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Le radici dell’arte

di Maresa Galli

Numero 207 - Febbraio 2020

Massimo Marangio racconta la sua arte socialmente impegnata


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MMassimo Marangio, artista di talento e di rara sensibilità, promuove un’arte dai temi storici e sociali. Il legame con le radici è forte e si legge nella sua tecnica originale, nell’uso sapiente dei materiali, nei contenuti profondamente ispirati. Ai lettori di Albatros racconta i suoi progetti.

Lei ha partecipato alla mostra “Voci nel vento”, di Lecce. Quale il suo messaggio ai giovani e al mondo?

“La mostra “Voci nel vento” nasce nel 2006, nella biblioteca di Leverano, paese agricolo dell’area Jonica della provincia di Lecce. Giunta al suo 14 anno la mostra che quest’anno prende il titolo di titolo “Porrajmos”, si è tenuta a Martano. Al centro il tema dell’Olocausto dei popoli Sinti e Rom e ha visto protagonisti, insieme a me, i pittori Maria Carmela Arsieni e Carmelo Tau. L’evento e stato curato da Maurizio Nocera e ha visto la pubblicazione di un libro edito dall’associazione ASPEC. Successivamente è stata presentata a Casarano e a Lecce. A marzo, in occasione della giornata mondiale della poesia, esporremo nelle scuderie del castello di Acaya”."

Lei trasforma ossidato di bitume e materiali poveri in veri e propri racconti su tela; con una tecnica originale esprime concetti ed emozioni forti, anche molto dure…

“Da sempre mi confronto con una pittura sociale in un continuo confronto. Trovare quell’intima soddisfazione estetica dell’essere è difficile. Uso tecniche particolari, come particolari sono i supporti, molti sono i materiali poveri, elaborati con una chimica semplice, che si adatta a temi duri, scomodi. Il bitume rappresenta tutta la sgradevolezza di oggi, lo sporco che per una volta riesce a farsi gradire. Sono un uomo del Sud e il mio sguardo guarda ancora più a Sud. Ho lavorato sul tema dell’unità con gli occhi di un brigante, dipinto, a partire dal 1994 sul tema dei migranti. A mio padre spararono durante uno sciopero e poi fu incarcerato, mio nonno mandato al confino politico perché antifascista. Come posso dimenticare le mie radici? Guardo la mia terra e la trovo trasformata in tutto e quando la vedo sporca ne piango il futuro. Il bitume per me rappresenta quel viraggio che si estende sulla storia, gromma biologico che ne nasconde i tratti e con la tecnica sottrattiva si cerca la verità”. -taglio2- Quali valori trasmettere ai giovani artisti?

“L’arte spesso si misura con ideologie di mercato e molto poco coi sentimenti. Molti sono i giovani che, cercando il miraggio del successo, diventano vittime e quasi merce. La pittura e le arti sono la storia e di questa si nutrono. La pittura è riflessione, pensiero, linguaggio universale che in questo contemporaneo deve collaborare al risveglio delle coscienze e giungere in ogni dove. Fare della pittura pensiero, oggi, è faticoso, nell’immaginario collettivo l’arte ritrae piacevolezze. Trovo i ragazzi sensibili a temi del razzismo e della xenofobia, gli adulti molto meno. Se assistiamo a brutte cose è colpa nostra, di quell’indifferenza che rappresenta il danno dell’odierno. Spero tanto in un cambiamento che favorisca l’emergere di giovani artisti: la scuola italiana deve guardare con attenzione all’arte, favorirne la crescita per proiettarla nel futuro. M’impegno tanto a trasmettere la passione ai miei ragazzi anche se tutto è difficile. C’è un’Italia ricchissima di giovani talenti che scappano altrove in cerca di fortuna”.

Anni fa ha dedicato un evento a Pasolini: ritiene che oggi in Italia manchi un personaggio della levatura e della sua complessità?

“Quando morì Pasolini ero un ragazzino e quella mattina mi aspettavo la notizia della morte di Francisco Franco: sentii del ritrovamento del cadavere del poeta e percepii subito la gravità della sua scomparsa. Ho dedicato a lui una mostra intitolata “dieci pensieri su Pasolini” e, successivamente, l’ho accostato alla figura di Mimmo Modugno in una seconda mostra che parlava del film “Che cosa sono le nuvole”. Il nostro tempo è fatto di soldi, non di poesia. Dal 2015, si tiene in Puglia il concorso internazionale di danza dedicato a Mister Volare e, su richiesta dell’associazione Modugno di San Pietro Vernotico, curo un premio speciale da assegnare al concorrente più bravo. Si tratta di un parallelepipedo dipinto su tutti i lati che ripercorre, senza essere didascalico, i tratti poetici di un brano musicale, ogni anno diverso. Il dipinto è incastonato in una scatola in legno anch’essa dipinta sulle due facciate principali con riferimento al “vecchio frac”.





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