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L’ENIGMA DEL PAGURO

di Paola Ratti

Numero 207 - Febbraio 2020

Nel suo nuovo libro di poesia Paolo Gambi ci fa riscoprire la bellezza attraverso la poesia


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La poesia non passa mai di moda e ce lo dimostrano autori come Paolo Gambi, che ha da poco pubblicato “L’enigma del paguro, La memoria della magnolia, L’approdo del salmone”, una raccolta (disponibile su Amazon) che sta già conquistando numerosi lettori. Abbiamo quindi deciso di scoprire qualcosa in più su Paolo, che ha alle spalle un vita da mental coach e un presente vissuto cogliendo l'attimo della contemporaneità (anche social).-taglio-

Ci racconti del momento in cui hai smesso di fare il mental coach per dedicarti alla scrittura?

“Fare il coach significa aiutare le persone a realizzare i propri sogni. Una mattina mi svegliai nel Principato di Monaco, dove seguivo dei progetti, con una domanda: quando viene il mio turno? Ho smesso di correre avanti e indietro per fare il genio della lampada, mi sono fermato, e da lì ho iniziato un cammino di discernimento. Avevo già scritto molti libri ma è in quel momento che ho capito che ciascuno di noi ha una vocazione che va inseguita con tutte le energie, una vocazione di cui ci verrà chiesto conto. La mia era una vocazione a farmi servo della parola. E così... eccomi qua”.

Hai iniziato a scrivere prosa o poesia?

“La prima cosa che ricordo di aver scritto è un racconto fantasy ispirato al Lupo Solitario di Joe Dever. Ma lo scrissi con una macchina da scrivere nella prima metà degli anni “90. Ho scritto molti racconti da ragazzo. La parola chiamava. Però non ho avuto il coraggio di risponderle con un 'sì' pieno. Così ho ripiegato sul giornalismo e fino a pochi anni fa scrivevo solo saggi e articoli. Poi sono arrivati i romanzi e la pienezza nella poesia. Oggi scrivo veramente di tutto”.

Quanto è importante per te seguire il flusso della contemporaneità, soprattutto quando si parla di cultura?

“Non solo è fondamentale ma è costitutivo dello scrivere e del fare arte. Borges diceva che 'nessuno può scrivere un libro. Perché un libro esista veramente ci vogliono l’aurora e il tramonto, secoli, armi e il mare che unisce e separa'. Cioè, per essere veramente scrittori, e veramente artisti, bisogna usare le parole per imbrigliare la realtà in cui ci è dato vivere e trasformarla in qualcosa, che sia una storia o dei versi. La contemporaneità offre spunti molti interessanti, siamo in un'epoca che non ha avuto eguali nella storia. Ecco perché scrivere per me non è solo una volontà dell'intelletto o un piacere ma un dovere”.

Secondo te si possono usare i social per diffondere cultura? Sappiamo che è una delle tue mission...

“Si può e si deve. In un'epoca in cui l'odio ha fatto il nido negli strumenti di comunicazione è un dovere di chi conosce la cultura e l'Arte diffonderla. La Bellezza non salverà il mondo, come scriveva Dostojevkij. La Bellezza lo sta già salvando. Ma ciascuno di noi deve fare la propria parte ogni giorno, in ogni istante, con ogni scelta. In ogni momento dobbiamo scegliere se stare dalla parte della divisione, dell'odio e della violenza o dalla parte della pacifica Verità e della Bellezza. Pensiamoci quando usiamo i social. Inoltre sui social sta rinascendo la poesia, che era morta nel suo rapporto con la società. Tantissimi giovani e giovanissimi si appassionano a versi e frasi. Sì, certo, i social costringono a semplificazioni e banalizzazioni. Ma al di là di chi cavalca gli istinti più superficiali e immediati delle ragazzine per avere follower su instagram, sono ancora convinto che ci sia veramente spazio per sperimentare arte e poesia sui social”.

Cosa pensi degli influencer?

“Che finiranno presto. Se non evolvono. Siamo pienamente nella stagione in cui si è avverata la profezia di Andy Warhol e tutti possono avere i propri quindici -taglio2-minuti di celebrità. C'è chi è riuscito a capitalizzare questo fenomeno, chi lo ha usato solo per sfamare la propria vanità e chi non ci ha capito niente. Conosco molti ragazzi giovanissimi che hanno costruito un vero e proprio lavoro intorno a questo. E credo che non ci sia nulla di male, anzi. Mi fanno invece un po' sorridere quelli che credono di essere qualcuno perché hanno molti follower su instagram e pensano davvero che questo valga qualcosa, che la quantità sia un'alternativa alla qualità. Ma sono quasi tutti molto giovani, bisogna perdonarli”.

Parlaci della tua nuova raccolta di poesie...

“La mia raccolta di poesie è il frutto di due anni di duro lavoro e studio matto e disperato. Si tratta di un percorso dantesco e di crescita personale, articolato in tre parti. La prima è l'inferno della contemporaneità liquida, dove nulla è fisso e tutto scorre senza fine in un eterno presente. Si chiama l'enigma del paguro perché tutti siamo costretti, per sopravvivere, alla logica del paguro: scegliere una conchiglia (che sia un gruppo, un'ideologia o un'identità) che era di qualcun altro e che è morta, che ci faccia sopravvivere. Per salvarsi dalla liquidità serve del legno, relitti di parole fatte a mano, che ci trasportano al Purgatorio. Dove il legno prende vita e diventa albero. E l'albero svela il segreto: la memoria. Infatti la seconda parte si chiama “la memoria della magnolia” e tratta principalmente del tema della memoria. Ma per arrivare fino in paradiso e scoprirne il mistero bisogna nuotare controcorrente e arrivare alla solidità del monte. Infatti la terza parte è intitolata 'l'approdo del salmone'. Con questo libro ho scoperto la differenza tra scrivere tanto per fare, e fare arte: nel primo caso decidi cosa scrivere e lo fai. Nel secondo ti getti nel silenzio e aspetti che le parole ti scelgano. Ed è un cammino di crescita personale che mi ha salvato e che propongo a chi sceglie di leggerlo”.

Quando ti piace la contaminazione tra le varie forme d'arte?

“Sempre. Sono molto felice di una collaborazione in corso con una galleria molto importante di arte contemporanea di Venezia, Marignana Arte, per la quale ho accompagnato una collettiva con poesie che entrassero nell'anima degli artisti esposti. È andata così bene che a marzo ci sarà la seconda parte. Vari artisti sono interessati a collaborare con me. Inoltre sto lavorando a un progetto di poesia e musica, sempre in chiave di crescita personale. Su Spotify ci sono già le variazioni sulle poesie di Walt Whitman che ho caricato negli ultimi mesi e sto ragionando con vari musicisti su come proseguire. L'Arte è una e ciascuno fa ciò che può per incarnarla”.

Altri progetti per il 2020?

“Inizio a portare in giro per l'Italia 'un paguro in salotto', un momento di crescita personale che chiunque può permettersi. Chiunque abbia un salotto e almeno dieci amici mi chiama, mi invita e io vado a leggere poesie accompagnate da musica in chiave di crescita personale. Ho già ricevuto inviti per una trentina di serate, da Aosta alla Sicilia. Ma vorrei continuare a portare in giro il paguro e tutto quello che porta con sé. Fuori e dentro la conchiglia”.





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