logo-sport

La tigre italiana

di Paolo Carotenuto

Numero 198 - Aprile 2019

Classe 1992, Frank Chamizo è il simbolo della lotta libera italiana. Pronto per vincere ai Giochi Olimpici, in questa intervista ci racconta il suo passato


albatros-la-tigre-italiana

Frank Chamizo Marquez, bronzo olimpico a Rio e campione Mondiale di Lotta, è uno degli atleti italiani che portano alto l’onore del nostro Paese in fatto di sport. Di origine cubane, ma italianissimo, Frank è Caporal maggiore dell'Esercito Italiano, specialista della lotta libera, disciplina che gli ha portato a vincere tante competizioni e a ritagliarsi il proprio spazio all’interno di questo mondo. Un animo da combattente, che ti travolge, un’energia pazzesca quella che Frank Chamizo trasmette a chiunque gli si trovi accanto. Il suo rapporto con la lotta inizia molto presto, e bisogna dire che Frank ha lottato innanzi tutto con la propria vita, col proprio destino, prima ancora che con un avversario reale. E ha vinto. Proprio come ha detto durante questa intervista: “Per sfidare qualsiasi rivale devi essere consapevole che se cadi puoi risollevarti, rialzandoti più forte per affrontare senza paura ogni lottatore”.-taglio-

Quella con la lotta libera può essere definita una bellissima storia d’amore, quando è iniziato tutto?

“Ho iniziato a fare lotta quando avevo sette anni, ero un bambino piuttosto vivace e per questo spesso le prendevo da mia nonna quando rientravo a casa. In ogni caso, la scelta di questa disciplina è stata una cosa abbastanza istintiva: un giorno, camminando per le strade di Matanzas, il posto dove sono nato, ho visto una palestra dove c’erano atleti che facevano i salti mortali. Questa cosa mi ha incantato, sono tornato a casa e ho chiesto a mia madre di farmi fare la Lotta. Disse di no, ma avevo già deciso che quello sarebbe stato senza ombra di dubbio il mio destino.”

E poi come hai fatto con tua madre?

“Mia madre mi negò il permesso per andare in palestra, ma io presi ugualmente il mio documento e andai a iscrivermi. Quando il Maestro di Lotta vide il mio documento, mi guardò e mi chiese: ‘Ma tu sai di chi sei figlio? Tuo padre è stato un grande campione di Lotta’. Io non lo sapevo, perché mio padre se n’era andato negli Stati uniti quando avevo appena tre anni. Dopo aver sentito quelle parole, però, ho avvertito la sensazione di essere nel posto giusto.”

Il tuo passato non è stato affatto semplice, come sei riuscito a non farti schiacciare dalla vita?

“Mi sono dato una grande spinta e un gran bel da fare. Quando vivi in situazioni disagiate, o nuoti, o affoghi. Io mi sono impegnato per trovare un futuro diverso da quello che la vita mi stava proponendo. Se non mi fossi impegnato a farlo, sarei finito in mezzo alla strada, e non -taglio2- sarebbe finita bene.Io questa cosa l’ho capita quando la Nazionale Cubana mi squalificò togliendomi tutto: lavoro, stipendio, prospettive. Quello è stato il punto di non ritorno: o facevo qualcosa per cambiare, o sarei andato incontro al mio destino.”

Come hai superato il periodo della squalifica?

“All’inizio devo ammettere che è stato devastante per me, perché praticamente da un giorno all’altro mi sono trovato senza niente. È stata dura, ho vissuto giorni difficilissimi, poi fortunatamente ho avuto la possibilità di venire a combattere in Italia, e questa opportunità mi ha cambiato la vita.”

Che accoglienza hai avuto in Italia?

“Beh, ero giovanissimo e lasciavo tutto il mio mondo dall’altra parte del mondo. In Italia, però, ho trovato una famiglia e una federazione (la Fijlkam) che mi hanno accolto nel migliore dei modi, mi hanno subito fatto sentire a casa. Amo l’Italia, mi sento italiano al 100%, mi sono inserito benissimo. Questo Paese mi piace. L’unica cosa che mi manca di Cuba sono gli affetti.”

Dopo aver conquistato il bronzo a Rio e il titolo di Campione Mondiale, come ti stai preparando per Tokyo 2020?

“Con tanta determinazione. L’ultima Olimpiade è stata bella, ma molto amara… è vero ho conquistato comunque una medaglia, ma mi sono infortunato durante le varie gare e così non sono riuscito a dare il massimo. Ora, però, ho una grande voglia di rifarmi e di realizzare uno dei sogni di una vita.”





Booking.com

Booking.com