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Luca Argentero in nuove vesti

Il coraggio di ricominciare

di Paola Trotta

Numero 216 - Dicembre 2020 Gennaio 2021

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“La ripartenza è propria degli uomini di carattere, si tratta solo di virare a proprio favore anche le situazioni più complesse”


La prima parte della prima stagione di “Doc – Nelle tue mani” è andata in onda in pieno lockdown conquistando ben 8 milioni di spettatori, la seconda parte è andata anche meglio. Luca Argentero tornato di recente su Rai1 con il ruolo del dottor Andrea Fanti, che dopo aver perso la memoria per 12 anni deve ricostruirsi un’identità nuova, personale e professionale.-taglio- Se la vita professionale per Luca va alla grande, quella privata è alle stelle. L’attore piemontese e la compagna Cristina Marino, infatti, hanno vissuto il periodo del lockdown in attesa della nascita della loro piccola Nina Speranza nata a fine maggio e che in questi mesi, da neo genitori, si stanno godendo con gioia e felicità. Luca, che emozione hai vissuto tornare sul set e indossare nuovamente il camice di DOC? “Dopo tanti mesi di inattività professionale, anche noi eravamo felicissimi di ritornare finalmente sul set, a lavorare, ancora più motivati per il risultato ottenuto dalle puntate trasmesse. In queste poche settimane di set che servivano per chiudere la prima stagione, ci eravamo interrotti proprio a un passo dalla fine, si respirava una sorta di euforia collettiva. Avevamo voglia tutti di finire di confezionare la storia.” Quanta responsabilità hai sentito nell’avere nell’interpretato un medico in un periodo particolare in pieno Covid-19? “In realtà quando abbiamo presentato la serie, non eravamo certi del riscontro, c’era una grandissima preoccupazione nel raccontare una categoria che non puoi approssimare. Sentivo un gran senso di responsabilità tecnico, speravo che un medico rivedendosi sullo schermo non si sentisse mal rappresentato nel suo lavoro, ma per fortuna abbiamo fatto una lunga preparazione, avuto dei consulenti sul set che ci hanno dato una mano nel non sembrare goffi e la soddisfazione più grande è stata proprio ricevere commenti positivi da medici e operatori sanitari.” Una serie di successo andata in onda in un momento molto difficile per il Paese, cosa pensi abbia catturato il pubblico? “Penso che, come dice anche il sottotitolo della serie - "Nelle tue mani" -, raccontare la storia di un uomo che vive un'esperienza così forte come quella di Andrea Fanti, o di un gruppo di persone che si prende cura degli altri, avvicini la gente. Oggi siamo obbligati a stare sempre più distanti tra di noi, proporre quindi storie che parlano di empatia e di vicinanza, di prendersi cura l'uno dell'altro è forse il tasto giusto. Credo che ognuno possa trovare il proprio spunto di riflessione.” Che cosa ti ha lasciato la storia di Pierdante Piccioni? “Pierdante mi ha parlato più volte del concetto di resilienza, della possibilità di ritrovare risvolti positivi anche nelle situazioni più drammatiche. Credo che perdere dodici anni di ricordi sia davvero difficile da superare. La ripartenza è propria degli uomini di carattere, lui sicuramente lo è, si tratta solo di virare a proprio favore anche le situazioni più complesse.” È una serie speciale per te... “Si. È una delle mie primissime volte nella mia carriera che riesco a godermi qualcosa che ho fatto seduto davanti alla televisione aspettando la pubblicità per alzarmi, con lo stesso entusiasmo con cui hanno visto la fiction miei amici insospettabili che non guardano una serie da anni.” Hai riscontrato delle somiglianze caratteriali con il personaggio che hai interpretato, il dottor Fanti? “Francamente no, neanche un po’. Io sono di Torino il re della diplomazia (sorride, ndr) e non farei mai il medico neanche sotto tortura. C’è proprio uno scarso percorso di affinità elettive, è quanto di più lontano che possa immaginare da me stesso. Ho confermato la stima che avevo nei confronti di persone che scelgono di dedicare la propria vita agli altri, che spesso ci dimentichiamo, e forse in questo periodo storico ce lo siamo ricordato, che viviamo in un Paese, vedendo anche quello che succede in giro per il mondo, viviamo in un Paese dove i medici sono una vera eccellenza. E quindi ho un sentimento molto positivo.” Sei diventato papà di Nina il 20 maggio durante il lockdown. Come vivi la paternità? “È meraviglioso (sorride raggiante, ndr). È il primo figlio quindi sono ancora un principiante! (sorride, ndr). È stato un po’ particolare vivere con Cristina (la compagna, ndr) gravidanza e parto durante la pandemia ma per fortuna è andato tutto per il verso giusto e adesso ci stiamo godendo dei mesi stupendi. Siamo davvero molto felici.”

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