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La guerra è sempre fredda

di Franco Salerno

Numero 235 - Novembre 2022

Già gli scrittori latini avevano compreso la “freddezza” che si accampa dietro ogni conflitto


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Ci prepariamo in tutta Europa a vivere un inverno, la cui spietatezza è senza precedenti: morti, feriti e senzatetto in numero spaventoso. Alla guerra si aggiungono poi la pandemia e l’incubo della crisi energetica con i rincari ad essa connessi per tutte le famiglie. Forse anche questa volta ne usciremo vivi, sottoponendoci sicuramente a diversi sacrifici. -taglio- Certo, se i protagonisti dell’attuale conflitto avessero riflettuto sull’essenza della guerra che Papa Francesco ha definito “bestiale e sacrilega”, forse tanti crimini non sarebbero stati compiuti. La cultura latina ha in passato elaborato aforismi che vertono sulla “freddezza” e sulla spietatezza della violenza e della guerra, che affonda le sue radici nella natura umana stessa. Questa visione dell’uomo è evidente nel famoso aforisma “Homo homini lupus”, cioè “L’uomo è un lupo per l’altro uomo”. Questa cinica frase la troviamo nell’ “Asinaria” di Plauto al verso 495: la pronuncia un mercante, il quale afferma che egli non può dare del danaro ad uno sconosciuto, perché l’uomo non è uomo, ma lupo aggressivo e feroce, per il suo simile. Il filosofo Seneca addirittura complica la situazione quando sostiene, nel suo trattato “De ira”, che tra le bestie, se sono simili, non si fanno del male, mentre gli uomini si comportano in modo opposto. La radicalità di questa tesi spinse poi Cecilio alla posizione esattamente opposta sostenendo “Homo homini deus”, vale a dire “L’uomo è un dio, cioè amico e aiutante caritatevole, per l’altro uomo”. La guerra spesso è stata vista come una “fredda” serie di delitti senza logica (in realtà, i delitti una logica non la hanno mai). “I delitti non hanno cervello”: sosteneva Quintiliano in una sua massima, che è stata registrata anche tra i detti medievali, elemento, questo, che attesta il forte e diffuso radicamento di tale concetto. -taglio2- Spietato è poi l’aforisma “A quale avvoltoio andrà questo cadavere?”, espressione presente nel poeta Marziale, che compiange un poveraccio, il quale, essendogli stato strappato dalla morte l’unico figlio, diventa “freddo” cadavere, futura preda degli avvoltoi. Di qui nasce il luogo comune (poi presente spesso nella filmografia western), secondo cui, se volteggiano avvoltoi nel cielo, ci si deve aspettare la presenza di un cadavere. Rispetto alla guerra (essa stessa paragonabile ad un avvoltoio) fa da pendant la falsa pace. E’ la situazione citata da Tacito, che nella “Vita di Agricola” fa proferire al re dei Britanni, di nome Calgaco, una terribile frase: “Quando fanno un deserto, lo chiamano pace.” La frase allude ai Romani e significa che essi fanno finta di stabilire la pace dopo aver vinto la guerra, ma in realtà distruggono con massacri le istituzioni e la civiltà dei popoli sottomessi con la guerra. Se i guerrafondai conoscessero il significato di tali massime antiche fondate su una grande saggezza, sicuramente rifletterebbero prima di accendere scintille e poi incendi di “fredda” guerra e non disseminerebbero il sentiero della Storia di macabri avvoltoi.





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