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Messaggi dal Passato

di Franco Salerno

Numero 195 - Gennaio 2019

In questi nostri tempi, dominati da apparenti anticonformismi, è salvifico augurarci che trionfino valori della cultura classica, come la moderazione e la speranza


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Oggi viviamo in una realtà di apparenti anticonformismi, di falsi cambiamenti, di ridicoli tentativi di rompere con la tradizione e con il passato. E allora, il vero anticonformismo forse consiste nel tornare alle vecchie abitudini, come quella di fare buoni propositi per il nuovo anno, di programmare la propria vita in base alle esperienze del passato, in cui spesso già si è verificato quello che viviamo o vivremo. Questa è la vera lezione di una visione del mondo, che ci piace chiamare “Retrofuturo”. E, allora, se tutto questo è vero, proviamo a guardare al passato. Forse lo abbiamo smarrito, lo abbiamo perso, ma non perduto per sempre. E quale cultura, se non quella dell'antica Roma, può fungere da timoniera nel mare procelloso della nostra straniante modernità? Proviamo ad augurarci, nel nostro diffuso clima di incertezza, nazionale ed internazionale, il ritorno di quel patrimonio di idee, magari attualizzato. -taglio- Innanzitutto, i Latini ragionarono sulla positività del dubbio. Il famoso aforisma di Cartesio "Dubito, dunque sono" ha la sua origine in un pensiero di Cicerone, che nelle sue "Discussioni tusculane" presentò il suo pensiero come procedente "tra dubbi, perplessità ed esitazioni". Solo chi pone in dubbio le proprie idee ne sta valutando con attenzione la concretezza e la praticabilità. Questa massima ci fa spostare verso un altro concetto ad essa collegato: il fatto che il saggio debba rifuggire dagli eccessi. Certo, i toni forti e provocatori hanno facile successo sulle menti delle persone che si lasciano avvinghiare da ciò che si impone per la sua irregolarità. Ma molto spesso "l'ignoranza produce baldanza, mentre la riflessione indugio", come sostiene Plinio il Giovane. Costui riprese una celebre sentenza di Pericle, il fondatore della democrazia ateniese, sulle labbra del quale Tucidide pone questa frase nel suo "Epitaffio", opera in cui lo statista greco evidenzia la virtù che contraddistingue la -taglio2- politica di Atene, fondata sul raziocinio e sulla moderazione, che non vanno confusi con l'incertezza e con la pusillanimità. E solo chi sa valutare, sa anche sperare. La speranza è la dote più grande dell'uomo romano ed è quella che noi ci auguriamo possa accompagnarci nel prossimo anno. Fu un martire del Cristianesimo come Paolo di Tarso, che, scrivendo nella lingua di Roma, pronunciò una delle sue massime più belle: "Sperare contra spem", cioè "Sperare contro ogni speranza delusa". Sentenza che ci invita a coltivare la speranza, proprio quando sembra che non ci sia spazio per essa. E' vero: non dobbiamo sperare quando tutto va bene, ma quando tutto va male. Anche Montale scrisse, nella sua lirica "L'anguilla", che una piccola scintilla è in grado di dare luce, perché "tutto comincia quando tutto pare / incarbonirsi" e l'orizzonte sembra essersi turbato e annerito.





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