Un Checco da record
Con il suo personaggio iconico ed il ritorno alla regia di Gennaro Nunziante, l’attore più amato dagli italiani è riuscito a superarsi ancora, portando “Buen Camino” ad essere il film più visto della storia del cinema. Con una comicità spiazzante e la giusta dose di satira sociale
Con “Buen Camino”, Checco Zalone è tornato a dominare il botteghino e lo ha fatto ancora una volta con numeri record, confermandosi un caso unico nel panorama cinematografico italiano. -taglio- Un esordio travolgente, capace di richiamare in sala un pubblico trasversale per età e gusti, e di rilanciare il valore della commedia popolare come motore dell’industria cinematografica. In un momento storico complesso per le sale, il film di Luca Medici è diventato non solo un successo commerciale, ma anche un segnale forte per tutto il settore. Dietro gli incassi e gli applausi, però, resta l’autore: un comico che continua a interrogarsi sul senso della propria comicità, sul confine – sempre più sottile – tra satira e politicamente corretto, e sulla pressione che accompagna ogni nuova uscita. Tra ironia, franchezza e provocazione, Zalone racconta il suo rapporto con il pubblico, le sue paure alla vigilia del debutto e l’idea di una comicità “scorretta”, sì, ma consapevole. Nome d’arte di Luca Medici, Checco Zalone è uno dei più grandi fenomeni popolari del cinema italiano contemporaneo. Dopo gli esordi come comico musicale e performer televisivo, si impone all’attenzione del grande pubblico grazie a Zelig, dove costruisce un personaggio volutamente ingenuo, cinico e contraddittorio, capace di mettere a nudo vizi e ipocrisie dell’italiano medio. Il debutto cinematografico con Cado dalle nubi (2009) segna l’inizio di una serie di successi senza precedenti: Che bella giornata, Sole a catinelle, Quo vado? e Tolo Tolo diventano autentici casi di costume, stabilendo record storici al botteghino e ridefinendo il rapporto tra commedia e pubblico di massa. I suoi film, spesso costruiti come satira sociale travestita da comicità popolare, affrontano temi come il lavoro, l’immigrazione, la religione e il politicamente corretto con uno stile volutamente “scorretto”, ma sempre consapevole. Autore, interprete e spesso anche musicista dei suoi film, Zalone è diventato un punto di riferimento capace di portare in sala spettatori di ogni età, contribuendo in modo decisivo alla tenuta dell’industria cinematografica italiana. Un successo che non ha mai attenuato la sua autoironia né la sua capacità di osservare, con lucidità e sarcasmo, le contraddizioni del presente. Albatros Magazine ha incontrato Luca Medici alla presentazione di Buen Camino, durante la quale Luca si è messo a nudo senza rinunciare al sorriso, riflettendo sulle aspettative – artistiche ed economiche – che accompagnano ogni suo film e su quel fragile equilibrio tra leggerezza e responsabilità che continua a essere la cifra distintiva del suo cinema. Luca, partiamo dal film. Che cos’è “Buen Camino”? “È un film pensato per essere visto da tutti, un film familiare. Racconta temi importanti, ma lo fa con leggerezza, senza la pretesa di insegnare nulla a nessuno. L’ironia serve proprio a questo: a rendere digeribili anche le cose più serie.” La tua comicità è spesso considerata “scorretta”. Come ti poni oggi rispetto al politicamente corretto? “Io credo che si debba essere scorretti, ma in maniera intelligente. La comicità deve potersi permettere di dire cose scomode, altrimenti smette di essere libera. L’importante è sapere dove colpire e perché.” Alla vigilia dell’uscita sentivi la pressione? “Tantissima. Ho mai pensato di mollare? Quotidianamente. Sono una persona emotiva e ogni film è come se fosse il primo. L’ansia non passa mai, neanche dopo anni.” In conferenza stampa sei stato molto diretto sul tema degli incassi. “Inutile essere ipocriti: ci si aspetta di incassare. Fare buoni numeri non è solo una soddisfazione personale, ma può far bene a tutto il settore. Se un film funziona, ne beneficiano anche gli altri.” Temi il giudizio del pubblico più giovane? “Un po’ sì. I ragazzi oggi sono abituati a una comicità molto immediata, velocissima. Il mio è un umorismo che magari ha bisogno di qualche secondo in più. Vedremo se ci incontreremo a metà strada.” Il rapporto con la stampa è sempre un terreno di gioco per te… “Diciamo che ritrovarvi tutti e dover parlare anche di cose banali a volte mi fa venire voglia di non fare più film. Ma lo dico con affetto… più o meno. (ride)” In definitiva, cosa speri che il pubblico porti a casa dopo aver visto “Buen Camino”? “Spero esca dal cinema un po’ più leggero. Se poi ride, si diverte e magari si riconosce in qualche difetto dei personaggi, allora il film ha fatto il suo lavoro.”