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La sanità malata

di Alfredo Salucci

Numero 197 - Marzo 2019

La nostra sanità è malata e ha bisogno urgente di interventi. Quella che stiamo vivendo adesso è un’urgenza dovuta anche alla carenza di medici e di infermieri...


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La nostra sanità è malata e ha bisogno urgente di interventi. Quella che stiamo vivendo adesso è un’urgenza dovuta anche alla carenza di medici e di infermieri. Ricordo bene, anni fa, quando tutti i giorni si leggeva sui quotidiani della pletora medica, con titoloni a tutta pagina. C’erano medici dappertutto. Ogni palazzo aveva almeno un medico in attesa di lavoro. Le aspettative di tanti giovani medici di inserirsi nella sanità furono completamente frustrate per l’eccessivo numero di laureati, il più alto in Europa, parlo appena di due decenni fa, quando fu presa la decisione di bloccare l’iscrizione alla Facoltà di Medicina, il cosiddetto numero chiuso. Era l’anno 1997 quando l’allora Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ortensio Zecchino, istituì con un decreto ministeriale il numero chiuso per accedere alla Facoltà di Medicina. Sono trascorsi poco più di due decenni da quel decreto e già da anni ci ritroviamo con una drammatica carenza di medici su tutto il territorio nazionale. Questo evento ha provocato una grave crisi nella sanità per tanti aspetti. Il fenomeno però, come spesso capita nella nostra penisola, è stato evidenziato solo quando la situazione è comincia a essere insostenibile. E come sempre ad accorgersi della cosa sono stati purtroppo quelli che ne avevano bisogno, in questo caso i malati. -taglio- È proprio così: ti accorgi delle carenze della sanità solo quando ne hai bisogno. Anche la scelta di un medico di base o di un pediatra di fiducia spesso risulta difficile. Per una visita specialistica o un esame strumentale possono passare anche mesi, tanto da costringere il malato a rivolgersi a strutture convenzionate o private. Ma il punto più dolente è l’ospedale. A chi si presenta al pronto soccorso è assegnato un codice per stabilire le priorità di accesso alla visita e alle cure. La cosa comporta anche l’attesa di ore, che spesso provoca aggressioni non solo verbali contro i sanitari incolpevoli. A questo va aggiunta la cronica mancanza di posti letto.
Bisogna necessariamente chiedersi come possa essere superata questa drammatica situazione senza risorse, senza medici e senza infermieri, e intervenire al più presto La malasanità è anche questa. L’aggressione verbale, fisica e giuridica contro i pochi medici ancora disponibili per l’emergenza ha portato anche al controsenso che alcuni medici pur avendo partecipato e vinto un concorso per un posto a tempo indeterminato al pronto soccorso hanno rinunciato. Le motivazioni a questa rinuncia possono essere solo due: o il medico ha trovato, nel frattempo, un posto meno pericoloso dal punto di vista fisico e giuridico, o ha rifiutato per evitare di iniziare la carriera con una denuncia. Denunce che oggi sono così -taglio2- frequenti e tanto reclamizzate. Un altro punto dolente è la medicina di base che dovrebbe essere riorganizzata in modo da consentire ai medici di medicina generale di poter allestire strutture nei loro ambulatori anche di primo soccorso, cosa che ridurrebbe di molto il ricorso agli ospedali, almeno per quelle patologie che non richiedono una struttura ospedaliera per essere adeguatamente trattate. Questa situazione certo non si è verificata ieri, ed è strano che non si sia intervenuto per tempo, mettendo in atto tutti gli opportuni accorgimenti del casso. Così ci ritroviamo con un numero di medici e di infermieri sempre minore che deve sopperire a tutte le richieste di prestazioni sanitarie in continuo aumento. C’è la necessità di prendere coscienza della situazione in cui versa la nostra sanità. Le ispezioni frequenti agli ospedali sono necessarie e opportune, ma lasciano il tempo che trovano, e servono a poco se non sono seguite da atti legislativi idonei a superare questo difficile momento, a cominciare col rivedere in numero chiuso delle Facoltà di Medicina. A questo punto non resta che dire grazie a tutti quei sanitari e parasanitari che continuano a fare il loro lavoro con professionalità e abnegazione, nonostante i rischi che corrono, insieme al paziente. Sono convinto che se tutti lavorassero con la professionalità e il sacrificio dei nostri medici e paramedici, l’Italia sarebbe migliore.





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