logo-coverstory

Meryl Streep

Alla ricerca della verità

di Tania Person

Numero 212 - Luglio-agosto 2020

albatros-meryl-streep

Nell’ultimo suo lavoro per il grande schermo, baciato dal successo anche e soprattutto su Netflix, la mitica attrice ancora una svolta interpreta magistralmente un ruolo per niente facile, di chi, con la forza del dolore, combatte per la giustizia


Settant’anni e 3 Premi Oscar. Meryl Streep, di recente, ha incantato il pubblico di tutto il mondo con “The Laundromat”, commedia dark di Steven Soderbergh ispirata alla vicenda dei Panama Papers. Nel film, che la vede nelle vesti di protagonista accanto a Gary Oldman e Antonio Banderas, interpreta Ellen,-taglio una vedova che indaga su una frode assicurativa. Un successo che la vede quasi irriconoscibile fino alla fine del film, quando poi rivela di aver avuto un ruolo saliente e spiega allo spettatore il sottotesto di una pellicola che può essere anche letta in chiave mockumentary, per spiegare quello che a volte è invisibile ai più, provando magari a strappare anche un riso amaro... Cosa ti ha incuriosito di questo progetto? “Erano anni che desideravo lavorare con Steven Soderbergh, ammiro molto i suoi film. Mi incuriosiva molto l’idea di poter intrattenere il pubblico con qualcosa di così tanto complesso e cupo ma vero. Un progetto del genere poteva realizzarlo solo Steven o… Bertolt Brecht! (ride, ndr).” Oggi siamo sopraffatti da tutta una serie di informazioni, spesso anche difficili da verificare. Perché, quindi, è importante un film come questo che prova a spiegare con immagini e situazioni quanto accade nel mondo della finanza? “Questo caso è venuto alla ribalta in tutto il mondo, soprattutto grazie alla caparbietà di 300 giornalisti: molti di loro hanno perso la vita e continuano a morire, come la giornalista investigativa maltese Daphne Galizia, uccisa mentre stava lavorando da mesi sulle ramificazioni maltesi dell’inchiesta internazionale Panama Papers. Ecco perché The Laundromat è sì una commedia dark che fa ridere ma allo stesso tempo è molto importante, capace di narrare una vicenda in cui la verità ha dovuto lottare per farsi strada e con purtroppo tanta sofferenza da parte di chi voleva solo svelare interessi e sotterfugi di tanti.” Come descriveresti il tuo personaggio? “Sicuramente il lutto e il dolore è il motore che muove Ellen: mi ha ricordato i genitori dei ragazzi delle stragi alla Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland in Florida o alla Sandy Hook Elementary School di Newtown. Sono persone che non si fermano al primo ostacolo, mossi dalla forza di volontà e dal desiderio di cambiare il mondo. Dovremmo appoggiare di più chi s’impegna nella ricerca della verità e della giustizia, abbiamo visto quanto la forza e l’esempio di queste persone possa essere dirompente ed aprire dei dibattiti per troppo a lungo messi da parte. Non è più il tempo del ‘non detto’, ci meritiamo di dire la nostra e di sapere per davvero le cose come stanno!” Ti sei ispirata a qualcuno? “Ellen è un personaggio di finzione ma Steven Soderbergh l’ha scritto in una maniera davvero meticolosa: possiamo dire che nel mondo esistono tante persone come lei. In fin dei conti Ellen non è tanto diversa da mia madre o da altre persone come lei che credono nella religione o nella giustizia: quando capiscono che i loro valori sono stati calpestati cercano di cambiare le cose.” Parlando più in generale della tua carriera che, come in questo caso, ti ha visto interpretare tanti altri personaggi di grande carattere e spessore, cosa ti spinge ad accettare un ruolo? “Da quando sono diventata madre mi chiedo sempre se il mio contributo in un film farà del bene o del male al resto del mondo. L’importante è continuare a meravigliarsi, che sia un ruolo divertente come in “Mamma Mia!” o più profondo come in questo caso.” Cosa mantiene viva la tua passione per la recitazione? “Con il passare degli anni non ho mai percepito un calo dell’entusiasmo verso la recitazione. Amo recitare, non lo percepisco come un lavoro: è un fuoco che si mantiene vivo come quando è iniziata la mia carriera. Mettersi nei panni di un’altra persona è un qualcosa che ho sempre provato sin da ragazzina. Tutto è cominciato quando mi sono chiesta cosa sarebbe potuto accadere se fossi diventata come mia nonna: così mi truccai per assomigliarle. Quando poi capita di doversi immergere nel dolore di qualcun altro, impari qualcosa del tuo e ti senti sollevata.” Ti piacerebbe fare la regista? “Sinceramente non ho mai percepito la necessità di essere una regista. Ammiro chi riesce a fare entrambe le cose, ma io ho sempre voluto recitare. Amo la soggettività e il fatto di non dover avere un punto di vista più globale.” Hai mai pensato di saper fare qualcosa, salvo poi, alla fine, non riuscirci? “Io sono pessima in molte cose, ho quattro figli e anche se a volte mi dimentico di quello in cui non sono brava me lo ricordano loro!” Cosa ti piace dell’Italia? “Amo tutti. In realtà, tutti nel mondo vogliono essere italiani e io sono una di loro.” C’è un’attrice che pensi possa avere una carriera simile alla tua? “Credo di aver aperto la strada ad alcune attrici che magari non pensavano di poter avere una carriera oltre i 40 anni. Prima non sapevano che farsene delle donne tra i 40 e i 60 anni, ma adesso non è più così. Ed anche la televisione e le serie hanno contribuito ad aprire molte di queste porte...”

ads-publicità


Booking.com

Booking.com