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Mattia Fiore

Gioia di vivere

di Maria Paola Di Palma

Numero 222 - Luglio-Agosto 2021

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Spontaneità per esprimere emozioni: è questo il paradigma al centro dell’arte del Maestro Fiore, in un processo armonico di “pittura e vita”


Rappresentare il mondo dell'inconscio “attraverso la vivezza coloristica e la forza espressiva del colore”: è questa l’idea dalla quale e verso la quale tende l’opera di Mattia Fiore. L’artista partenopeo, esponente della nuova corrente dell’Effettismo nonché recentemente proclamato Senatore Accademico dall’Accademia Internazionale D’Arte Moderna di Roma, cattura da anni l’osservatore con una pittura fatta di segni, simboli, idee ed emozioni. Ha esposto le sue opere in tutto il mondo, dalla Queen Gallery di New York alla Galleria "Le Carre D'Or" di Parigi, passando per lo Harrow Art Center di Londra, la Galleria "Pinna" di Berlino e tante tante altre, con un gesto pittorico astratto, vibrante ed al di là della rappresentazione, che prevede l’intero coinvolgimento corporeo, capace di trasformare ogni tela in un’unica e straordinaria narrazione. Maestro, iniziamo dal “colore”, al centro della tua arte: che cosa significa per te? “Il colore è antidepressivo. Il colore è la mia forza, un colore avido e materico che cattura e rapprende la luce ma anche esuberante ed impetuoso che deflagra e fiammeggia sulla tela, che travolge il disegno, costruisce i volumi. Tutta la mia pittura è volta all'espressione dei sentimenti e riflette, attraverso il colore, le emozioni che provo difronte al mondo. Il mio intento è quello di rappresentare il mondo dell'inconscio attraverso la vivezza coloristica e la forza espressiva del colore che raccontano un’autentica “gioia di vivere”. Nella mia arte esso assume il valore non solo espressivo ma rappresenta il prolungamento, all’esterno, della mia interiorità, in processo ciclico di condivisione. L’uso espressivo e simbolico del colore non è mai descrittivo, ma sempre e solo emozionale. I colori e le linee anziché mezzi per raffigurare gli oggetti diventano strumenti per esprimere emozioni e sensazioni. La mia poetica si potrebbe riassumere così: sognare coi colori in una rapsodia.” Da cosa trai maggiormente ispirazione? “Per me “Pittura e Vita” sono una cosa sola. Per questo con le mie opere desidero trasmettere, attraverso l'arte, il concetto di bellezza e i miei dipinti perciò diventano lo specchio della mia esistenza in un processo armonico in cui tutta la mia opera è volta all’espressione dei sentimenti. L’opera coglie un momento di vita unico e irripetibile. D’altronde così come gli episodi della vita la cristallizzano e la costruiscono. Per me l’arte è un’esperienza dello spirito.... Tonalità cromatiche intense, estrema sensibilità e amore verso la propria terra, la natura, la vita e l’arte. Tutto questo è racchiuso nella mia arte. La mia è una pittura aniconica, che rifiuta la forma figurativa e dà importanza al gesto spontaneo, impulsivo, immediato, sentito e non pensato. Insomma la mia opera si pone come fonte di ispirazione che non pretende di essere portatrice di alcuna verità o saggezza, bensì intende semplicemente attirare l'attenzione dell'osservatore sulle sue “vibrazioni dell'anima” e risvegliarle. L’opera, in tal senso, diventa così una superficie di proiezione di sentimenti e allo stesso tempo un mezzo per evocarli. Dunque il fine che intendo perseguire con la mia opera è quello di trasmettere e promuovere il concetto di “Bellezza” e stimolare la necessità di educarsi ad essa, poiché Estetica ed Etica sono tra loro intimamente connesse.” Come è organizzato il tuo uso del colore e come si sviluppa il tuo processo creativo? “Uso i colori secondo il principio della necessità interiore, ossia una legge interiore dell’anima che attribuisce al colore le sue proprietà fisiche e spirituali. Amo orchestrare una sinfonia di colori dagli accenti magici e visionari, fatta principalmente di colori caldi, forti ed energici come il giallo, il rosso, l’arancio e spirituale come l’azzurro. Un artista raggiunge il massimo livello espressivo quando riesce ad abbandonarsi totalmente alle vibrazioni del cuore e la pittura che nasce in questo modo, non si ferma all'occhio dell'osservatore, ma giunge al suo interno. Nelle mie opere tendo ad imprimere quel riflesso, quella “luce di gioia e di armonia” affinché possa risuonare anche nel cuore dell'osservatore come un'onda che trasmette potenti vibrazioni in grado di far vibrare la mente e l'anima. La mia opera non nasce da un’intenzione progettuale né tantomeno è rivolta a copiare ciò che di oggettivo la natura offre, quindi l’opera nasce più dalla proiezione fantastica inconscia che da una dettagliata rappresentazione della realtà, sviluppando così un linguaggio pittorico volto a esprimere l’infinita ricchezza delle emozioni e degli stati d’animo. Sono un artista la cui ricerca si esprime in una pittura segnico gestuale, astratta e lirica. La materia, la gestualità ed il segno sono portate al massimo della tensione e dell’energia vitale; nelle mie tele le forme esplose si dispongono dinamicamente secondo le spinte dell’energia liberata durante l’atto creativo. La mia è una pittura di percezione anziché di rappresentazione visiva del vero.” A proposito di percezione della realtà, gli ultimi mesi sono sicuramente stati difficili che chi trae ispirazione dalla vita vera. Tu come li hai vissuti? “In realtà il tempo rallentato non è stato vissuto da me come un limite, ho solo sofferto la mancata possibilità di condividere esperienze e di partecipare attivamente alla vita artistica. Nonostante il forzato isolamento ed il senso di solitudine e vulnerabilità che tutti noi abbiamo sperimentato, tutto ciò ha portato pochi cambiamenti rispetto alla mia pratica artistica. L’esperienza della pandemia ha inciso maggiormente sulla fruizione dell’esperienza artistica che sull’aspetto creativo. Dal punto di vista del vissuto interiore, la reclusione forzata ha rappresentato per me un momento di consolidamento di me stesso. In questo periodo si è rafforzata ancora di più la convinzione che non bisognerà mai smettere di pensare all’arte e cultura come patrimonio collettivo, come risorsa e come valore da salvaguardare, da promuovere, diffondere e condividere. Solo così possiamo salvare la bellezza dall’incedere della bruttezza.” Riguardo quindi l’aspetto più propriamente artistico ora su cosa stai lavorando? “Sono sempre impegnato in ambito accademico e di promozione e valorizzazione dell'Arte, in ambito nazionale ed internazionale. I prossimi appuntamenti mi vedranno impegnato insieme ad altri artisti Effettisti nella presentazione e promozione dell’Effettismo, la prima corrente di pittura contemporanea dai tempi della Transavanguardia internazionale sorta per il riscatto dell’arte italiana, fondata da Franco Fragale e ora condotta dalla figlia e allieva Francesca Romana Fragale. L’Effettismo riempie il vuoto nel mondo dell’arte italiana propugnando l’originalità dell’opera e l’emozione che il dipinto deve trasmettere all’osservatore, in contrasto all’abuso della tecnologia, all’arte che arreda e al plagio di realtà d’oltreoceano. L’opera deve suscitare stupore emotivo nell’osservatore. Torna centrale il ruolo del fruitore dell’opera d’arte.” E cosa si chiede o si offre a chi osserva la tua arte? “In questo periodo difficile di emergenza e di quarantena l’arte può rappresentare un modo di reagire alla disperazione, consentendo di astrarci dalle difficoltà del momento e di proiettarci nel futuro. Può essere un faro per ripartire e sperimentare nuovi approcci vitali. L’essenza dell’arte è sempre stata l’espressione di una forma estetica che esprimesse bellezza, quella bellezza capace di ingentilire gli animi, di suscitare emozioni, di trafiggere, di contagiare, di allontanare le miserie del mondo e di rivelare la vera vita di un popolo, di una comunità, di una cultura. L’arte deve continuare ad avere il suo grande valore educativo e terapeutico. È ciò che oggi definiremmo un “bene comune” e di cui dunque deve prendersi cura la collettività, nel suo proprio interesse. Sono un bisogno primario per il nutrimento del nostro spirito, ci forniscono gioia, conforto e ispirazione e tra i vari poteri c’è quello di permettere il contatto con la propria sfera emotiva e personale. È necessario che non si fermino poiché l’umanità non può vivere senza la bellezza, a cui bisogna sempre continuare a porre attenzione, a desiderarla, a pretenderla, a promuoverla, a divulgarla, a difenderla e una volta che ci si è permeati di essa, è importante poterla effondere intorno a noi ed essere noi stessi la sua fonte.”

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