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Nel cuore dello showbiz

di Giuseppe Rotondi

Numero 267 - Febbraio 2026

La tv e tanto altro guardati dal punto di vista di uno suoi più influenti insiders, il Chief Operating Officer Massimo Righini


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Nel corso della sua lunga e applaudita carriera ha dato vita a programmi che hanno fatto la storia della televisione italiana. Massimo Righini, Chief Operating Officer della lanciatissima casa di produzione Casta Diva, si racconta ad Albatros Magazine. Il 2026 si apre con nuove sfide per Casta Diva, -taglio- a partire dall'imminente lancio del biopic “Franco Battiato. Il lungo viaggio”… “Il 2026 per Casta Diva si apre all’insegna della responsabilità e dell’ambizione. “Franco Battiato. Il lungo viaggio” non è solo un biopic, ma un progetto culturale complesso, che richiede rispetto, profondità e misura. Raccontare una figura come Battiato significa confrontarsi con un’eredità artistica e spirituale straordinaria, evitando semplificazioni e celebrazioni retoriche. Per noi è stata una sfida produttiva, creativa e anche etica: restituire al pubblico un racconto autentico, capace di parlare a più generazioni, mantenendo una forte identità autoriale ma con un linguaggio accessibile. E per questo ringrazio il grandissimo lavoro fatto dal regista Renato De Maria e dalla sceneggiatrice Monica Rametta.” Su Rai2 prosegue con successo la seconda stagione de “La Porta Magica” con Andrea Delogu. Quali sono i principali ingredienti che hanno contribuito al successo del programma? “Il successo de La Porta Magica nasce da un equilibrio molto delicato. Da un lato c’è un format solido, che lavora sull’empatia, sulle storie vere e su un racconto emotivo ma mai urlato; dall’altro c’è la conduzione di Andrea Delogu, che riesce a essere contemporaneamente autorevole e profondamente umana. A questo si aggiunge una squadra editoriale molto coesa e un dialogo costante con la rete. Credo che il pubblico abbia percepito la sincerità del progetto: non è intrattenimento che sfrutta il dolore, ma televisione che prova a prendersi cura delle persone.” “Holiday Crush” ha lasciato il segno su Amazon Prime: soddisfatto dei risultati? “Sì, siamo molto soddisfatti, soprattutto perché Holiday Crush rappresentava una scommessa: un linguaggio più internazionale, un pubblico diverso, una produzione italiana tutta girata in Sud Africa, una piattaforma globale come Amazon Prime Video. Per Casta Diva è stato un passaggio importante di posizionamento, non solo di performance. Abbiamo lavorato per un anno con il gruppo creativo e produttivo di Amazon e abbiamo vinto la scommessa. Non scontato visto che la unit tv di Casta Diva è nata solo poco più di 4 anni fa.”-taglio2- Su Food Network Italia sono numerosi i programmi prodotti da Casta Diva che hanno ottenuto enormi consensi. Di quale va maggiormente fiero? “Più che di un singolo titolo, sono fiero della continuità editoriale costruita su Food Network Italia. Abbiamo dimostrato che il food può essere raccontato in modo popolare ma non banale, con format riconoscibili e personaggi credibili. Se devo scegliere, direi quei progetti che hanno saputo trasformare la cucina in racconto di identità, territori e persone: Scarpetta d’Italia con Luca Terni, Ci vediamo al bar con Giusina, D’amore e d’Abruzzo con Paride Vitale… ne produciamo davvero tanti e ringrazio sempre la fiducia il direttore Gesualdo Vercio con il quale collaboro ormai da 15 anni. In questi programmi si vede davvero la capacità produttiva e creativa di una squadra.” Tra tutti i format finora ideati e/o scritti, c'è uno che non vedrebbe l'ora di riproporre? E uno a cui darebbe un'altra possibilità? “Tra i format che riproporrei con grande convinzione c’è Un amore da favola, prodotto nel 2021 per Discovery Plus. È un progetto totalmente originale a cui resto molto legato: un reality sentimentale elegante, con una forte componente narrativa e aspirazionale. Un altro titolo a cui darei volentieri una seconda possibilità è Il Collegio, che ho seguito quando lavoravo in Banijay. È stato un progetto molto forte dal punto di vista editoriale e generazionale, che ha segnato un’epoca della televisione italiana recente. In generale, resto convinto che in televisione il timing sia spesso decisivo quanto la qualità di un’idea: a volte basta incontrare il momento giusto per farla esprimere pienamente.” Un bilancio complessivo del suo ruolo di Chief Operating Officer? “Il ruolo di Chief Operating Officer è un esercizio quotidiano di equilibrio. Significa tenere insieme creatività e sostenibilità, visione editoriale e rigore industriale. Il mio bilancio è positivo perché Casta Diva oggi è una struttura solida, organizzata e allo stesso tempo ancora capace di rischiare. Il vero risultato, per me, è aver dimostrato che si può crescere senza perdere identità, e che l’industria dell’intrattenimento può essere gestita con la stessa disciplina di qualsiasi altra impresa complessa, senza rinunciare all’anima creativa.”





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