logo-editoriali

La Tv è servita

di Lucia de Cristofaro

Regina della comunicazione del XX secolo, non ha mai smesso il suo potere mediatico sugli italiani, ma potremmo dire sui cittadini del mondo intero.


albatros-la-tv-e-servita

Regina della comunicazione del XX secolo, non ha mai smesso il suo potere mediatico sugli italiani, ma potremmo dire sui cittadini del mondo intero. E se qualcuno ha minimamente pensato che l’avvento di Internet, dei social e delle reti web potesse scalfire il diktat televisivo, è ancora oggi smentito dalle statistiche. Ma andiamo per gradi. Solo per riflettere insieme. Non c’è alcun dubbio che la TV abbia contribuito dalla sua prima apparizione alle interazioni sociali, inizialmente anche all’alfabetizzazione e all’istruzione di gran parte della popolazione, ma con il fluire del tempo questa sua specificità culturale è andata dispersa nei rivoli dell’intrattenimento effimero e di programmi d’opinione che alla fine delle dispute, vetrine per i partecipanti della politica ed altro, lasciano lo spettatore sotto uno strano effetto ipnotico. Pochi i documentari tematici e in fasce orarie non fruibili da giovani e giovanissimi, cui farebbero molto bene. -taglio- Eppure già negli anni ’60 del secolo scorso Popper ci aveva messo in guardia: “La televisione rappresenta un potentissimo mezzo di informazione e con i suoi contenuti influenza l’opinione pubblica, in particolar modo la parte più plasmabile di essa: i bambini. Nel bombardamento mediatico cui ogni cittadino è in diversa percentuale sottoposto, rientrano messaggi che possono alterare lo stato di una società aperta. Contenuti violenti trasmessi dalla televisione, diventano legittimazione di una prevaricazione che si riversa nella società.” Tesi ancora valide nonostante l’avvento del web, come confermano le statistiche del CENSIS, che riferiscono che per nove italiani su dieci la TV è ancora un’abitudine consolidata, dai tre anni in su, in tutte le fasce orarie della giornata. Da un punto di vista sociologico la televisione continua, dunque, ad essere uno tra i mezzi di comunicazione di massa più diffusi, utilizzati e apprezzati al mondo e, naturalmente, anche tra i più discussi. Continuando a guardare le cifre, i dati relativi alle tecnologie presenti nelle case degli italiani, pongono ancora una volta al primo posto la TV. Nelle case degli italiani, infatti, ci sono oltre 43 milioni di televisioni e solo 5,6 milioni di pc fissi, 14 milioni di portatili e 7,4 milioni di tablet. Inoltre. solo un apparecchio televisivo su cinque è connesso alla rete, il che significa che la maggior parte delle famiglie guarda i programmi in onda sui canali televisivi. Sono solo 5,3 milioni gli italiani che seguono almeno saltuariamente programmi televisivi fruibili su internet. Appare chiaro l’amore dichiarato degli italiani per la TV anche se guardata tramite smart o app. e che in presenza di un livello di istruzione o di una condizione economica svantaggiata, aumenta il consumo -taglio2- di televisione, soprattutto dai bambini, che imitano di fatto i loro genitori. Se negli anni settanta l'età media in cui un bambino iniziava un consumo regolare di televisione era di quattro anni, nel terzo millennio essa è scesa a quattro mesi, influenzando non in modo positivo lo sviluppo cognitivo dei bebè da zero a tre anni. E’ accertato che il meccanismo della pubblicità televisiva produce una dipendenza da cui nascono credenze e opinioni, ovvero gli stereotipi. Accertato tutto ciò, le domande da porci sono: Ci rendiamo conto di essere condizionati dalla TV? Come possiamo reagire ad essa, per svincolarci dal plagio? Difficile trovare la ricetta che possa disintossicarci dalla televisione, perché il sistema di controllo è molto ben articolato, puntando a far sì che le persone, i telespettatori, siano spaventate, preoccupate e si sentano impotenti davanti agli accadimenti, tanto da affidare a qualcun altro la soluzione dei problemi. Preoccupazione e rassegnazione ecco il binomio che ci rende appetibili al condizionamento, ovvero alla privazione della capacità di sognare e soprattutto di pensare fuori dagli schemi imposti. Schemi che ci costringono in prigioni dai muri invisibili, che abbiamo così tanto abbellito negli anni, grazie ai condizionamenti pubblicitari, che anche se quei muri fossero abbattuti a noi dispiacerebbe lasciare il nido cui ci siamo abituati. Alla luce di questi fatti, l’unica cosa che possiamo fare, impegnandoci in un nuovo percorso di vita, è di iniziare a sperare l’insperabile, osare l’inosabile, ricominciare a sognare. Senza questo pizzico di follia non riusciremo mai a cambiare gli schemi, perché soltanto quelli che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare se stessi e il mondo alla fine lo cambiano davvero.





Booking.com

Booking.com