logo-coverstory

LUCA ZINGARETTI

di Tommaso Martinelli

Numero 197 - Marzo 2019

albatros-luca-zingaretti

Il celebre attore ritorna nei panni del commissario più amato della tv, che quest’anno compie vent’anni


Ogni volta che il Commissario Montalbano torna in televisione, puntualmente regala a Rai1 un clamoroso record d’ascolti. Com’è accaduto di recente, a metà febbraio, quando, sulla rete ammiraglia della TV di Stato, sono andati in onda due nuovi episodi della saga: “L’altro capo del filo” e “Un diario del ‘43”. E per festeggiare l’ennesima sfida professionale vinta, Luca Zingaretti, che veste i panni del burbero e fascinoso poliziotto nato dalla raffinata penna di Andrea Camilleri, si racconta ad Albatros, svelando tutti i segreti di un successo che non teme il tempo che passa...

Luca, quest’anno la serie de Il Commissario Montalbano compie 20anni. Un bilancio di questa tua lunga esperienza professionale?

“Sono davvero orgoglioso di questo traguardo, visto che a questa serie mi legano tantissimi bei ricordi e soddisfazioni. Personalmente, non amo le autocelebrazioni, però è giusto che determinate ricorrenze vengano festeggiate, e i vent’anni anni si festeggiano. Ogni episodio di questa fiction è stato realizzato con tanta cura e tanta passione. Basti pensare che, generalmente, per una serie americana in tre anni vengono prodotti almeno quarantotto episodi mentre noi, in vent’anni, ne abbiamo fatti solo trentaquattro.”

Come mai? -taglio- “Perché ci è stato permesso di farlo, grazie alla Rai e alla produzione, che hanno sempre creduto in noi mettendoci nelle condizioni di lavorare come se fossero dei film a tutti gli effetti. Tutto questo, purtroppo, non accade così spesso per le fiction, visto che molti pensano che si possano realizzare impiegando molto meno tempo, ovviamente sbagliando.”

Cosa significa, per te, interpretare ancora oggi Montalbano?**

“Vestire i panni di Montalbano è come se fino a oggi fosse stata una avvincente cavalcata che ha contribuito a rendermi quello che sono. Spesso mi capita di pensare che se non avessi recitato in questa serie, oggi sarei un uomo ben diverso. Di conseguenza, se tornassi indietro, penso proprio che rifarei tutto e subito. Perché recitare in questa serie rappresenta una passione, ed è sempre una sfida anche a distanza di tutto questo tempo.”

Un grande successo, spesso, fa rima anche con grande responsabilità: è così anche per te?

“Sì, perché ogni volta che si crea una così grande aspettativa nei telespettatori, che ti seguono tantissimo tempo, è normale che ci si assuma una grossa responsabilità. Noi, però, non ci siamo mai seduti sugli allori, al contrario ogni volta cerchiamo sempre di dare il massimo delle nostre energie, come se fossimo al debutto.”

Ormai, grazie a Il Commissario Montalbano, raccogli un grande successo anche all’estero...

“Mi è capitato spesso, quando sono all’estero, che qualcuno mi fermi per strada, e questo mi dà la conferma del fatto che Montalbano ha avuto un grande successo oltre i confini nazionali: in tutto il mondo. E di questo non posso che essere felice, perché siamo riusciti a fare conoscere un’eccellenza audiovisiva italiana.”

Il segreto di tutto questo successo?

“Squadra che vince non si cambia. E mi rendo conto che questo, anche qui in Italia, accade sempre più raramente. Per esempio, su tanti altri set, i registi e i tecnici cambiano e cambiano continuamente, mentre da noi dinamiche di questo tipo non sono mai avvenute. La nostra squadra, oggi, è più compatta, anche se purtroppo, uno dei nostri attori, Marcello Perracchio, che interpretava il dottor Pasquano, è venuto a mancare, lasciando un grande vuoto in noi e in tutti i telespettatori.”

Marcello Perracchio, però, non è stato sostituito da nessun collega...

“In accordo con Andrea Camilleri, l’autore dei libri di Montalbano, abbiamo deciso di fare morire il personaggio che interpretava solamente nella nostra serie, mentre invece nei libri continuerà a vivere. Sono davvero felice che sia stata accolta la nostra idea di celebrarlo, durante una delle puntate, con il suo funerale.”

Dev’essere stato commovente...

“Sì, è stato senza ombra di dubbio uno dei momenti più commoventi che io abbia mai provato sul set…”

Tornando al compleanno di Montalbano: com’è cambiato il Commissario nel corso di questi 20 anni?

“Non è mai cambiato. Andrea Camilleri, da grande scrittore qual è, sapendo che il suo personaggio è molto amato, non lo ha mai voluto cambiare. Al contrario, giustamente, lo ha mantenuto integro e con la sua proverbiale umanità e con quel senso etico che lo ha sempre contraddistinto. Quello che è giusto che cambi, nel mondo di Montalbano, è ciò che lo circonda.”

E tu, invece, come uomo, pensi di essere cambiato?

“In tutta sincerità, io credo di essere cambiato, perché in fondo tutti cambiano nel corso di anni.”

Quanto c’è di Montalbano in te e viceversa?

“Credo che ogni volta che un attore interpreta un determinato personaggio, puntualmente si immerge all’interno di un universo fatto di battute, persone e riflessioni che non possono non lasciare qualcosa dentro di te.”

Sei nato a Roma ma da sempre sei molto legato alla Sicilia…

“Sono sempre stato molto affezionato alla Sicilia, perché si tratta di una terra di cui si soffre la mancanza, non appena si va via. La Sicilia ha la capacità di saper accogliere al meglio. Sa viziare, avvolgere e travolgere. Una volta che ti entra dentro, è per sempre.”

albatros-luca-zingaretti-2

“Ogni volta che un attore interpreta un personaggio si immerge all’interno di un universo fatto di battute, persone e riflessioni che non possono non lasciare qualcosa dentro di te”

ads-publicità


Booking.com

Booking.com