, ci si sente inadeguati, incapaci di misurarsi con ostacoli imprevedibili e complessi, timorosi di finire intrappolati nella vischiosità di una conoscenza precaria in cui vero e falso, in balia di un vento infetto, s’intrecciano e si confondono in una trama distorta. Angoscia, insonnia, irritabilità e smarrimento sono causa e sintomi di depressione invalidante, funesta… Al colmo della disperazione, si ricorre alla psicologia, agli specialisti capaci di riconoscere il male, di descriverne le coordinate e di curarlo. -taglia- Ci si affida a farmaci, più o meno efficaci, mirati a regolarizzare umore e volontà. E questi producono effetti quasi immediati sul sonno, l’ansia e l’abulia. La medicina fa quello che può, soprattutto se ben governata da chi dispone piani terapeutici adatti alla situazione specifica del singolo paziente. Il neuropsichiatra e lo psicologo, se preparati e onesti, sono figure efficaci e insostituibili. Il malato migliora, grazie a loro, ma non guarisce e, comunque, rimane legato ai suoi farmaci per sempre. La psicologia, infatti, cura disturbi emotivi e malattie della mente, ma non ha strumenti per -taglio2- rimuovere la radice stessa della patologia: il vuoto esistenziale generatore di smarrimento e di incapacità di dare un senso alla vita. Occorre, a questo punto, l’intervento della filosofia, il cui scopo primario è quello di curare l’anima, orientarla verso la felicità, fornendo, a chi ne è privo, principi razionali, valoriali e una visione del mondo significativa. Perché, oltre alle nevrosi psicogene derivanti da conflitti emotivi, esistono anche nevrosi noogene (da nous, mente), originate da vuoto esistenziale, perdita d’identità, conflitto morale e totale senso d’insignificanza. Non avendo nulla in cui credere, la persona affetta da nevrosi noogena trova appagamento nella droga, nell’aggressività e nelle azioni temerarie che la portano a sfidare la morte con atti più o meno consapevolmente mirati a una sorta di suicidio differito nel tempo. Usata come terapia, come afferma Viktor Frankl nel suo Logoterapia e analisi esistenziale, la filosofia offre al ‘malato’ la bussola per orientarsi, aiutandolo a riscoprirsi uomo e a capire di avere una funzione nella società, una missione finalizzata alla sua e all’altrui crescita nonché alla salute e al futuro di tutto il pianeta.





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