Incontriamo l’ex cestista ed attuale Presidente FIBA Europe per ricordare i grandi successi raggiunti sul parquet e le attuali sfide manageriali per il prossimo futuro
Jorge Garbajosa, ex cestista e attuale Presidente della FIBA Europe, all’inizio degli anni Duemila ha militato nella Pallacanestro Treviso, diventando uno dei protagonisti del periodo più vincente del club veneto. Con la nazionale spagnola ha conquistato sei storiche medaglie internazionali, contribuendo all’ascesa della Spagna tra le potenze del basket mondiale. Tra ieri e oggi, ripercorriamo i ricordi di una carriera straordinaria, frutto di tanto sacrificio e di altrettanta passione.-taglio- Nel 2000 arriva a Treviso dove, nel giro di quattro anni, vince campionati e coppe e gioca finali europee. Che cosa la spinse a scegliere l’Italia e una realtà come quella della Ghirada? “In quel periodo ero un giocatore in crescita determinato a ritagliarmi uno spazio al più alto livello, e Treviso mi offriva l’opportunità di giocare minuti importanti in un campionato di altissima qualità come quello italiano. Inoltre, la possibilità di vivere un’esperienza in Italia rendeva quest’occasione imperdibile.” Quale fu l’impatto con la città e con il basket italiano che, all’epoca, era il campionato più competitivo d’Europa? “L’adattamento fu molto semplice, in quella squadra c’erano alcuni compagni che avevo già conosciuto in Spagna, e ciò rese tutto più facile. Pur essendo un club ambizioso e di alto livello, l’ambiente era molto familiare e fin dal primo giorno ho ricevuto grande supporto da parte di tutti.” Tra il 2000 e il 2010 ha preso parte a tutte le undici competizioni internazionali (tre Olimpiadi, tre Mondiali e cinque Europei) cui ha partecipato la nazionale spagnola, nel 2007 e 2008 anche mettendo a rischio la sua salute dopo il terribile infortunio al TD Garden. Che cosa ha rappresentato per lei La Familia? “Giocare per la Nazionale, per La Familia, ha rappresentato tutto per me. Ho sempre nutrito un profondo rispetto per ciascuno dei club in cui ho militato, e mi considero un privilegiato ad aver indossato maglie prestigiose come quelle del Real Madrid, Unicaja Málaga, Baskonia, Treviso e altri club di alto livello. Tuttavia, la Nazionale è sempre stata un vero e proprio dono.” Saitama segnò l’apice della sua carriera e di un movimento iniziato nel 1998 a Mannheim. Ritiene abbia segnato un punto di svolta nel basket spagnolo? “Sì, credo proprio di sì. Quell’estate fu davvero speciale, si percepiva che stava nascendo qualcosa di importante e in quell’occasione ci affermammo come una squadra di altissimo livello. In ogni caso, considero il vero merito l’aver disputato semifinali per oltre vent’anni, nel 95% delle occasioni.” Lo scorso maggio è stato ufficializzato che quindici partite dell’Eurobasket 2029, tra cui l’intera fase finale, torneranno a svolgersi a Madrid a distanza di 22 anni dall’Holdenazo. Che ricordi ha di quella competizione, alla quale inizialmente sembrava non potesse nemmeno partecipare? È il rimpianto più grande della sua carriera? “Una medaglia d’argento non può mai essere considerata una delusione, anche se in quel momento fu una sconfitta dura da digerire. Sembrava tutto pronto per la nostra grande festa ma lo sport, come spesso accade, ci ha insegnato una lezione importante.” Che cosa ha significato vivere l’esperienza di tre edizioni dei Giochi Olimpici e conquistare una medaglia al termine di quella che secondo molti è la partita di basket più bella di sempre?-taglio2- “Le Olimpiadi sono una competizione unica, in cui i migliori atleti del mondo si confrontano nell’arco di due settimane. Parteciparvi è una sensazione ineguagliabile.” È stato il quinto giocatore spagnolo a giocare in NBA. Che cosa rappresentò quell’esperienza? Se potesse tornare indietro, ci rimarrebbe più a lungo? “Giocare in NBA è stato per me motivo di grande orgoglio, ancor più perché l’ho fatto in una franchigia straordinaria come i Toronto Raptors. Tuttavia, nella carriera le cose non sempre vanno come previsto e a volte si è chiamati a prendere decisioni che dall’esterno possono sembrare difficili da comprendere. Nonostante tutto, sono convinto di aver fatto ciò che era più giusto.” Negli ultimi anni in NBA cinque MVP sono andati a giocatori europei. È solo una coincidenza o evidenzia un equilibrio ormai maturo tra il talento cestistico americano e continentale? “Credo sia un esempio evidente dell’eccellente lavoro che si sta facendo in molti paesi europei. È fondamentale continuare a sostenere club e federazioni affinché possano sviluppare talenti in modo costante, riducendo progressivamente il divario con modelli più consolidati.” Pur essendo stato allenato da alcuni tra i più grandi allenatori della storia del basket, dopo essersi ritirato nel 2012 ha intrapreso una carriera dietro le scrivanie, prima alla presidenza della Federación Española de Baloncesto e ora della FIBA Europe. Com’è maturata questa scelta? E quali sono i suoi obiettivi a breve termine? “Non si è trattato di una decisione particolarmente pianificata. Lavoravo in federazione occupandomi di progetti sociali e ricoprendo il ruolo di team manager della Nazionale, quando si è presentata una necessità improvvisa. Con il sostegno di molte persone, ho deciso di compiere quel passo e da quel momento la gestione sportiva mi ha appassionato profondamente. Gli obiettivi sono molti: il 3×3 rappresenta un’enorme opportunità, il basket femminile deve ottenere finalmente il riconoscimento che merita e occorre ristrutturare la piramide delle competizioni maschili per club in Europa. Vogliamo che l’Europa contribuisca a rendere il basket lo sport più popolare al mondo.”
Intervista rilasciata per il portale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, a cura di Francesco Maria Menghi – https://spagnaculturaescienza.it/interviste/jorge-garbajosa/