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La vita e la musica

di Maria Paola Di Palma

Numero 225 - Novembre 2021

"Clandestino - Alla Ricerca di Manu Chao" è la prima biografia autorizzata del grande cantautore e chitarrista francese, scritta dal giornalista inglese Peter Culshaw


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Giunta finalmente anche in Italia la prima biografia autorizzata di Manu Chao, scritta dal giornalista inglese Peter Culshaw, "Clandestino - Alla Ricerca di Manu Chao", pubblicata da Castello Editore, nella collana Chinaski diretta da Federico Traversa. L’autore ha seguito Chao per cinque anni durante i suoi viaggi, -taglio-una storia che parte dai bassifondi di Parigi per allargarsi in Colombia fra narcos e guerriglieri, e poi in Messico dal Sub Comandante Marcos, a Londra con Joe Strummer, fino al caldo G8 genovese a fianco di Don Gallo. Si arriva quindi al Brasile, a Napoli, a Maradona, a Radio Colifata, in Spagna, Senegal, ancora e ancora, fino ad oggi. L’opera non è di certo una biografia scritta e pubblicata di getto, ma pagina dopo pagina si rivela come un resoconto dettagliato ed entusiasmante di uno degli artisti più iconici del nostro tempo. Diverso, inafferrabile, tanto fedele al proprio spirito quanto lontano dalle politiche commerciali che oggi governano il mercato discografico. Peter Culshaw è stato descritto da Malcolm McLaren come "l'Indiana Jones" della world music. La sua lunga collaborazione con The Observer, il Telegraph e la BBC Radio l'ha portato alla ricerca della musica più incredibile, dall'Africa alla Siberia, dall'Amazzonia all'America Latina. Come musicista ha registrato con membri del Buene Vista Social Club e l'orchestra di Bollywood, fondatore del pluripremiato sito Theartsdesk.com. Il libro non ripercorre solo la storia della Mano Negra, di Manu Chao solista, dei suoi viaggi, delle collaborazioni, l'impegno sociale e le lotte politiche; racconta anche l'uomo e le vicende personali che hanno formato l'artista di oggi. Vengono svelati retroscena politici,-taglio2- musicali e privati, come le richieste politiche dell'allora Ministro dell'Interno Scajola prima dei fatti di Genova, la rocambolesca genesi di “Clandestino”, inciso inizialmente con arrangiamenti per musica elettronica, fino alla crisi profonda che ha messo in discussione anche l'esistenza stessa di Chao. Manu Chao, all'anagrafe José Manuel Arturo Tomás Chao Ortega, francese figlio di immigrati spagnoli, cresce nella zona suburbana di Parigi, tra Boulogne-Billancourt e Sèvres. La sua casa era molto pittoresca poiché il padre, giornalista, già ospitava molti rifugiati delle dittature sudamericane. Manu Chao canta in spagnolo, galiziano, francese, arabo, portoghese, italiano, inglese e wolof, mescolando inoltre spesso più lingue nella stessa canzone. La sua musica è caratterizzata oltre che dall'utilizzo delle diverse lingue anche dal confluire di diversi generi: reggae, punk, ska rock e tanti altri, emoziona e fa riflettere grazie a testi che trattano soprattutto di amore, di immigrazione, della vita nei ghetti e sono messaggi di denuncia sociale. Grazie all’opera di Peter Culshaw, il lettore si può avventurare anch’egli tra le strade delle mille città in cui Manu Chao ha fatto ricerca musicale e stilistica, nei loro suoni, colori, bellezze e passioni.





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