Hollywood calling
Da “La casa de papel” a “Élite”, la bella e brava attrice spagnola non fa che incantare il pubblico con delle interpretazioni che lasciano sempre senza fiato. Ma il meglio deve ancora venire…
In pochi anni Maria Pedraza si è affermata come uno dei volti più amati del cinema e della televisione spagnola, oltre a diventare una vera icona di stile. La sua partecipazione alle serie di maggior successo nella storia di Netflix España le ha permesso di conquistare il pubblico internazionale e di diventare una delle attrici spagnole più stimate anche in Italia.-taglio- Fino ai 18 anni il tuo sogno era diventare ballerina, prima che un incidente interrompesse quel percorso. Quali insegnamenti della danza porti ancora oggi nella recitazione? “La danza mi ha insegnato ad ascoltare il corpo ancor prima della parola. Mi ha guidato a riconoscere il ritmo interno di una scena, la disciplina, la costanza e il rispetto assoluto per il processo creativo. Quando recito, parto sempre dal corpo: dalla postura, dal respiro e dal silenzio. La danza mi ha donato una consapevolezza fisica che oggi considero uno strumento imprescindibile per dar vita ai personaggi.” Nel 2016 il regista Esteban Crespo ti ha scelta per il tuo primo film dopo averti notata su Instagram. Quanto è stato impegnativo interpretare Laura senza alcuna esperienza precedente su un set cinematografico? “È stato un vero salto nel vuoto. Non avevo alcuna esperienza sul set, ma possedevo un forte intuito e una grande voglia di imparare. Esteban ha creduto in qualcosa di puro e istintivo, e ciò mi ha permesso di lavorare con sincerità, senza artifici. È stato un cammino che mi ha reso vulnerabile, ma al tempo stesso ricco di scoperte dal momento che ho compreso che la recitazione sarebbe diventata la mia strada.” Tra il 2017 e il 2018 hai recitato in due serie che hanno conquistato il pubblico italiano e mondiale, “La casa de papel” ed “Élite”. Com’è stato vivere il passaggio da ragazza comune a una delle attrici più conosciute a livello internazionale in così poco tempo? “È stato un percorso molto intenso, in pochissimo tempo sono passata da una vita del tutto normale a un’esposizione globale. All’inizio è stato travolgente, ma anche una straordinaria opportunità di crescita personale. Ho imparato a tutelare la mia privacy, a riconoscere chi ero al di là del clamore mediatico e ad apprezzare, più di ogni altra cosa, il valore di un lavoro ben fatto.” In che modo ti hanno segnata, sia sul piano artistico che personale, Alison Parker e Marina Nunier? “Sono due personaggi che porterò con me per sempre. Alison incarnava un’innocenza infranta troppo presto, mentre Marina era libertà, contraddizione e coraggio. Mi hanno spinta a confrontarmi con emozioni profonde e mi hanno permesso di crescere non solo come attrice, ma anche come donna. Entrambe hanno lasciato in me un segno unico e indelebile.” Con Toy Boy hai abbandonato il ruolo dell’adolescente ribelle per interpretare una giovane avvocata che prende in carico il caso del protagonista. Come hai vissuto questa trasformazione? Pensi che abbia rappresentato una svolta nella tua carriera? “È stata una trasformazione pienamente consapevole. Sentivo che fosse arrivato il momento di rompere con alcuni codici e di mostrare un lato più maturo, più misurato. Toy Boy ha segnato un vero cambio di rotta, un passo verso personaggi dotati di maggiore spessore drammatico e complessità. È stato, senza dubbio, un punto di svolta significativo nella mia carriera.” Nel 2022 e nel 2023 hai partecipato al Festival del Cinema di Venezia. Cosa ti ha portato ad affermare che sia stato il tappeto rosso con maggior intensità emotiva della tua carriera? “Venezia è stata un’esperienza profondamente emozionante, vissuta con gratitudine e maturità. Non era soltanto il tappeto rosso, ma tutto ciò che rappresentava: il cammino compiuto, i rischi affrontati, le paure superate. Ho sentito un legame profondo con il mio percorso e con il cinema come forma d’arte.” Hai partecipato a diverse edizioni della Milano Fashion Week e sei considerata un’icona di stile, oltre che una delle attrici spagnole più amate in Italia. Da dove nasce la tua passione per la moda? “La moda è sempre stata per me una forma di espressione artistica. Mi affascina come linguaggio e come narrazione visiva, perché non riguarda soltanto l’estetica, ma anche l’identità, l’atteggiamento e l’emozione. Amo sperimentare, osare e dar vita a storie attraverso l’immagine.” Il tuo lavoro ti porta a essere costantemente associata all’immagine. È un aspetto che senti parte della tua identità o lo vivi come secondario rispetto alla recitazione? “L’immagine è uno strumento, mai un fine. Fa parte del gioco e del personaggio pubblico, ma l’interpretazione resta il nucleo di tutto. Ciò che conta davvero è la verità di ciò che esprimo davanti alla telecamera. Tutto il resto è soltanto complementare.” Viaggi spesso in Italia e sei una grande amante della sua gastronomia e della sua cultura. Con quali registi e attori italiani ti piacerebbe collaborare in futuro? “L’Italia è per me una fonte inesauribile di ispirazione. Mi piacerebbe collaborare con registi come Luca Guadagnino o Paolo Sorrentino e condividere la scena con attori del calibro di Elio Germano o Matilda De Angelis. Il cinema italiano possiede una sensibilità che mi attrae profondamente.” A breve approderai a Hollywood con “Just Play Dead”, recitando accanto a un Premio Oscar come Samuel L. Jackson. Lo vivi come un traguardo o come l’inizio di un nuovo capitolo della tua carriera? “È senza dubbio l’inizio di un nuovo capitolo, che affronto con entusiasmo, rispetto e grande senso di responsabilità. Lavorare con un artista come Samuel L. Jackson è un dono e un’esperienza formativa straordinaria. Più che una meta raggiunta, lo considero un punto di partenza verso nuove sfide e nuovi linguaggi.”
Intervista rilasciata per il portale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, a cura di Francesco Maria Menghi – https://spagnaculturaescienza.it/interviste/maria-pedraza