Tra scrittura, ricerca sonora e sensibilità internazionale, la musicista Diana Winter racconta il suo modo di vivere la musica come spazio emotivo e linguaggio universale
Nel panorama musicale contemporaneo esistono artisti che scelgono di seguire le tendenze e altri che preferiscono costruire un percorso personale, lontano dalle definizioni rigide e dalle logiche dell’omologazione. -taglio- Diana Winter appartiene a questa seconda categoria: una sensibilità artistica capace di unire eleganza, introspezione e ricerca sonora in un linguaggio autentico e riconoscibile. La sua musica attraversa atmosfere differenti, mescolando influenze internazionali, scrittura emotiva e una dimensione intima che diventa immediatamente universale. Ogni brano sembra nascere da un equilibrio delicato tra esperienza personale e osservazione del mondo, trasformando emozioni, fragilità e visioni in racconto musicale. L’intervista diventa così un viaggio nel suo universo creativo: dal rapporto con la composizione all’evoluzione del panorama musicale contemporaneo, fino al significato più autentico dell’essere artista oggi. COLLECTED SOUNDS VOL. II arriva a distanza di un anno dal capitolo precedente. Da cosa nasce questa scelta temporale? C’è stata una volontà precisa di dilatare i tempi e sviluppare il progetto in due momenti distinti? “Sì, è stato il risultato di una scelta precisa: quella di concedermi la libertà di lavorare a questo progetto senza pressioni temporali, così da poter dedicare la massima cura possibile a ogni dettaglio musicale.” Sei attualmente impegnata in tour con Giorgia, con cui collabori in modo continuativo da diversi anni. Quanto è importante, per te, affiancare a questa dimensione una più intima e personale? “Per me è molto importante alternare i grandi palchi — che regalano un certo tipo di adrenalina — a una dimensione più raccolta e intima. È proprio in quella dimensione che nasce la mia musica. Questo continuo ritorno alle origini, parallelo all’esperienza di suonare davanti a migliaia di persone, è fondamentale per mantenere vivo il fuoco del motivo per cui faccio musica.” La tua visione artistica appare molto chiara: la musica deve essere autentica. Cosa significa, per te, autenticità? E perché pensi che oggi questa qualità stia diventando sempre più rara? “Da strumentista e performer, per autenticità intendo la capacità di mettere le mani sullo strumento, o utilizzare la propria voce, riuscendo a tirarne fuori qualcosa di esteticamente e artisticamente bello. È un approccio molto vicino a quello della musica classica. Più in generale, credo che l’autenticità nella musica emerga quando l’ingegno umano riesce a costruire un’idea, un linguaggio, un sistema espressivo che abbia qualcosa di originale e profondamente personale. Oggi questo accade sempre più raramente, perché la tecnologia offre scorciatoie e strumenti che permettono a chiunque di avvicinarsi alla musica. Questo, da un lato, è una grande ricchezza: non ho una visione elitaria della musica, anzi, credo sia meraviglioso che sia accessibile a tutti.” In tutte le tracce — ad eccezione della cover 8 (circle) — compare la figura di Fabio Balestrieri, professionista che ti accompagna da tempo. Che tipo di rapporto avete costruito e come si sviluppa il vostro lavoro insieme?-taglio2- “Fabio Balestrieri è un musicista e arrangiatore straordinario, con cui collaboro fin dagli inizi della mia carriera. È una persona che mi ha aiutata a costruire una visione della musica che poi ho ampliato attraverso altre esperienze, ma che mi ha profondamente formata. Lavorare con lui è sempre qualcosa di nuovo: un incontro fatto di creatività, intuizioni inaspettate e grande stimolo artistico.” Nella cover di 8 (circle), invece, dialoghi artisticamente con Andrea Faustini. Cosa puoi raccontarci di lui e della vostra collaborazione? “La collaborazione con Andrea nasce proprio dalla lunga esperienza condivisa sul palco accanto a Giorgia. L’idea di lavorare insieme è nata dal desiderio di confrontarci artisticamente in un territorio più neutro, dialogando musicalmente su un linguaggio che rappresentasse la nostra comfort zone condivisa, che in questo caso è proprio il mondo musicale di Giorgia. Abbiamo voluto sorprenderci, e forse anche sorprendere, raccogliendo questa sfida e dimostrando che, quando si canta con sincerità ed emotività, il genere musicale passa in secondo piano.” Ora che COLLECTED SOUNDS è giunto a compimento, stai pensando a una dimensione live del progetto? Se sì, come immagini di portarlo sul palco e a che punto è questo percorso? “Immagino di portare questo progetto dal vivo molto presto, esattamente come è stato presentato fino a oggi, con la stessa formazione e gli stessi suoni. Perché la vera forza di questo lavoro è proprio la sua autenticità, la totale coerenza tra ciò che si ascolta nel disco e ciò che si vive nella dimensione live. I concerti saranno a ottobre: le date del mio mini tour live nelle principali città italiane verranno annunciate a brevissimo.”