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La chirurgia nell’Antica Roma

di Alfredo Salucci

Numero 207 - Febbraio 2020

Un tuffo nel passato per scoprire come affrontavano la chirurgia i nostri avi, tra approcci differenti ed interventi passati alla storia


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La chirurgia nell’Antica Roma ebbe un grande fulgore, nonostante a quell’epoca non fosse tenuta in considerazione come la medicina. Tra i chirurghi famosi è annoverato Aulo Cornelio Celso (25 a.C. – 45 d.C.) autore del trattato De Medicina, opera suddivisa in otto libri. Il libro settimo e il libro ottavo trattano rispettivamente della chirurgia e dell’ortopedia. In questi libri, Celso, descrive anche alcuni strumenti chirurgici. -taglio- Altro chirurgo che ebbe grande reputazione fu Antillo vissuto nel secondo o terzo secolo d.C. Antillo ha legato la sua fama soprattutto al trattamento degli aneurismi, di cui fu il primo a descriverne la tipologia in sacciformi e fusiformi, inoltre è ricordato anche per i suoi interventi di cataratta, mediante l’estrazione del cristallino. Si interessò anche di ortopedia, descrivendo la tecnica per l’amputazione degli arti inferiori. Per la chirurgia ostetrica va ricordato Sorano di Efeso vissuto nel secondo secolo d.C. Sorano, giunto a Roma da Alessandria d’Egitto, è noto soprattutto per le sue opere di ostetricia e ginecologia: Sulle malattie delle donne e Sull’utero e sui genitali femminili.
I chirurghi per le loro operazioni si avvalevano di numerosi strumenti chirurgici, molti ritrovati in una casa dell’antica Pompei che, proprio per questo ritrovamento, fu chiamata la Casa del Chirurgo. Dallo studio di questi strumenti si può avere un’idea del livello raggiunto dalla chirurgia dell’epoca, e si può stabilire anche quali interventi i chirurghi romani erano in grado di fare. Gli strumenti erano distinti in affilati costituiti da una serie di bisturi, da vari tipi di forbici, da scalpelli usati per la trapanazione del cranio e per intervenire sulle ossa lunghe. Tra questi arnesi taglienti non mancavano le seghe. Altri strumenti erano costituiti dalle pinze. Ve ne erano di vari tipi, a seconda dell’intervento che doveva essere praticato.
Vi era poi tutta una serie di specilli (strumenti utilizzati per esplorare le cavità) e di sonde. Ma gli strumenti non bastavano per poter operare: il paziente doveva essere sedato. Nei secoli precedenti erano state adottate varie strategie, a volte anche violente, per far sì che i pazienti perdessero i sensi. -taglio2- Nell’Antica Roma prima dell’intervento si preparava un anestetico con varie piante tra cui la mandragola, ritenuta all’epoca un antidolorifico in grado di provocare anche il sonno e quindi di ridurre il dolore; il giusquiamo nero, una pianta velenosa usata in passato come narcotico; e il papavero utilizzato per le sue proprietà sedative. Sedato il paziente il chirurgo poteva intervenire sia per estrarre un dente sia per interventi più impegnativi. Tra gli interventi cui il chirurgo era chiamato a operare c’erano le ferite che spesso interessavano il capo. In questo caso il chirurgo doveva anche togliere delle scaglie dal cranio o riposizionare le ossa del cranio affondate dopo un trauma. Anche il volto era frequentemente interessato da traumi anche gravi e deturpanti tanto che i chirurghi avevano imparato a trattare questi traumi praticando anche una plastica quando erano interessate soprattutto le labbra, le orecchie e il naso. A questi interventi si applicò soprattutto Celso. Di interesse chirurgico erano anche il torace e l’addome. Pare che Celso fosse in grado di operare sia l’ernia scrotale sia quella ombelicale. Inoltre, pratica frequente era la legatura delle emorroidi. In campo ortopedico le conoscenze erano molto sviluppate. Le fratture degli arti erano curate anche con l’immobilizzazione, mentre per le amputazioni era utilizzata una tecnica abbastanza corretta. Come anticipato sopra, esisteva anche una chirurgia dei vasi: la legatura. Con questa tecnica Celso operava le varici degli arti inferiori. I chirurghi dell’Antica Roma indubbiamente avevano raggiunto una buona preparazione ed avevano uno strumentario chirurgico adeguato, ma non abbiamo riscontri sicuri circa l’esito dei loro interventi, alcuni di alta chirurgia.





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