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Maryse Condé

di Maresa Galli

Numero 198 - Aprile 2019

La giornalista e scrittrice francese che denuncia, con le sue opere, il colonialismo, il razzismo, e presiede oggi il “Comité pour la mémoire de l’esclavage”


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Meriterebbe più ampia fama Maryse Condé (Pointe-à-Pitre, classe ‘37) la giornalista e scrittrice francese che denuncia, con le sue opere, il colonialismo, il razzismo, e presiede oggi il “Comité pour la mémoire de l’esclavage” (Comitato per la memoria della schiavitù). Grazie alla sua proposta, l’allora presidente francese Jacques Chirac, nel 2006, dedicò il 10 maggio alla commemorazione della schiavitù e della sua abolizione. Proveniente dall’isola di Guadalupe, Maryse Condé compie gli studi in Francia, insegnando in seguito in diversi paesi africani. Esercita l’attività di giornalista in Francia e per la BBC, poi è docente a Berkeley, Harvard e alla Columbia University. -taglio-Lo scorso anno la scrittrice è stata insignita del New Academy Prize in Literature, Premio Nobel “alternativo” assegnato in mancanza del premio tradizionale, sospeso per gli scandali che hanno coinvolto l’Accademia di Svezia. Nella motivazione si legge: - “Maryse Condé è una narratrice eccezionale, la cui scrittura appartiene a pieno titolo alla letteratura mondiale. Nelle sue opere Condé descrive le devastazioni del colonialismo e il caos postcoloniale in una lingua che è al tempo stesso precisa e travolgente. La magia, il sogno, il terrore e anche l’amore vi sono costantemente presenti. (…) Nelle sue storie i morti vivono a stretto contatto con i viventi in un mondo immenso e affollato dove le categorie di genere, razza e classe vengono costantemente stravolte in nuove costellazioni”. Nel ricevere il premio l’autrice ha dichiarato: - “la Guadalupa è un piccolo paese, importante per noi che ci siamo nati, ma ricordato solo in occasione di uragani e terremoti. Sono felice che ora sia conosciuto anche per altri motivi”. La ricchezza delle sue storie e dei suoi personaggi è data dalle relazioni che costruisce tra famiglie, culture diverse, epopee nelle quali si intrecciano sogni di emancipazione, violenza, avventura.-taglio2- All’attivo ha una ventina di romanzi e testi autobiografici, teatrali e critici, racconti per la rivista “Je bouquine”. Tra le opere vanno citate “Io, Tituba, strega nera di Salem”, che ha per protagonista una schiava caraibica accusata di stregoneria, “Le muraglie di terra”, “La terra in briciole”, “La traversata della mangrovia”, e la saga africana “Segù”, il suo capolavoro. In Italia è stato ripubblicato il romanzo “La vita perfida”, vincitore nell’ ‘88 del Premio Anaïs Nin dell’Académie française, poema epico che ripercorre la storia di una famiglia nera che fa fortuna ma non dimentica le sofferenze subite, un grande racconto sulle radici e l’imprescindibile passato. Nelle sue storie vi è un legame tra vivi e morti, un’essenza trascendente che supera luoghi, confini, epoche, sessi, culture e i cui protagonisti sono eterni nomadi. Le ambientazioni sono diverse e vanno dal Massachussetts (“Processo alle streghe di Salem”) a Segù, in Mali (“Io, Tituba, strega nera di Salem”). La sua scrittura fluida e musicale mostra la complessità della vita attraversata da guerre, lutti, devastazioni, vendette ma anche da amore e tenerezza. Con la consapevolezza che la memoria, individuale e collettiva, non si cancella.





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