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Maurizio Lombardi

di Laura Frigerio

Numero 210 - Maggio 2020

Maurizio Lombardi, Uno degli attori più geniali del panorama italiano ci racconta la scena attuale, fatta di bravi e “pazzi” sceneggiatori (che a volte potrebbero osare di più) e di un pubblico molto più attento e competente


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Ci sono attori che fanno la differenza e lasciano il segno in ogni produzione in cui vengono coinvolti. È il caso di Maurizio Lombardi, fiorentino di nascita ma dalla popolarità ormai internazionale, anche grazie alla partecipazione a serie tv come “1992”-“1993”-“1994”, “Il nome della Rosa”, “I Medici”, “The Young Pope” e ora “The New Pope” (solo per citarne alcune)-taglio- o film come “Pinocchio” di Matteo Garrone. Un artista cresciuto a pane e teatro (si è formato con la compagnia Arca Azzurra di Ugo Chiti), sempre affamato di nuove esperienze in grado di metterlo alla prova. L'abbiamo infatti visto entrare con classe e maestria nei panni di personaggi molto diversi tra di loro, ci ha portato in territori inesplorati e mostrato che gli attori italiani non hanno nulla da invidiare alle tanto acclamate star straniere. Noi abbiamo avuto l'onore di intervistarlo e di perderci con lui in una piacevole chiacchierata sull'arte... Ha aperto questo 2020 con “The New Pope”. Com'è lavorare con un regista come Paolo Sorrentino? “Mi piace definire The New Pope una sorta di Divina Commedia piena di caratteri. Sul set con Paolo Sorrentino si respira sempre aria di work in progress e anche chi sta a casa finisce per innamorarsi delle storie che racconta, perchè è come se rendesse gli spettatori registi. Paolo è una vera anomalia del sistema: con lui ti ritrovi a girare scene apparentemente semplici, che però nel suo mondo e con il suo montaggio diventano straordinarie. Per gli attori è un terreno estremamente affascinante.” Quanto ti diverti a vestire i panni del Cardinale Mario Assente, presente fin dalla prima stagione della serie? “Quando ho vestito per la prima volta gli abiti talari di Mario Assente in ‘The Young Pope’ non sapevo esattamente chi fosse, mentre in ‘The New’ Pope il personaggio è stato sviluppato. Lui non è altro che un uomo innamorato, le cui azioni sono dettate dal fatto che il soggetto del suo desiderio lo respinge. E ho seguito questa strada emotiva per interpretarlo, curando anche la dizione inglese, perché si tratta di un uomo colto che ha studiato in seminario e ha fatto numerosi viaggi. È stata una bella sfida. Devo dire che mi diverto sempre quando ho la possibilità di fare qualcosa fuori dagli schemi!” Lei ha partecipato anche a una trilogia seriale di successo come “1992”-“1993”-“1994”, in onda sempre su Sky. Che esperienza è stata? “È un progetto speciale, dietro al quale c'è la forza di un gruppo di scrittura che ha avuto l'intuizione di raccontare in maniera interessante tre anni che hanno segnato il nostro paese (nel bene e nel male), attraverso le vicende di politici e giudici. C'è anche la caduta di Milano, che poi è risorta più forte di prima (come possiamo ben vedere oggi). Un argomento importante che però, diciamocelo, poteva risultare noioso.-taglio2- Qui invece, grazie agli sceneggiatori e a un regista come Giuseppe Gagliardi (giovane ma con le idee ben chiare), si è reso il tutto più intrigante. Il mio personaggio è Paolo Pellegrini, un componente dello staff di Silvio Berlusconi interpretato da Paolo Pierabon, che secondo me è un attore straordinario. È stato bello lavorare a stretto contatto con lui.” Un altro suo personaggio che, di recente, abbiamo amato molto è The Doctor nel film “The Nest” di Roberto De Feo, un super-cattivo in piena regola... “Si tratta dell'ottimo debutto di Roberto De Feo, che per me ha rappresentato l'ennesima esperienza stimolante. Ho avuto il piacere di lavorare non solo con una brava attrice come Francesca Cavallin, ma anche un gruppo di giovani talenti. Devo confessare una cosa: fare il cattivo mi ha divertito tantissimo! Il motivo? Perché è la classica situazione che ti permette di fare ciò che nella vita reale non ti è concesso. E poi si sa: il male ha sempre il suo fascino.” Pensa che in questi ultimi anni il pubblico e le sue visioni, al cinema come in tv, siano cambiati? “Si è soliti pensare, erroneamente, che il pubblico si muova in massa però non è così. Mi sono reso conto che le persone sono attente e appassionate, tanto che ci si trova spesso a parlare di cinema e serie tv anche con chi nella vita fa altro. C'è una maggiore consapevolezza e non solo tra gli addetti ai lavori. Trovo che sia bellissimo, perché veniamo da anni in cui il panorama televisivo ha fatto la parte del sacco del mangime per i polli.” Invece ora che anni stiamo vivendo? “L'Italia può vantare un passato prestigioso, poi tra gli anni'80-'90 le cose sono cambiate perché ci sono state delle realtà che hanno monopolizzato il mercato. Qualche tempo fa il panorama è cambiato nuovamente con l'arrivo delle piattaforme streaming, che ha dato nuovi stimoli anche ai produttori più coraggiosi. Quindi ora si è tornati ad osare, anche se lo si dovrebbe fare di più sul fronte degli sceneggiatori. Non fraintendetemi: penso che in Italia ne abbiamo di molto bravi, ma dovremmo nutrirli. Basti pensare agli inglesi, che sono i più pazzi con la penna. Dovremo prendere esempio da loro!” Tornando alla sua carriera: ci conferma che il primo amore non si scorda mai? “Cinema e teatro si nutrono a vicenda, ma io non posso fare a meno del palco. È come se i Led Zeppelin suonassero solo in studio, il teatro è per attore quello che un concerto è per una rockstar. Spero di tornarci presto.”





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