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Marco Petrus

di Joanna Irena Wrobel

Numero 181 - Ottobre 2017

Scorci obliqui, sguardi sghembi, vedute laterali, tagli netti: visioni astratte di città colorate e inverosimili, che non esistono, se non nelle opere di Marco Petrus.


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Nato a Rimini(1960), figlio d’arte, presto si trasferisce a Milano, dove studia dapprima architettura presso il Politecnico meneghino, poi apre una stamperia d’arte, per dedicarsi infine totalmente alla pittura. Dagli anni Novanta prende parte del gruppo Officina Milanese nel quale confluiscono oltre a Marco Petrus, Luca Pignatelli, Velasco Vitali e Giovanni Frangi. Le successive ricerche ed esperienze artistiche lo portano a collaborare con l’Italian Factory, un movimento di artisti contemporanei che si propone di promuovere pittura e scultura italiana in un contesto nazionale ed internazionale. L’arte di Marco Petrus è caratterizzata da una grande coerenza di percorso, sia nelle tematiche, che nelle scelte stilistiche. -taglio- Sin dagli esordi all’inizio degli anni Novanta, la città di Milano e i suoi scorci immediatamente riconoscibili, diventa primo e principale soggetto dei dipinti di Petrus. Le opere dell’artista lombardo sono dedicate esclusivamente alla propria città ed agli elementi architettonici di quel luogo. Tutte le immagini sono costruite con grande rigore, delineate da un tratto preciso ad alta definizione, sintetico e asciutto e supportate da una tavolozza di colori squillanti ed effervescenti, che rompono totalmente gli schemi del solito paesaggio. Petrus interpreta in una maniera molto personale le proprie esperienze e conoscenze, concentrandosi principalmente nella rappresentazione di opere architettoniche di Milano, risalenti al periodo razionalista. La scelta di dipingere frammenti ben precisi della propria città, una sorta di totem contemporanei ri/conosciuti universalmente, fanno di Marco Petrus il pittore più milanese che ci sia, al punto tale, che il Comune di Milano lo sceglie come artista-simbolo per una grande mostra personale di New York (2003). Un crescente successo e una serie di riconoscimenti e premi al livello nazionale, lo portano ad esporre a Londra, Shanghai, Mosca, Strasburgo, Taipei, Santa Fe ed affermarsi nelle grandi mostre negli spazi istituzionali a Roma, Milano, Venezia e, recentemente, a Napoli. Alessandro Mendini definisce Petrus “un urbanista pittorico”. Gabriele Salvatores -taglio2- dichiara di essersi ispirato alla pittura dell’artista, in alcune fasi della realizzazione del film “Happy Family”. La decennale ricerca di Marco Petrus, che spazia sempre tra pittura ed architettura, negli anni ha introdotto elementi nuovi, continuando a concentrarsi, oltre che sul paesaggio urbano italiano, anche sulle architetture delle grandi capitali europee ed extraeuropee e sulle possibilità rappresentative delle megalopoli contemporanee. I dipinti più recenti, di grandi dimensioni, sono dedicati ad uno dei luoghi più emblematici e simbolici della città di Napoli, le Vele di Scampia. Immagini inusuali, prive di ogni aspetto retorico del contesto, dove prevale un’indagine tutta interna alla pittura, ai limiti di astrazione. Petrus elabora, modifica e piega il proprio linguaggio e l’approccio formale, attraverso un dialogo vivace tra le tipiche raffigurazioni architettoniche e la loro traduzione in puro elemento aniconico. Una progressiva e sempre più estremizzata sintesi formale del paesaggio urbano contemporaneo, diventa un insieme di analisi metaforica dell’architettura e dello stesso linguaggio pittorico. Città-simbolo, icone contemporanee, immagini-flash di pochi istanti contro i cieli tersi, che si estendono come sfondi astratti, nella pittura di Marco Petrus si svelano poco a poco e forse mai abbastanza, illuminate da un immaginario sole sfavillante nelle rare mattinate deserte.





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